Covid, Mirabelli (ex Consulta): “l’obbligatorietà supera la necessità del consenso”

E’ corretto chiedere il consenso di chi è giuridicamente obbligato a vaccinarsi? “L’obbligatorietà supera la necessità del consenso. Ciò significa che se non firmo il medico può comunque vaccinarmi. Ma deve informarmi per poter fare l’anamnesi e valutare se vaccinarmi. Insomma va scisso il dare il consenso dall’essere informati”. A rispondere all’Adnkronos è Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale che spiega: “il consenso in presenza di obbligo di legge è necessario se la persona intende fare il vaccino ma il medico lo sconsiglia”.  


Secondo Mirabelli, in caso di obbligo va scisso ‘consenso’ da ‘informato’: “l’informazione è sempre necessaria, il consenso invece può mancare”. Il costituzionalista guarda al caso denunciato ieri dal Codacons di una over 50 a cui i medici hanno rifiutato la vaccinazione poiché aveva aggiunto una postilla al consenso informato: “Va benissimo quello che ha scritto la donna. Ha sbagliato il medico a non vaccinarla”. Il rischio? “Una denuncia per omissione d’atti d’ufficio”. “La firma del modulo in presenza di obbligo serve ad accertare che siano state date le informazioni e che non ci sia un errore medico nel valutarne la vaccinabilità”, spiega il costituzionalista.  

La richiesta di firma del consenso informato “non vale ad escludere l’indennizzabilità, che la legge prevede espressamente per le vaccinazioni obbligatorie: secondo la Corte costituzionale, oltre che quando c’è vincolo di legge anche quando la vaccinazione è fortemente sollecitata nell’interesse della comunità”, precisa tra l’altro il costituzionalista. “Il consenso informato va interpretato in coerenza con l’obbligo. Non significa esonero di responsabilità ma controllo della correttezza delle procedure e della responsabilità medica. Ci sono domande che il medico fa e che potrebbero impedire la vaccinazione. Più che eliminarlo, in presenza di obbligo vaccinale andrebbe raccordato alla parte relativa all’anamnesi del paziente”. 

Dal momento che malattia e infezione hanno due diversi significati, potrebbe essere determinante nel pregiudicare il diritto all’indennizzo la firma del consenso data la discordanza fra quanto scritto nel decreto legge che impone l’obbligo vaccinale “…per la prevenzione della infezione da sars…”; e quanto indicato in uno degli allegati del consenso che parla di vaccinazione “…al fine di prevenire la malattia covid 19 causata dal virus sars cov 2..”? “I termini ‘infezione’ e ‘malattia’ non creano disarmonia perché la vaccinazione è resa obbligatoria per evitare la diffusione dell’epidemia e nell’interesse personale per evitare che si possa essere attaccati gravemente dalla malattia”, risponde il giurista.  

(di Roberta Lanzara) 

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