Gemini, la band rivelazione del momento

Sono una delle band rivelazioni del momento: i Gemini, gruppo di Anagni (FR), prendono il nome dal latino, indicando una somiglianza e un’unità di intenti tra loro. Non, però, una somiglianza con  altri gruppi. I Gemini, infatti, si contraddistinguono per un pop elettronico pieno di vivacità e di colori, adornato da parole mai banali.

È il caso di Come si fa, il nuovo brano con cui hanno chiuso il 2021 che li ha visti protagonisti alle aperture dei concerti di Anna Tatangelo e James Senese. La canzone, che nel videoclip vede la presenza di numerosi artisti di diverse discipline, è un chiaro inno a uscire dalla massa che ci vorrebbe sempre tutti allineati a un unico pensiero. Salvo, poi, imporre mode e cambiamenti repentini che mandano in tilt la società. Allora, dicono i Gemini, tanto vale esprimersi con la propria libertà. Ce ne parla Antonio, leader e fondatore della band.

Antonio, in Come si fa si parla molto di libertà e di arte. In una band, con tutti gli equilibri da mantenere, è possibile il concetto di libertà? 

Assolutamente: io e mio fratello scriviamo testi e musiche e onestamente abbiamo molta libertà per esprimerci al meglio. L’importante è mantenere distinti i ruoli: quando è capitato di fare qualcosa insieme, non è mai uscito un brano bello come quando si compone separatamente, da soli. L’arte, come diciamo con questa canzone, è assolutamente personale e deve potersi lasciare andare senza alcun condizionamento. 

Siete stati da poco ospiti al Milano Music Week: cosa ha rappresentato per un gruppo giovane come voi?

Sicuramente un’esperienza significativa, perché ci ha permesso di confrontarci con dei professionisti di livello assoluto. E poi, con il patrocinio del Comune di Milano e dell’Afi (Associazione Italiana Fonografi, ndr) che ci ha voluti, non è stata di certo la solita manifestazione organizzata da chiunque: insomma, esserci per noi ha significato un grande prestigio di cui andiamo orgogliosi. È stato come prendere consapevolezza che si stia realizzando qualcosa di buono.

Avete suonato dopo Gio Di Tonno e la compagnia di Notre Dame de Paris: una bella responsabilità…

Ci tremavano le gambe! Dopo un numero del genere sarebbe difficile per chiunque. Inoltre eravamo alla Palazzina Liberty, intitolata a Dario Fo e Franca Rame: dunque anche la location stessa era significativa! L’emozione, però, talvolta permette di farci esprimere al meglio e, probabilmente, dev’essere andata così visti anche i complimenti che abbiamo ricevuto da tanti colleghi, a partire dallo stesso Gio Di Tonno.

E sappiamo che non è mai facile trovare il pieno consenso di colleghi. Di solito arrivano piuttosto consigli. Ce n’è stato mai qualcuno finora?

Con qualcuno degli artisti a cui abbiamo aperto i concerti in questi anni, in effetti c’è stata la possibilità di parlare a lungo dietro le quinte prima e dopo l’esibizione. Devo essere sincero, abbiamo finora raccolto feedback positivi da parte dei cantanti e dei musicisti, a cominciare da Rocchetto e Schilirò, con cui lavoriamo da tempo. In ogni caso sono tutti accomunati da un’idea: ci hanno detto di rimanere umili e non mollare mai per fare arrivare il nostro modo di essere. Mantenere una certa coerenza e una fortezza in quel che si fa, consente di andare fino in fondo.

E voi l’avete messa in pratica questa umiltà: tu hai lavorato come magazziniere, tuo fratello è cameriere in un ristorante… Non vi siete montati la testa. Qual è il vostro segreto?

Nessun segreto, ci piace poterci divertire e far divertire con la nostra musica. L’umiltà può appartenere a tutti ed essere la migliore arma per chiunque, purché se ne capisca il senso profondo che permette di dare il meglio.

Parlavi dei tanti concerti che avete aperto in questi anni. Cosa hanno rappresentato per voi?

Innanzitutto ci hanno dato la possibilità di esibirci davanti a un pubblico numeroso che,  fino a quel momento, non ci conosceva. Questo ha ovviamente generato anche tanta emozione ogni volta, con una meticolosità a realizzare tutto nella maniera più perfetta possibile.

Vi siete chiesti, con questa canzone, dove si vada a finire senza punti di riferimento. Già il solo fatto di esservi interrogati su un tema così, vi identifica come un gruppo diverso da tutti gli altri.

Senz’altro non andiamo sull’onda delle band tradizionali. La musica, lo sappiamo, ha subìto una ricaduta fortissima con la pandemia: abbiamo riflettuto molto su come avremmo potuto proseguire. Quanto accaduto ci ha regalato un input per andare avanti a comporre anche nei periodi di stallo, senza direzioni precise. La risposta del pubblico, devo dire, è stata positiva: quei complimenti valgono più di qualunque altro giudizio. Dal palcoscenico ci accorgiamo sempre quando qualcosa piace. A Milano, dopo aver proposto una canzone dell’anno scorso, abbiamo cantato Come si fa e si sono scaldati gli animi sin dalle prime note: il ritornello lo ballavano tutti, così abbiamo capito che il brano ha ottime possibilità di funzionare.

Perché una canzone così energica in inverno?

Ci abbiamo pensato; perché in effetti di solito questo ritmo funziona meglio in estate. Avevamo un altro brano più lento, apposta per questa stagione, ma volevamo dare leggerezza al pubblico: dopo due anni c’era bisogno di questo, di ascoltare qualcosa di più allegro.

Il lato più leggero e quello più serio di questa canzone?

La canzone nasce in modo molto leggero, come può essere la vita di tanti nostri coetanei: si parla di Candy Crush e dei cartoni della Marvel. Nel momento in cui diciamo “Ma io mi sento libero”, scalpitando di fare qualcosa, si capisce che il brano ha un senso più importante e profondo.

La musica allora può dare segnali importanti. Eppure i messaggi più intimistici si comprendono, di solito, solo se si sta vivendo ciò che la canzone racconta…

Credo che ciascuno cerchi la propria musica: se si ascolta la musica malinconica è perché si sa che parla di noi. La magia della musica è di farci rispecchiare in un testo anche nel momento negativo. Vuol dire che è la canzone che fa al caso nostro, in quel momento. Credo che aiuti davvero ad andare avanti, soprattutto nelle difficoltà.

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