Intervista a Paciullo

Paciullo è un’artista poliedrico. Attore e conduttore. Quale ruolo predilige?


Sono due ruoli, sicuramente, diversi ma allo stesso tempo molto importanti e significativi per il mio essere. Il ruolo del conduttore mi permette di giocare e scherzare. Il ruolo di attore, ruolo che faccio esattamente da quando avevo 16 anni, è viscerale. Impersonare un personaggio, come ad esempio un cartone, come mi è capito di fare in passato, ti permette di conoscere delle persone e personaggi che non ti sono vicini e di esplorare mondi nuovi che non ti appartengono direttamente. Quindi direi che non mi sentirei di abbandonare nessuno dei due perché fanno parte della mia persona.

Preferisce condurre programmi televisivi o radiofonici?

Ora sto facendo radio-tv quindi si può dire che da questo punto di vista sono fortunato perché non sono costretto a fare una scelta. Se dovessi, invece, fare una scelta, anche se sono due mondi meravigliosi, probabilmente sceglierei i programmi televisivi. Anche se la radio la possiamo considerare una mia “costola” che con grandissimo sacrifico, dovendo scegliere, abbandonerei. 

Quali sono, secondo lei, gli elementi fondamentali che un bravo attore deve avere?

Un attore, per me, deve essere sensibile ed in grado di far trasparire le proprie emozioni. Io credo che la sensibilità sia l’arma predominante per far si che un attore si possa esprimere al meglio. Ovviamente non è detto che tutti gli attori siano sensibili e quindi credo serva tanto studio. La scuola e l’esperienza ti portano ad esprimerti in un certo modo davanti ad un pubblico, che sia esso al teatro o in televisione o al cinema. 

Lo scorso anno ha condotto un programma dedicato al Festival di Sanremo. Cosa ne pensa del prossimo Festival che si appresta ad iniziare? 

L’anno scorso ho condotto un programma che si chiamava “Aspettando Sanremo”, un contest musicale con tantissimi artisti che si sono esibiti in sequenza ed è stato molto bello farne parte. Ringrazio ancora la produzione che mi ha scelto per condurlo. Su queste basi, con Radio Roma, si stava pensando di realizzare un format dedicato a Sanremo e se si riesce farlo proprio lì, a Sanremo. Ovviamente vista la situazione pandemica non possiamo ancora esporci. È ancora tutto in fieri e non so quanto riusciremo a realizzare questo sogno che io ed il mio collega Danilo Brugia abbiamo. 

Cosa si sente di consigliare ad un giovane che vuole affacciarsi al mondo dello spettacolo?

La prima cosa che mi viene in mente è di non fare reality senza aver prima studiato. È fondamentale crearsi prima un bagaglio di esperienza. Oggi invece accade sempre più il contrario. Vediamo gente che fa reality, e poi, una volta fuori, cominciare a studiare. Credo che sia l’errore più grande che una persona che vuole affacciarsi a questo mondo possa fare. Se ti butti subito su un reality, senza preparazione e formazione, poi dopo devi dimostrare e se non sei pronto rischi seriamente di bruciarti. 

Quanto crede sia importante in questo mondo la componente “fortuna” e quanto la “formazione”? 

Conosco tante persone ed amici che sono veramente bravi che però non sono riusciti ad arrivare lì, dove meriterebbero. È fondamentale studiare, avere una preparazione. È importante la scuola in questo senso e realizzare un proprio percorso. La gavetta è decisiva in questo senso. Più grande è il bagaglio, più dopo puoi dimostrare. Se entri con un beauty case, invece, ti ritrovi con nulla da dimostrare. 

Cosa, invece, non “sopporta” in ambiente lavorativo?

La mancanza di umiltà. Non sopporto quelle persone che si danno tante arie. Magari, per carità, ce ne sono diverse che potrebbero anche concettualmente permettersele, ma credo che sia importante restare sempre coi piedi per terra. 

C’è una persona che l’ha ispirata, un mentore, per così dire?

Ci sono dei personaggi che hanno segnato un po’ il mio percorso. Jim Carrey su tutti. È un attore che io amo. Mi riconosco molto nel suo essere brioso e brillante. Parliamo di un personaggio straordinario che ammiro molto. Se dovessi, invece, indicarti degli artisti italiani, il primo che mi viene in mente è Paolo Bonolis. Adoro il suo modo di fare ironia e di condurre. Inoltre, mi piace Fiorello ed il suo modo di essere un incredibile show man che riesce sempre a trovare un’empatia col pubblico che è straordinaria. 

Progetti futuri?

Ho appena realizzato un libro che si chiama “ricette in quarantena”. È un libro particolare che ricorda quel periodo difficile che abbiamo passato tutti quando eravamo in lockdown. Io di notte cominciai a cucinare, per me stesso e per tutte quelle persone che erano sveglie. È chiaro che non essendo io uno Chef facevo un tipo di cucina che definirei di intrattenimento. Facevo ogni sera una pietanza diversa e, tramite i social, interagivo con le persone che erano collegate e che io ho denominato “gli amici della notte”. Tra una ricetta ed un’altra sul libro ci sono dei miei pensieri e dei monologhi comici. E devo dire che mi sono molto divertito a realizzarlo. È un periodo che non dimenticherò e che ho voluto immortalare in questo libro. Per quanto riguarda il teatro, invece, con il mio collega Nino Taranto, abbiamo scritto uno spettacolo che si chiama “Che tempo che fu”, un percorso a ritroso nella storia, dove io interpreto Caronte e lui Dante, e facciamo un percorso perché Dante vorrebbe riscrivere nuovamente la Divina Commedia. Tra un mese dovrebbe prendere il via questo nuovo viaggio. Poi ce ne sarebbero tanti altri che sono in realtà fermi a causa della situazione pandemica contingente. 

Qual è il suo sogno “lavorativo” nel cassetto?

Mi piacerebbe molto fare una serie tv. Interpretare un ruolo importante in una serie tv o, perché no, un bel ruolo per il cinema. Per quanto riguarda, invece, la conduzione mi piacerebbe condurre un format divertente, comico e di varietà, far parte, quindi di un progetto che mi sappia prendere e divertire al tempo stesso.

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