Green pass, Gassmann: “Giusto chiederlo in sala, ma si aumenti capienza del pubblico”

“Venire alla Mostra è sempre bellissimo, venirci da regista per la prima volta con un film di finzione mi ha emozionato molto. La visione del mio film in una sala col pubblico oggi mi ha confermato quanto mi manca la sala cinematografica e quanto sia importante spingere soprattutto le nuove generazioni che stanno ‘saltando un giro’ a non disaffezionarsi e a riabituarsi a frequentare le sale cinematografiche”. A dirlo all’Adnkronos è Alessandro Gassmann, a Venezia per presentare il suo terzo film da regista e il primo di un’opera di finzione, ‘Il Silenzio Grande’, presentato in anteprima alle Giornate degli Autori, e che arriva in sala dal 16 settembre con Vision Distribution. 


“Le sale -spiega il regista e attore romano- sono luoghi dove si vivono grandi emozioni e soprattutto ci si incontra in sicurezza. Io sono favorevole all’idea del green pass, perché le regole che ci hanno dato sono severe, giustamente, ma necessarie, e se rispettate ci permettono di rischiare veramente molto poco”. Con un’osservazione importante: “Vorrei fare una sola preghiera -dice Gassmann- si aumenti un po’ la capienza del pubblico. Questo è importante, per dare spazio a più persone possibile di godere della gioia della visione in sala”. 

“Questo film è una carezza, un film empatico con personaggi che hai voglia di abbracciare, soprattutto ora che non possiamo farlo fisicamente”, dice Gassmann descrivendo all’Adnkronos ‘Il Silenzio Grande’, la pellicola che il regista e attore romano porta a Venezia, tratta da una piece teatrale scritta da Maurizio De Giovanni che firma anche la sceneggiatura insieme ad Andrea Ozza e lo stesso Gassmann. Il film racconta la storia, segnata da conflitti, equivoci, confronti, voci e silenzi di una famiglia tanto eccezionale quanto, nel suo intimo, caotica e disfunzionale. E’ un film sull’incomunicabilità e sul silenzio, a volte salvifico. 

“La sensazione è quella di vivere in una società che urla tanto e non ascolta -spiega Gassmann, raccontando come è nato l’interesse al tema del film- Una società dove non ci viene data la possibilità del silenzio, e quindi è confusa perché non capisce quello che urlano contro perché sta essa stessa urlando contemporaneamente”. E allora, “porre in un’epoca dove si urlava un po’ meno questo tema mi è sembrato interessante, perché il silenzio, che può fare anche paura per alcuni versi, in questo caso è un silenzio salvifico perché porta queste persone che si amano molto a sentire davvero come stanno”. 

Un film sulle relazioni, che “durante la pandemia sono peggiorate perché c’è stato un’evidenziamento di quelli che erano i problemi già presenti nella società -analizza Gassmann- Quelli che pensavamo essere in un modo si sono rivelati essere in tutt’altro modo, e soprattutto si sono acuite rabbia, desiderio di sopraffare l’altro, e questo ora è il problema numero uno nella nostra società. Non c’è più una mediazione, non c’è più l’ascolto”. O meglio, “è molto rapido è poco approfondito. E sui social, soprattutto per chi non ha i mezzi per distinguere un’accusa falsa da una vera, può portare reazioni pericolose e improvvise, lo abbiamo visto col ventennio fascista. E’ un paese che ha dimostrato di avere un equilibrio fragile che va mantenuto”. 

Nel film recitano Massimiliano Gallo, Margherita Buy e Marina Confalone, affiancati dalle giovani stelle nascenti Antonia Fotaras (Luna Nera, Il nome della rosa) ed Emanuele Linfatti (I predatori, L’ombra del figlio). “E’ stato facile dirigerli perché sono super attori, ed erano molto convinti dei loro ruoli -racconta Gassmann- e inoltre avevamo tra le mani un pezzo di teatro e cinema che ci ha molto emozionato già in prima lettura. Ho lavorato improvvisando con loro e cercando di portare i personaggi più vicino possibile a quello che erano le loro proposte, e sono contento del risultato”. 

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