25.6 C
Comune di Monopoli
martedì 27 Luglio 2021

Moda, Zinola: “Dopo la pandemia c’è da aspettarsi ‘shopping’ straniero’ del made in Italy”

Da leggere

Le imprese italiane della moda, fashion e luxury sono da sempre appetite dai grandi gruppi stranieri: negli anni, da Valentino (attualmente di proprietà di una società del Qatar) a Gucci (comprata dai francesi del Gruppo Kering), molti brand storici del made in Italy sono finiti in mani estere. E dopo la pandemia “c’è da aspettarsi una nuova ondata di shopping straniero sul mercato italiano della moda”, come dice ad Adnkronos/Labitalia Anna Zinola, docente all’Università Cattolica e presso i master dell’Istituto Marangoni, esperta di marketing nel campo della moda. 


“Intanto c’è da dire -osserva Zinola- che le imprese del settore moda in Italia sono abbastanza appetibili per una questione dimensionale: sostanzialmente sono delle pmi e quindi sono più facilmente scalabili. E poi spesso sono delle aziende familiari, nella quali si può presentare il problema del passaggio generazionale. Un esempio classico è quello che è successo a Pomellato: quando Pino Rabolini, il fondatore di Pomellato, ha detto ‘io voglio uscire’ e il figlio ha detto ‘non mi interessa’ ha dovuto vendere ai francesi del Gruppo Kering”. 

Dunque, “imprese familiari che non reggono al passaggio generazionale e piccole e medie imprese che non reggono al salto dimensionale, che non hanno cioè abbastanza finanziamenti interni per crescere”, spiega Zinola: queste sono le caratteristiche delle imprese della moda italiana che favoriscono poi l’acquisizione da parte dei gruppi stranieri.  

Ma c’è anche un rovescio della medaglia, sottolinea l’esperta: “Questi due aspetti in realtà sono anche dei vantaggi perché d’altro canto le piccole dimensioni permettono flessibilità e la padronalità permette velocità decisionale”. “Anche se nel momento in cui si vuole crescere, ci si scontra con questo soffitto”, spiega Zinola. 

“Fendi, Bulgari, Valentino -ricorda la docente- sono già stati acquisiti da tempo e uno degli ultimi che è stato acquisito è stato Versace, comprato dagli americani di Capri Holdings”. 

Tuttavia, avverte, “le acquisizioni non hanno fatto perdere alle produzioni l”italianità’ e spesso i direttori creativi come Alessandro Di Michele per Gucci, sono rimasti italiani”. “E nessuno Gruppo è così stupido da acquisire un’impresa che ha nel brand e nello stile il suo punto di forza e poi sradicarla. C’è anche chi (come nel caso di Balenciaga) ha lavorato a lungo sugli archivi per recuperare l’idea, il valore di quell’azienda per proporli con nuove declinazioni”, conclude Zinola. 

Altri articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi articoli