Covid, Calugi (Fipe): “No a nuove chiusure pubblici esercizi, ok super green pass”

“Sebbene sia andata molto bene l’estate, con l’unica eccezione dei ristoranti dei centri storici delle città d’arte, che hanno sofferto ancora la mancanza di turismo internazionale, è anche vero che questo settore è stato chiuso per 4 mesi dell’anno. E una rondine non fa primavera. Una nuova chiusura è davvero da scongiurare senza se e senza ma. Se si richiude noi ammazziamo il settore. Nel 2020 abbiamo perso 20mila aziende, nel 2021 già sappiamo che ne perderemo altre 15mila ma cerchiamo di evitare che siano altre 20mila a morire. E gli spazi esterni e i dehors sono importantissimi”. E’ il drammatico appello che lancia Roberto Calugi, direttore generale di Fipe Confcommercio, intervistato da Adnkronos/Labitalia.
 


Per questo motivo Fipe dice sì al super green pass. “Se l’alternativa è chiudere -spiega Calugi- è evidente che qualsiasi misura che viene presa per il contenimento della pandemia è una misura che ci trova assolutamente favorevoli. Peraltro come Federazione noi da subito abbiamo sposato la necessità che ci sia da parte del governo e delle forze politiche una presa di posizione molto forte sulla campagna vaccinale e sull’adozione del green pass in tutti i luoghi. Quindi è vero che potrebbe comportare delle restrizioni per coloro che hanno il green pass solo per il tampone ma se l’alternativa è chiudere non esiste alternativa. Ben venga il super green pass perchè non ci possiamo permettere di chiudere, assolutamente non possiamo chiudere. Quindi tutto quello che è possibile fare venga fatto e venga fatto in fretta”, sottolinea ancora il direttore generale di Fipe.  

E da Fipe arriva una richiesta precisa a governo e forze politiche. “Per quanto riguarda la ristorazione tradizionale -sottolinea ancora- c’è una forte richiesta a parte della clientela di poter mangiare all’esterno. E noi chiediamo quindi che in legge di bilancio, come è stato già fatto per il 2021, sia favorita, fino al 31 dicembre 2022, la proroga delle agevolazioni legate all’occupazione degli spazi di suolo pubblico sia per quanto riguarda la fase autorizzativa sia per quanto riguarda una parziale gratuità. Sarebbe molto utile per non scoraggiare il consumo dei pubblici esercizi”.  

“C’è una componente di semplificazione nei confronti delle soprintendenze per quanto riguarda l’occupazione di suolo pubblico e dall’altra c’è una parte più economica legata alla gratuità. A noi interessa soprattutto la parte relativa alla semplificazione”, aggiunge Calugi per “non fare morire altre aziende”. 

Aziende che in alcuni comparti della ristorazione sono già in sofferenza. “Per quanto riguarda tutta la ristorazione che è legata gli eventi, quindi il catering e il banqueting, stiamo registrando decine e decine di cancellazioni e questo certamente ci preoccupa”, spiega Calugi.  

Per Fipe è importante che a pagare con nuove restrizioni non siano tutti. “Liberissimi coloro che decidono di non vaccinarsi, ma le restrizioni si applichino -continua Calugi- solo a coloro che prendono questa decisione. Non è possibile, non è immaginabile che per colpa di una minoranza si debba pagare come collettività. Questa è la richiesta dai colleghi di quelle regioni che oggi stanno soffrendo di più proprio a causa di bassi tassi di vaccinazione”.  

“L’unica arma che oggi abbiamo -sottolinea Calugi- sono i vaccini. Quindi la richiesta che arriva dai pubblici esercizi, e in particolare modo da quelli delle aree che rischiano di dover chiudere, è di non fare ricadere su tutti le conseguenze di scelte che non commento ma che sono individuali”. 

“Chi si prende la scelta di non vaccinarsi allora si prende anche le limitazioni che sono imposte. Ma non facciamo ricadere su tutti le scelte di una minoranza, visto che la stragrande maggioranza degli italiani sono vaccinati”, conclude. 

 

 

 

 

 

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