Calcio, i 20 bidoni stranieri più celebri della storia della Serie A

Serie A: in passato e nel presente teatro di grandi campioni, ma anche di clamorosi flop. Ve ne segnaliamo venti, relativi agli ultimi trent’anni circa di storia del nostro maggiore campionato. Li ricordate tutti?


1) Maicosuel

Maicosuel - Wikipedia
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Correva l’anno 2012. L’Udinese di Guidolin si trovava ad un passo dalla Champions League. L’ostacolo erano i portoghesi dello Sporting Braga nei playoff dei preliminari. Calci di rigore. Dal dischetto si presentò il nuovo acquisto, un promettente ragazzo brasiliano che in patria era soprannominato “O Mago”. Calciò: un cucchiaio, anzi una parodia di cucchiaio. Il pallone scivolò dolcemente fra le mani del portiere avversario che non si era nemmeno mosso. Delle 39 presenze e 5 gol con l’Udinese non resta altro ricordo se non di quel triste rigore.

2) Digao

Rodrigo Izecson dos Santos Leite Digao
foto magliarossonera.it

All’anagrafe Rodrigo Izecson dos Santos Leite, un nome, una garanzia. Si presentò al Milan nel 2007, lo stesso anno che un altro Izecson dos Santos Leite vinse il pallone d’oro. Proprio così: è il fratello di Kakà. Il suo nome illustre non bastò a fargli disputare più di due partite con il Milan. Scese in campo solo a dicembre in Coppa Italia, contro il Catania. La sua partita fu un disastro! Il Catania vinse 2 a 1 ed il Milan, dopo la partita di ritorno, fu clamorosamente eliminato. Lo si ammirò in Serie A tre mesi dopo quando disputò il secondo tempo della partita contro la Lazio. Al termine della stagione venne spedito in prestito prima al Lecce, poi al Crotone, poi in Portogallo. Chiuse la carriera a 27 anni con sole 37 presenze.

3) Ciriaco Sforza

Ciriaco Sforza - Wikipedia
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Nel 1996 Roy Hodgson, allora allenatore dell’Inter, volle fortemente un centrocampista svizzero, un suo pupillo che aveva allenato durante la precedente esperienza come tecnico della nazionale svizzera: Sforza. Acquistato dal Bayern Monaco gli vennero immediatamente affidate le chiavi del centrocampo nerazzurro. L’esordio fu da urlo: sinistro al volo dal limite dell’area e rete decisiva. Il resto della stagione tutto sommato fu positivo con 40 presenze in tutte le competizioni e 4 gol. Il problema fu la telenovela che ha accompagnato tutto l’anno la coesistenza fra lui, voluto dal tecnico, e Paul Ince, voluto dal presidente Moratti. Una coesistenza difficile dal punto di vista tattico che lo portò lontano da Milano già al termine della stagione. Il ragazzo ha lasciato un buon ricordo a Milano: le sue maglie vanno a ruba, ma solo quando quelle di Ronaldo sono finite.

4) Saadi Gheddafi

Saadi Gheddafi - Wikipedia
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Sì, il figlio di Mu ’ammar Gheddafi, il dittatore. È più un imprenditore che un calciatore. A Tripoli si era messo in luce come attaccante, ma dato che i suoi gol erano più che altro una gentile concessione dei difensori avversari non venne convocato in nazionale. Quando arrivò in Italia nel 2003 Gaucci lo inserì nel suo Perugia con il quale prima si fece squalificare per doping e poi disputò solo tredici minuti in tutta la stagione. In seguito passò prima all’Udinese, a passare il tempo spendendo patrimoni fra alberghi e festini con i compagni, e poi alla Sampdoria (o meglio all’Excelsior Palace di Rapallo dato che con i blucerchiati non collezionò nemmeno una presenza).

5) Gaizka Mendieta

Gaizka Mendieta - Wikipedia
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Quando nel 2001 la Lazio vendette Nedved alla Juventus, i Cragnotti cercarono immediatamente un sostituto. La scelta ricadde su Mendieta, allora capitano e stella del Valencia, che venne acquistato per una consistente cifra di circa 90 miliardi di lire. A inizio stagione un tripudio di gioia per quello che doveva essere l’asso della squadra biancoceleste! A fine stagione, dopo la bellezza di zero gol e 20 presenze condite da bocciature per cattive prestazioni, venne rispedito in Spagna con la promessa di non nominare più il suo nome a Roma.

6) Juan Esnáider

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Con chi sostituire l’infortunato Alex Del Piero nel gennaio 1999? Con un giocatore che in Spagna ha fatto sfracelli per tutti gli anni 90: Juan Esnáider! L’attaccante venne impiegato per tutta la seconda parte della stagione ma con la bellezza di ben zero gol in campionato si rivelò un grande flop. La Juventus, tra l’altro, con lui riuscì a perdere all’ultima giornata uno scudetto che aveva già in tasca.

7) Vratilslav Gresko

Vratislav Gresko - Stats - titles won
foto footballdatabase.eu

Il solo sentir pronunciare questo nome rievoca nelle menti degli interisti i fantasmi dello scudetto perso all’ultima giornata del campionato 2001-2002 per via del famoso 4-2 della Lazio. Ed il responsabile della debacle nerazzurra è solo e unicamente Vratilslav Gresko, autore di uno squisito assist a Poborsky per il 2-2 provvisorio. Peccato che Poborsky non vestisse la maglia nerazzurra. E peccato che nemmeno il resto della sua carriera all’Inter o in Italia sia stato particolarmente brillante.

8) Vampeta

Un’illustre raccomandazione di Ronaldo accostò il nome di Vampeta all’Inter. Venne acquistato per 30 miliardi di lire dal Corinthians con un bel carico di speranze. Di lui si diceva che avesse le caratteristiche tecniche di Tardelli, peccato che “Baffo” arrivò in Italia con un fisico poco invidiabile e le sue movenze siano state precursori della moviola in campo. Terminò la stagione con una sola presenza in campionato, quindi venne mandato subito via. In seguito, fra una sbronza e l’altra, si laurerò campione del mondo con il Brasile nel 2002.

9) Fabian Carini

Portiere titolare della nazionale uruguaiana ma terzo portiere nella Juventus. Quando nel 2000 a difesa della porta della Juve c’era un Van Der Sar dal rendimento non dei migliori, i bianconeri portarono a Torino il giovane asso. Le sue prestazioni furono da urlo: nessun gol subito! In nessuna presenza, beninteso. La sua esperienza italiana si rivelò infruttuosa anche in seguito all’Inter ed al Cagliari. Il suo scambio con Cannavaro nel 2004 è ancora oggetto di approfondimenti.

10) Christian Poulsen

Portato a Torino nel 2008 da Claudio Ranieri che lo volle, e fortissimamente lo volle! Ok che arrivò al posto di un più desiderato Xabi Alonso; ok che la Juventus in quegli anni non superava il settimo posto; ok che non è mai scoppiato l’idillio con la tifoseria, ma si può colpevolizzare un calciatore della cui carriera si ricorda solo dello sputo in faccia ricevuto da Francesco Totti?

11) Darko Pančev

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Prima di approdare all’Inter nel 1992 la carriera dell’attaccante macedone era di tutto rispetto: una Champions League con la Stella Rossa, Scarpa d’Oro, il secondo posto nella lista per il pallone d’oro, il soprannome di “Cobra” guadagnato a suon di gol. È veramente clamoroso come, dal trasferimento all’Inter in poi, il rendimento di Pančev sia precipitato dal grado “Cobra” al grado “Ramarro”. Spedito prima in prestito e poi fra Germania e Svizzera del giocatore non restò che l’ombra di se stesso.

12) Cesar Prates

Un caso raro: brasiliano nella carta d’identità, meno nei piedi. Il probabile mentore di Cristiano Ronaldo nello Sporting Lisbona (affermazione da dimostrare) ha militato in Italia nel Livorno nel 2005, con qualche apparizione nel Chievo l’anno successivo. Da quegli anni il suo nome è scritto su ogni pallone spedito nella stratosfera, grazie ad un tiro al volo finito fuori inquadratura durante un Juventus – Livorno, quello che probabilmente fu l’apice della sua carriera.

13) Gustavo Javier Bartelt

Bartelt arrivò alla Roma nel 1998 con un discreto carico di aspettative: fortemente voluto da Zeman, immediatamente paragonato a Caniggia, raccoglie la pesante eredità di Abel Balbo. Tutti gli ingredienti per un possibile crac, peccato che a Roma di “Bello” resta solo il suo soprannome, dato che in 12 presenze stagionali realizzò zero gol, e la stagione successiva riuscì a migliorarsi con altrettanti zero gol, ma in sole 3 presenze. E pensare che la sua alternativa di mercato era Trezeguet, i cui numeri in quegli anni erano leggermente diversi.

14) Hugo Maradona

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Maradona nel 1988 giocò nell’Ascoli. No, non migliore giocatore del mondo del momento (e forse della storia), bensì il fratello. Il Pibe de Oro era stato chiaro con il Napoli: “o prendete mio fratello o non rinnovo”. Detto fatto. Hugo venne acquistato dal Napoli e dopo una presenza venne girato in prestito all’Ascoli dove con il 10 sulle spalle impiegò il tempo di tre partite a farsi relegare in panchina. Una sola stagione e via a fare magie lontano dall’Italia. Se solo fosse stato mancino come il fratello…

15) Josè Mari

Quella di Josè Mari è l’ennesima storia di un calciatore spagnolo che viene a giocare in Italia e verrà ricordato per la dedizione alla squadra, i numeri e le giocate sopraffine. O forse no. Arrivò al Milan nel 1999 dall’Atletico e con i rossoneri disputò in tutto 52 partite in campionato realizzando ben 5 gol. Ottimo per un medianaccio di rottura, peccato solo che José Mari fosse un centravanti. Rimandato in Spagna dopo tre stagioni.

16) Nicklas Bendtner

“Lord” Nicklas Bendtner, aggiunto alla rosa di Antonio Conte nel 2012 con il marchio di talento danese della sua generazione. Sulla maglia la Juventus indicò il numero di chili da perdere per entrare in forma (17), nonostante tutto a fine stagione conquistò lo scudetto grazie al suo apporto di ben zero gol. Poche presenze, molti infortuni, ancora di più le stravaganze fuori dal campo anche una volta rientrato all’Arsenal a fine stagione.

17) Milos Krasic

Krasic venne acquistato dalla Juventus nel 2010, un vero colpo di mercato dato che il giocatore veniva da un anno di buone prestazioni al CSKA e nella sua nazionale. Con i bianconeri durò sostanzialmente qualche mese, il tempo che tutti gli addetti ai lavori scambiassero la sua carriera da calciatore con quella di tuffatore. Dopo qualche incomprensione con il nuovo tecnico della Juventus Antonio Conte venne spedito qua e là nell’Est Europa. Si lui si ricorderà solo una cosa: la somiglianza con Nedved.

18) Ricardo Quaresma

Ricardo Quaresma | Giocatori | F.C. Internazionale | inter.it

Quando nel 2008 Josè Mourinho si sedette sulla panchina dell’Inter volle fortemente portare con sé questo centrocampista dal Porto. Valutato 30 milioni di euro, un acquisto dei più costosi della storia dell’Inter. Centrocampista duttile famoso per il suo colpo da maestro: la “trivela”, il quale è finito in porta solo una volta dopo decine di tentativi. Immediatamente spedito altrove a fine stagione, per essere riuscito a sfigurare nell’Inter di Mourinho è stato insignito con il prestigioso premio di Bidone D’Oro.

19) Jonathan Cícero Moreira

Il divino Jonathan è forse il “miglior” bidone di tutti. Arrivato all’Inter nel 2011 con il pesante fardello di dover sostituire Maicon venne immediatamente ed universalmente conclamato come flop, ma a lui non interessò, e nemmeno ai tifosi, ai giornalisti ed alla società: venne misteriosamente usato con regolarità come esterno di centrocampo dove si esprimette al meglio, realizzando anche un discreto numero di gol da incubo. È quasi magia.

20) Athirson

Arrivò alla Juventus nel 2001 con l’appellativo di nuovo Roberto Carlos al termine di una trattativa lunga e controversa che ha richiesto anche l’intervento della FIFA. Tanto impegno per nulla, perché già dopo l’esordio contro il Brescia venne utilizzato pochissimo e dopo appena cinque presenze venne mandato via in prestito. Allo scadere dei prestiti la Juventus preferì pagare una penale piuttosto che riscattarlo. Mica male.

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