Lorenzo Palmeri, architetto e musicista: l’intervista

Lorenzo Palmeri è un progettista multidisciplinare, architetto e musicista, si occupa di progettazione, attivo nei campi del design, architettura, art direction, insegnamento, composizione e produzione musicale.


A novembre è uscito4 (CREDITI COSMICI DANCE FLOOR)”, il nuovo album dell’architetto e musicista milanese.

Architettura e musica: come nasce questo connubio?

Nasce semplicemente perché li ho fatti incontrare. Diciamo che io ho iniziato a suonare su una tastiera da bambino. Una tastiera abbandonata, non si sa perché arrivata a casa mia, poi verso i 12anni ho chiesto di essere mandato a studiare pianoforte e poi composizione un po’ più avanti. La musica è stato un incontro di questo tipo. Ho studiato appunto pianoforte, composizione, ma prima l’ho incontrata come si fa, con la pancia diciamo. Invece l’architettura, a un certo punto ho iniziato a studiare architettura e studiavo tutte e due le cose contemporaneamente e pensavo che avrei scelto o l’una o l’altra, in fin dei conti invece ho continuato a fare tutte e due. Questo è quello che è successo, molto semplicemente.”

Fino ad arrivare ad oggi, con la produzione di un album. Te lo saresti mai aspettato?

Ormai è il quarto album che faccio, quindi… All’inizio, dici, se me lo sarei aspettato? A dir la verità no, no perché all’inizio io scrivevo canzoni, ma soprattutto scrivevo colonne sonore per il teatro, finché a un certo punto ho deciso di mettermi un po’ più fortemente sulle canzoni e lì poi ho incontrato Battiato che mi ha molto appoggiato nel primo disco, tanto che c’è una canzone che abbiamo cantato insieme nel primo album. Poi da lì c’è stato il primo, il secondo, il terzo e adesso siamo arrivati ben al quarto. Incomincia ad esserci una storia.

Com’è nata l’idea di questo disco?

Ci sono due o tre temi. Uno è che avevo deciso, siccome tra il primo e il secondo e tra il secondo e il terzo sono passati una volta 4 e una volta 5 anni, avevo deciso che tra il terzo e il quarto avrei fatto passare un anno o 2 al massimo, no? Per cui avevo già iniziato a scrivere prima, mentre registravo il disco precedente. Poi siamo incappati nel lockdown, tutti i brani che avevo iniziato a scrivere mi sono sembrati di colpo vecchi, fuori tempo proprio, non tanto una vecchiezza stilistica, ma proprio di significa, mi sembrava tutto fuori dal tempo. Ho rimesso mano a tutto e ho scritto anche molto materiale nuovo e diciamo che è stata proprio un’urgenza, cioè io scrivo, ammetto, per una specie di urgenza, quando ce l’ho devo scrivere, quando non ce l’ho non scrivo. La scrittura, penso, in me è legata, alla fine sono giunto alla conclusione che costruisco degli ingredienti o dei tipi di nutrimento che mi servono in quel momento lì.

Un po’ come costruire palazzi…

Un po’ sì.

Hai nominato prima Battiato, che ricordo hai di lui e quanto hai imparato da lui?

Beh, grande domanda perché siam stati grandi amici e questo è un tema. Lui è una persona da cui inevitabilmente impari, imparavi, perché è una persona senza avere l’imposizione del maestro è uno che non ha mai utilizzato modi impositivi in quello che fa, diciamo, ma è una personalità e un carattere così potente che unite a una visione così potente che inevitabilmente finiva per influenzarti, diciamo, no? E una persona in ricerca così forte che finivi per aver sempre qualcosa da imparare da lui, no? È molto, molto interessante, una delle persone più interessanti che abbiamo mai incontrato credo.

Abbiamo parlato di passato, presente. Per il futuro invece cosa ti aspetti da questo 2022?

Un piccolo tour di questo disco, per raccontare un po’ in giro questo lavoro qua. Poi io sto già lavorando a un altro disco, a dirti la verità, di musica strumentale con un super gruppo internazionale. A dir la verità, cioè ci sono dentro musicisti che arrivano un po’ da tutte le parti del mondo e stiamo già registrando, quindi se tutto va bene forse prima dell’estate o subito dopo ci sarà quest’altro lavoro. E poi sto lavorando a varie cose di design in questo periodo qua.

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