Processo trattativa, moglie dell’Utri: “Finisce un incubo”

“A Palermo esiste un giudice. Che si chiama Angelo Pellino. Chapeau nei suoi confronti. Spero che questa sentenza segni un punto di partenza per la costruzione di uno Stato di diritto vero. Speriamo che si vada avanti nel modo giusto. Per noi finisce un incubo”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Miranda Ratti, la moglie di Marcello Dell’Utri, l’ex senatore assolto “perché il fatto non sussiste” nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia. Dell’Utri era accusato di minaccia a corpo politico dello Stato. Un’assoluzione netta per l’ex politico che ha ormai finito di scontare una pena a sette anni di carcere per concorso estero in associazione mafiosa. Per i giudici della Corte d’assise d’appello di Palermo Dell’Utri non avrebbe fatto da “cinghia di trasmissione”, come scrissero i giudici di primo grado che lo condannarono a 12 anni, della seconda trattativa messa in campo dai padrini di Cosa nostra nei confronti del governo Berlusconi, che si insediò nel 1994. 


“Questa è la nostra vittoria – dice ancora la signora Miranda – io che non credo nella magistratura, e mi riferisco ad esempio, al caso Palamara alla loggia Ungheria, posso dire oggi che c’è un giudice a Palermo”. E ricorda questi ultimi anni, dopo la condanna definitiva, il carcere, la malattia, il processo trattativa. “Un prezzo altissimo che abbiamo pagato tutti in famiglia, anche i ragazzi – dice ancora – c’era sempre questo ‘marchio’ della mafia. Quando c’era gente che veniva a vedere la casa diceva: ‘Ah, ma questa è la casa di un mafioso”. E io rispondevo: ‘Si accomodi prego’. Soprattutto all’estero la gente non conosce le dinamiche politiche di uno Stato. E, alla fine, quello che scrive un giornale diventa verità”. 

Per Miranda Dell’Utri, con la sentenza d’appello di ieri pomeriggio, “finisce un incubo”, “adesso si ricomincia, sia da parte nostra che da parte sua”. E ricorda che i giudici nella sentenza hanno anche “hanno tolto l’espatrio”, “così, finalmente, può farsi un po’ di vacanza, visto che dal 2014 non ha fatto un solo giorno di vacanza”. 

E parlando all’Adnkronos della condanna a sette anni per concorso esterno, si sfoga: “Si è fatto il carcere ingiusto che nessuno gli ripaga. Ha rischiato anche la vita, con la sepsi in carcere. Ma stiamo scherzando? E’ stata ua cosa drammatica”. Poi ringrazia i suoi legali “che sono stati bravissimi” che “sono stati in grado di ricostruire e tirare fuori le vergogne di questa accusa”. “I pg dicevano ‘si può dedurre che’, ma mica si può fare un processo sulle deduzioni. Una cosa fuori dal mondo che un pg porti davanti a una corte una cosa così opinabile. Sono grata a questo giudice Pellino non solo per mio marito ma anche per i generali Mori, Subranni e per il colonnello De Donno”. “Adesso aspettiamo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo”, dice. “Perché c’è ancora in ballo il ricorso dei nostri legali”. 

(di Elvira Terranova) 

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