Cosa sono gli sport elettronici? Storia, evoluzione e gare più importanti

Da diversi anni a questa parte se ne sente parlare sul web e talvolta anche sui media.


Si tratta degli eSport, la nuova frontiera dell’intrattenimento videoludico o, meglio ancora, dell’agonismo videoludico.

Quante volte presunti campioni dei videogame sono saliti alla ribalta grazie a qualche performance particolare?

Adesso la loro bravura può essere sfruttata e capitalizzata a dovere, all’interno di un vero e proprio circuito professionistico.

Sono nati dunque gli sport elettronici, noti con l’abbreviazione di “eSport”, che non si limitano però ai puri e semplici titoli sportivi come quelli dedicati al calcio.

Ad essere sportiva è la natura della prestazione in sé per sé: gli eSport riguardano dunque anche i giochi di strategia o gli sparatutto, purché siano abbastanza complessi da richiedere una determinata abilità e un certo numero di variabili per vincere.

Insomma, non c’è bisogno di ricordare i vecchi sistemi portatili o di sapere come sono fatte e come funzionano le slot machine per capire che non tutti i giochi elettronici possano sposare la filosofia degli eSport. C’è bisogno di allenamento e dedizione, non può bastare la fortuna.

Data la caratura del fenomeno, non c’è voluto molto prima che venissero istituiti dei veri e propri tornei ufficiali. Il World Cyber Games, l’Electronic Sports World Cup e il DreamHack sono tra le principali competizioni che vengono organizzate in giro per il mondo.

L’idea fu già sperimentata diversi decenni fa, precisamente nel 1972, con una serie di gare di “Spacewar!” disputate nell’Università di Stanford. A livello professionistico si ricorda invece la Cyberathlete Professional League, fondata nel 1997. Con l’avvento del web e delle piattaforme di condivisione video il giocare in pubblico è diventato sempre più frequente. La popolarità acquisita dai videogiochi negli ultimi 20 anni è salita alle stelle e l’organizzazione di manifestazioni agonistiche era dunque automatica. Oggi il fenomeno degli eSport frutta circa un miliardo di dollari di fatturato all’anno e vanta una platea di quasi 200 milioni di persone.

In Italia erano state in primis le riviste a tema a invitare gli amanti dei videogame a giocare con competitività, pubblicando le foto dei punteggi ottenuti nei titoli più famosi e stilando delle classifiche nazionali, con tanto di premi in palio. Negli anni ’80 nacque così l’AIVA, l’Associazione Italiana Video Atletica, che iniziò a tenere d’occhio i migliori giocatori in circolazione. La vera svolta per lo Stivale arrivò però solo all’inizio del terzo millennio, con la partecipazione alla seconda edizione dei World Cyber Games, dove gli italiani ottennero 3 medaglie d’argento. Da allora sono nati diversi enti riconosciuti dal CONI, che negli ultimi tempi si è mosso per accettare e promuovere gli eSport come una vera disciplina sportiva.

Il boom degli eSport è tale che attualmente si sta discutendo di includerli nelle Olimpiadi. Il CIO si pronuncerà al riguardo solo dopo i Giochi di Tokyo e a quanto pare sussistono già buone possibilità di successo dato che il movimento è continua espansione, benché ovviamente non tutti gli organi siano d’accordo. Anche se il Giappone aveva già preso in considerazione gli eSport in vista del 2020, c’è chi sostiene che gli stessi non possano essere considerati come delle attività sportive e chi ritiene che i giochi di combattimento e gli sparatutto non possano essere inseriti nel programma olimpico. Presto sapremo come andrà a finire…

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