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martedì 27 Luglio 2021

Dermatologo Dapavo: “Con farmaci biologici pazienti psoriasi curati a casa”

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“Trent’anni fa i pazienti con psoriasi venivano ricoverati in ospedale per periodi molto lunghi e sottoposti a trattamenti topici. Dal 2000 i farmaci biologici hanno rivoluzionato la pratica clinica. Sono i primi farmaci che ci permettono di curare in condizioni di sicurezza, efficacia e con continuità il paziente affetto dalla malattia infiammatoria. Si tratta di farmaci che devono essere usati per tutta la vita per la loro efficacia e riduzione degli eventi avversi. Grazie ai biologici, i ricoveri in ospedale si sono ridotti perché i pazienti si possono gestire a domicilio. La psoriasi è una malattia curabile, ma essendo cronica, come il diabete e l’ipertensione, necessita di un trattamento continuativo e in questo i biologici hanno il loro spazio”. Lo ha detto Paolo Dapavo, dermatologo presso l’Azienda ospedaliero universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, intervenendo al sesto Talk di ‘Alleati per la Salute’, il portale dedicato all’informazione medico-scientifica realizzato da Novartis.  


Titolo del dibattito: ‘Farmaci biologici: un’opportunità da cogliere’, al quale hanno partecipato anche Ugo Viora, presidente di Anap Onlus, e la giornalista Silvia Bencivelli. Qual è la differenza tra farmaci biologici e biosimilari? Come hanno cambiato la pratica clinica e il rapporto medico-paziente? Questi i temi affrontati durante l’incontro, rigorosamente online per le regole anti-Covid, durante il quale è emerso che grazie ai farmaci biologici è oggi possibile personalizzare le terapie, in particolare per la psoriasi. 

“La psoriasi è una malattia infiammatoria a carattere sistemico – ricorda Dapavo – e contrariamente a quello che si pensava in passato, non si limita alla cute, ma coinvolge le articolazioni e può essere associata ad altre condizioni. I pazienti psoriasici sono generalmente in sovrappeso, con valori di pressione arteriosa e glicemia alti, sindrome metabolica e problemi psicologici legati alla malattia. Quindi la valutazione del paziente non può limitarsi alla pelle”.  

I farmaci biologici sono diversi, a seconda della gravità della malattia. “Abbiamo a disposizione tre categorie di biologici – sottolinea il dermatologo – ovvero gli anticorpi anti Tnf-alfa, l’anti interleuchina-17 e l’anti interleuchina-23. Per una persona con psoriasi, dolori alle articolazioni e rigidità mattutina, è indicato l’anticorpo anti Tnf-alfa. Nel caso di psoriasi molto diffusa e grave, che necessita di una risposta rapida, è più adatto l’anti interleuchina-17. Si tratta di farmaci somministrati sottocute, ma non tutti i pazienti prediligono questo tipo di trattamento. Il paziente con psoriasi moderata che non vuole sottoporsi a iniezioni, l’anti interleuchina-23 con una somministrazione prolungata nel tempo è la terapia più consigliata. Siamo nell’anno d’oro della terapia biologica, ma il compito del clinico, rapportandosi adeguatamente con il paziente, è fare la scelta migliore per il paziente nel momento in cui serve”.  

Non tutti i pazienti possono accedere a questo tipo di trattamenti, tuttavia sono sempre più informati sulle nuove opzioni terapeutiche. “Grazie anche al lavoro delle associazioni – spiega Dapavo – e a un nuovo tipo di comunicazione con i social network, arrivano più informati sulle disponibilità terapeutiche. In passato la malattia era gestibile solo con le creme, fortunatamente non è più così. Al paziente chiedo qual è la sua attività lavorativa, perché da quello che fa nella quotidianità e dall’impegno della sua malattia psoriasica io cerco di convincerlo della mia proposta terapeutica. A parte gli esami che sono richiesti per arruolare il paziente alla terapia biologica, molto importante è l’alleanza terapeutica tra medico e paziente per una aderenza alla cura, fondamentale per una malattia cronica. Da una recente statistica è emerso che il 50% dei pazienti getta le prescrizioni dermatologiche. Con la terapia biologica, il compito del dermatologo diventa più facile. Quando il paziente vede che la cura ha successo, è maggiormente motivato a continuarla”.  

Tuttavia, il paziente con psoriasi “non è facile da convincere – prosegue il dermatologo dell’Aou Città della Salute e della Scienza di Torino – Ci chiede: il farmaco funziona? E’ sicuro? Per quanto tempo lo dovrò assumere? Il concetto di cronicità della terapia è il più difficile da accettare, penso alle donne che vorrebbero vivere una gravidanza. Di solito metto un limite temporale di 1-2 anni. Dopo si verifica la remissione. Questo aiuta molto”.  

Durante il talk si è anche parlato di ‘switch’ da originator a biosimilare come best practice, sia in termini di appropriatezza che di sostenibilità per liberare risorse utili a dare ai pazienti maggiore accesso alle terapie innovative. Alla domanda se il biosimilare può essere considerato un biologico di serie B, Dapavo non ha dubbi: “Questo non è assolutamente vero. Il biosimilare – tiene a precisare – è il farmaco giusto in una determinata categoria di pazienti con determinate condizioni cliniche che può ricevere massimo beneficio da questa categoria di farmaci, piuttosto che altri, in un momento preciso del suo iter terapeutico”.  

Dal punto di vista economico, “i biosimilari sono un’opportunità – aggiunge Dapavo – visto che costano meno perché sono i farmaci biologici che hanno perso la protezione brevettuale. Ma questo non è un limite. Anzi, deve costituire un ulteriore arricchimento perché ci consente di curare più pazienti. Io al paziente non parlo di biosimilari, ma di anti-Tnf. Per la psoriasi c’è solo una categoria di biosimilari, gli anti-Tnf, i primi che sono stati sostituiti da altri farmaci del tutto analoghi anche se non esiste l’uguaglianza. Io quando propongo un biosimilare non mi pongo il problema che sto dando al mio paziente un farmaco meno efficace e meno impattante sulla sua malattia, perché se è stato approvato e il paziente secondo me va trattato con anti-Tnf, merita quella tipologia di farmaco”.  

E sul futuro del trattamento della psoriasi, Dapavo è sicuro: “La mia idea – sostiene – è che lo spazio acquisito dai farmaci biosimilari, biologici e biotecnologici sarà sempre più ampio. Un paziente che sta bene con la terapia biologica riduce gli accessi ospedalieri e gli esami del sangue, dunque non è costretto a perdere ore di lavoro per eseguire visite ed accertamenti. Abbiamo raggiunto un tale livello di efficacia e sicurezza che mi sembra difficile pensare a qualcosa di ulteriormente più efficace, ma sarei contento di stupirmi”.  

In chiusura, la pandemia vissuta dai pazienti con psoriasi. “Durante l’emergenza Covid abbiamo ottenuto il rinnovo automatico del piano terapeutico che ha una scadenza annuale. Questo ha evitato che i pazienti venissero in ospedale. La delivery a domicilio dei farmaci biologici, laddove è stato possibile, è stata un’ottima iniziativa. Così come la telemedicina si è rivelata molto utile perché ci ha permesso di ridurre una serie di questioni burocratiche”, ha concluso Dapavo.  

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