Giuliano Sangiorgi a Il Libro Possibile 2021

Giuliano Sangiorgi ha dato il via all’edizione 2021 de Il Libro Possibile.


Qui ha presentato il suo ultimo romanzo Il tempo di un lento.

Il frontman dei Negramaro racconta un periodo mitico, quello in cui all’improvviso si cresce e tutto cambia nel salutare l’adolescenza: ne ha parlato con la direttrice artistica del festival, Rosella Santoro

La video intervista a Giuliano Sangiorgi

Meraviglioso. Polignano a Mare, cioè sono nel posto in cui nasce quell’emozione lì e torno, anzi vengo per la prima volta, a omaggiare il cielo e il mare di quel grande che è stato Modugno, che è e che sarà.

Sono molto felice di aprire le danze, soprattutto in questo momento storico e soprattutto con un romanzo che mi sta dando soddisfazioni incredibili.

Siamo già oltre la terza edizione con “Il tempo di un lento”, è il mio secondo romanzo pubblicato sempre dalla stessa casa editrice che amo, che è Einaudi.

E che dire? Oggi credo sia veramente un giorno perfetto, con questo cielo e questo mare e la mia terra credo sia un giorno perfetto per allontanare ed esorcizzare anche attraverso questi incontri quelle paure da qui stiamo uscendo tutti.

Ancora una volta è la Puglia che riparte, la Puglia che diventa eccellenza con questi, anche con i festival culturali, “Libro Possibile” ormai da tempo è un’istituzione.

Io credo che la Puglia non diventi eccellenza, lo è già, lo è sempre stata. Io ho vissuto sempre la Puglia anche quando preparavamo quello che era il percorso, il viaggio dei Negramaro.

Anche prima degli dei 2000, io ho vissuto una Puglia incredibile a livello culturale, a livello universitario.

Mai, anzi sempre al passo coi tempi e anche nel momento in cui non c’erano i social, o diciamo non era così sviluppato il mondo di internet, io credo che l’università di Lecce, quindi l’università pugliese dove vivevo o la scuola, era sempre, fosse sempre al passo coi tempi, con la più lontana New York, con più lontana Londra perché credo ci sia proprio un’interconnessione.

Quell’interconnessione si chiama mare e attraverso il mare arrivano quelle emozioni così forti, quelle così, come dire: c’è un radar che è sempre presente.

Credo che il mare faccia molto da felice conduttore e siamo…

Credo fermamente ancora in questo tipo di mare io e non in quello che è diventato oggi ahimè un cimitero liquido che fa veramente ancora paura e spero che al più presto possiamo allontanare questo terrore che abbiamo di pensare al mare come un posto che sta vivendo di una morte simile insomma, parlando appunto di questione umana come quella dei migranti. Spaziamo, il mare fa anche questo.

Se dovessi raccontare questo libro con una canzone dei Negramaro quale sarebbe?

“Amore che torni”, anche perché ” Il tempo di un lento” si compone di tre parti, due dedicate appunto, nei titoli almeno, nell’omaggiare appunto dedicati a Fabrizio De Andrè, “Amore che vieni amore che vai”.

E la terza è “Amore che torni”.

Sono tre, sembrerebbero tre storie, in realtà è un’unica storia. Attraversa 30 anni di vita italiana e non, perché attraverserà poi l’oceano e raggiungerà l’America, il grande sogno americano, addirittura Miles Davis.

Insomma si parte da un piccolo posto nel sud Italia nel 84 e si arriva fino a grandi sogni americani. “Amore che torni” credo che rappresenti perfettamente e poi devo dire che “Il tempo di un lento” è nato nelle prime sue pagine, nelle prime 20-30 pagine, è nato nello stesso giorno in cui ho scritto a New York appunto “Amore che torni”.

Nel 2017 ho ripreso a scrivere per la narrativa e nello stesso giorno incredibile no?

È proprio quello che poi penso sia un simbolo di quella che è anche la mia scrittura in questo momento.

Cioè credo che là dove non posso arrivare con una canzone o con la durata brevissima di una canzone, poi ho imparato ad avere la possibilità e la grande libertà di un libro, e questo è un grande privilegio per me.

Ci ha lasciati recentemente un’icona della musica della televisione, Raffaella Carrà. Qual è il ricordo di Giuliano Sangiorgi?

Credo sia un ricordo legato anche a mio padre, perché mio padre, mia madre mi hanno insegnato ad amare le grandi personalità dello spettacolo italiano.

Raffaella, a parte non è solo dello spettacolo italiano, della tv italiana ma è stato, è credo un’icona d’arte nel mondo e lo sarà per sempre.

Il ricordo sì è legato alla musica, alla danza, allo spettacolo, ma anche a quello che umanamente credo abbia rappresentato per tutti gli italiani a casa e per quel momento poi di transizione mia verso l’arte, verso spettacolo che ha sempre guardato a grandi stelle e a grandi riferimenti come lei.

Quindi Raffaella ci mancherai, ma anche sarai presente per sempre in tutto quello che faremo, perché alla fine le grandi stelle poi tornano di riflesso in tutti i tempi che vivremo.

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