Parkinson, elettrocateteri direzionali per una terapia personalizzata

Sottili cateteri elettrici, diretti e monitorati dall’operatore, rappresentano la nuova frontiera per la gestione del Parkinson. La terapia è impiegata nella stimolazione cerebrale profonda (Deep Brain Stimulation, DBS), il trattamento chirurgico che ha dimostrato negli ultimi venti anni ottimi risultati nel controllo dei sintomi motori e nel miglioramento in generale del quadro clinico della persona. 


Gli elettrocateteri direzionali appaiono come dei fili elettrici estremamente fini (da 0,5 a 1,5 mm). Vengono impiantati in anestesia locale, su pazienti accuratamente selezionati ed agiscono insieme a un neurostimolatore di piccole dimensioni, simile a un pacemaker, che invia dei segnali elettrici all’area del cervello correlata con i sintomi del Parkinson.  

Grazie alla possibilità di direzionare gli impulsi, la terapia sfrutta con molta precisione la capacità di modulare la stimolazione sulla base del bisogno, grazie al sensing, ovvero il monitoraggio dell’attività cerebrale.  

I vantaggi di questo nuovo trattamento della malattia sono offerti dalla possibilità di avere dati individuali e specifici del paziente, monitorati dall’operatore su computer nel dettaglio, per consentire una terapia veramente personalizzata in grado di migliorare la qualità della vita della persona.  

Gli studi effettuati sull’applicazione degli elettrocateteri direzionali hanno dimostrato che la stimolazione cerebrale profonda eseguita è efficace nel controllo del tremore essenziale, della distonia e dei sintomi della malattia di Parkinson che non possono essere controllati in maniera adeguata tramite terapia farmacologica.  

Per poter essere sottoposti a questo trattamento “i pazienti devono avere una diagnosi confermata di malattia di Parkinson ‘scompensata’ – afferma il professor Andrea Landi, dell’UO Neurochirurgia Pediatrica, Azienda Ospedaliera Università di Padova, che ha eseguito il primo intervento in Italia – cioè non più gestibile con il solo trattamento farmacologico, non devono avere disturbi psichiatrici e lesioni all’esame di risonanza cerebrale pre-impianto. L’intervento è indicato per i pazienti entro i 70 anni di età”. 

“I vantaggi – prosegue il professor Landi – sono evidenti dopo l’impianto a seguito del quale i pazienti presentano un buon controllo dei sintomi principali della malattia come il tremore, la rigidità, la lentezza dei movimenti (bradicinesia); migliorano notevolmente anche le fluttuazioni e le discinesie dovute ai farmaci (in particolare alla levodopa). Infine, si ha anche un miglioramento del tono dell’umore, del ritmo sonno-veglia e del cammino. Per questo generalmente la terapia medica può essere ridotta”. 

Ad oggi, oltre all’Azienda Ospedaliera di Padova, le strutture presso le quali è stato impiantato con successo l’elettrocatetere direzionale sono: l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese; il Presidio Ospedaliero “S. Salvatore” de L’Aquila; l’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo; l’AOU Maggiore della Carità di Novara; l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e IRCCS Fondazione Mondino di Pavia. 

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