Casellati, basta violenze, insieme per difendere donne

“Quella che ci unisce anche oggi -alla vigilia della giornata internazionale contro la violenza sulle donne- è una battaglia di libertà, giustizia e civiltà che non possiamo permetterci di perdere. Una battaglia da affrontare insieme in difesa di ogni donna costretta a vivere inaccettabili condizioni di paura, pericolo, solitudine o vergogna. A tutela delle famiglie. A presidio di decenni di lotte contro disuguaglianze e discriminazioni e di conquiste sul piano dei diritti. Perché i femminicidi non sono omicidi qualsiasi: sono donne uccise in quanto donne, vittime di una violenza che si nutre di ignoranza, pregiudizi e omertà”. Lo ha affermato il presidente del Senato, Elisabetta Casellati, intervenendo al convegno “Donne uccise dagli uomini: i numeri di una strage. Dove sbagliamo?”, promosso dalla commissione parlamentare di inchiesta sul Femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere.  


 

“Certo -ha sottolineato ancora la seconda carica dello Stato- le leggi si possono sempre migliorare. Ed è auspicabile, in tale prospettiva, anche un più efficace coordinamento legislativo nella cornice degli obiettivi programmatici della Convenzione di Istanbul. Occorre però essere consapevoli che le leggi da sole non bastano
se prima non cambiano le menti. Perché i femminicidi non sono quasi mai delitti d’impeto, ma l’apice di un’escalation di violenze, prevaricazioni e soprusi che troppo spesso vengono ignorati, sottovalutati o -peggio- non denunciati. Ed è questa la principale debolezza del sistema. Una debolezza che possiamo sanare solo intervenendo sul piano sociale e culturale prima ancora che su quello normativo. Altrimenti continueranno a prevalere paura e solitudine. Continueranno a vincere vergogna e timore del giudizio sociale e la violenza di genere continuerà ad essere in molti casi un nemico invisibile che riusciremo a intercettare solo quando ormai sarà troppo tardi”.  

 

“Non mi stancherò mai di ripetere che femminicidi e storie di violenze di genere vanno raccontate sempre con le giuste parole, senza cadere nell’errore di usare termini come ‘amore malato’ o ‘delitto passionale’. Questi sono inferni personali che nulla hanno a che vedere con la passione, con l’amore o con qualunque altro sentimento. Ma ancora più importante -ha concluso Casellati- è raccontare le storie che si risolvono positivamente -che sono sempre di più- e dare voce alle testimonianze delle donne che hanno detto ‘no’ e si sono ribellate alle violenze, salvando se stesse e i loro figli, perché siano di esempio e infondano coraggio. Soprattutto, è necessario portare il tema della violenza di genere nelle scuole e all’interno di ogni contesto educativo”. 

 

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