Che cosa mangeremo nel 2050? Lo studio di Betway

Quali saranno i prossimi cambiamenti nel settore foodtech? Lo studio de L’Insider ha esaminato quelle che saranno le tendenze nei prossimi 30 anni


Viviamo in un periodo dettato da tante preoccupazioni. Oltre all’attuale pandemia, destano preoccupazioni notevoli il cambiamento del clima, ma anche la crescita della popolazione globale e la correlata salita dei livelli di obesità. Entro il 2050, secondo l’ONU, dovremmo diventare 9,7 miliardi di persone con incremento del 25% rispetto a oggi. 

Emergenza lanciata sia dall’Unione Europea ma anche dai governi di molti paesi del mondo, compresi Regno Unito, Giappone, Argentina e Canada giusto per citarne alcuni. 

La mission è quella di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 per evitare che il pianeta possa incorrere in un disastro. 

Ma come sarà possibile tutto questo? Secondo quanto emerge dai dati dell’ONU, bisognerebbe ridurre il numero di allevamenti di bestiame: per produrre carne, uova, latticini, vengono emessi gas serra per un valore del 14,5%.

Secondo i leader mondiali bisognerebbe trovare alternative per nutrire la popolazione. Non soltanto per quanto affermato in precedenza, ma il consumo di carne, latticini e derivati sta incrementando il rischio di malattie, tra cui quelle cardiache, diabete e cancro. 

Tendenze emergenti nel foodtech

Secondo quanto afferma il sito del casinò online di Betway, nei prossimi 30 anni cambieranno le nostre abitudini alimentari. 

Meno carne, quindi, ma gran parte delle proteine che consumeremo proverrà da fonti vegetali o da carni prodotte in laboratorio. 

Ci sono già delle realtà imprenditoriali che stanno operando in tal senso. Certo, la qualità non è ancora il top, ma ci saranno sicuramente migliorie a stretto giro. 

Per quanto concerne, invece, il consumo del latte e dei suoi derivati, le alternative vegetali saranno avena, soia, canapa e noci. 

I microrganismi

La maggior parte dei cambiamenti deriverà dalla coltivazione di microrganismi: funghi, batteri, lieviti, alghe e microalghe. Saranno ricchi di proteine ma privi di alcuni grassi saturi. 

La stampa 3D

Cosa c’entra la tecnologia? In questo caso per “clonare” alcune peculiarità del cibo come consistenza gusto e sapori. 

Il tutto per produrre cibo che possa deliziare il palato ma riducendo quasi allo zero le emissioni nei prossimi 30 anni. Senza tralasciare gli aspetti legati alla salute.  

Basti pensare che ci sarà anche la nutrizione personalizzata, ovvero verrà ridefinito il nostro rapporto con il cibo. Ci saranno dispositivi indossabili che valuteranno i nostri bioindicatori alimentari. Tutto questo suggerirà all’utente finale quali modifiche dovrà apportare alla propria dieta e nutrizione per evitare al minimo diverse patologie. 

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