Riapertura discoteche, Galli: “Possibile ma con più giovani vaccinati”

Riapertura delle discoteche, ma anche mascherina, cure a casa e tempi di quarantena per i vaccinati Covid. E’ ampio il discorso di Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ospite di ‘TimeLine’ su Sky Tg24. “Ritengo sia possibile gestire l’apertura delle discoteche nella situazione in cui siamo ora. Il punto è – ha precisato – che ci vorrebbero un pochino più di giovani, che sono i fruitori classici delle discoteche, disponibili a vaccinarsi, e cercare di formulare dei protocolli attuabili e controllabili che consentano un graduale ampliamento, così come è stato fatto per altre situazioni oggettivamente a minor rischio per il tipo di attività svolta”. 


“Quel che mi sento di dire – ha spiegato – è che non è facile nemmeno garantire contro abusi e scorrettezze in questo ambito, semplicemente perché diventa complicato capire chi controlla. E gli stessi gestori non possono essere caricati completamente di questo ruolo, anche se – ha chiosato l’esperto – mi rendo perfettamente conto che preferirebbero comunque lavorare e darsi da fare a gestire piuttosto che essere costretti al palo e vedere le loro attività andare in malora”. 

“Che i vaccinati possano, se si infettano, trasmettere l’infezione è un dato. Che l’infezione tenda ad essere meno grave e verosimilmente meno protratta come effetti anche in termini clinici, quando i dati clinici ci sono, è un altro dato. Quindi si può ragionare in termini di riduzione di quarantena, se si parla dei vaccinati che si sono infettati, tenendo conto delle tempistiche sui tamponi”. “Mentre per quanto riguarda il discorso del vaccinato che si trova a essere esposto a una persona infettata – ha chiarito Galli – credo che senz’altro sì, si debba ragionare per ridurre il più possibile l’aspetto di quarantena in questi casi”. 

“Corrono una serie di leggende metropolitane sul fatto che comunque” contro Covid-19 “si possono fare un sacco di cure a casa, ma non è così, non mitizziamo, perché quando una situazione clinicamente si mette male, e fortunatamente questo succede solo in una minoranza dei casi delle persone che si infettano, forse in un 10% al massimo, a quel punto c’è da ospedalizzare e da trattare in ospedale”. “Trattare a casa – ha ammonito – non è più né possibile né consigliabile, tanto più in un momento come questo in cui non abbiamo una tale pressione di richieste di ricovero da lasciare a casa con cure necessariamente incomplete e in condizioni di minor sicurezza chi si cominciasse a desaturare, ad avere una situazione in cui si delinea una compromissione seria della capacità respiratoria”. 

“Su questa malattia – ha spiegato Galli – abbiamo imparato alcune cose, soprattutto abbiamo imparato a cercare di fare superare la crisi con un’importante terapia di supporto e con tutta una serie di interventi che aiutano a passare la crisi. Però dal punto di vista terapeutico – ha chiarito – siamo ancora piuttosto lontani da una situazione che possa essere considerata pienamente soddisfacente”. 

“La mascherina è assurta un po’ a simbolo di questa situazione che stiamo vivendo, forse in maniera anche impropria” ha detto il Professor Galli, commentando le parole del sottosegretario Sileri, secondo cui non si dovrà indossare più la mascherina in caso di un ulteriore miglioramento dei dati. “La mascherina è uno strumento di protezione individuale, è un po’ come quando ci si mette il casco quando si monta sul motorino: serve per proteggere se stessi e gli altri, e francamente vale la pena di continuarla a usare con intelligenza. Forse diventerà un po’ elemento di costume che prima non avevamo e poi, ad un certo punto, avremo”. “Quando uno è influenzato o ha il raffreddore, e se ha una situazione che non lo convince, si mette una mascherina e protegge gli altri da una disseminazione di infezione virale”, ha aggiunto Galli. 

“Non siamo ancora alla situazione che si può dire di completa sicurezza, però per quanto riguarda la situazione attuale” dell’epidemia di Covid-19 “condivido la linea espressa dal Governo e dal premier Draghi: è oggettivo il dato che il numero delle infezioni registrate ogni giorno sta scendendo e il numero dei ricoveri, in questo momento, non sta salendo. E’ un po’ troppo presto per dire di essere completamente fuori dal problema”.  

“Bisogna comunque stare sempre attenti ai numeri, tener conto che in questo momento – ha sottolineato – è possibile che un rilevante numero di infezioni ci sfuggano perché sono in persone del tutto asintomatiche e molto giovani, e perché abbiamo una variante molto diffusiva. Il periodo successivo all’estate e al rimescolamento di carte che si ha d’estate rispetto a questa infezione – ha però riconosciuto Galli – è stato meno impattante di quello che si temeva potessimo avere, anche se comunque eravamo certi di non avere una condizione comparabile a quella dell’anno scorso, proprio perché abbiamo molte più vaccinazioni”. 

Mentre “sul discorso scuola – ha concluso – forse è un po’ presto. Abbiamo avuto, ahimè, un po’ in giro per l’Italia, situazioni in cui sono state messe in quarantena classi intere, però non c’è stata la deflagrazione temuta, almeno fino a questo punto”. 

 

 

 

 

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