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giovedì 29 Luglio 2021

Mieloma multiplo, con Car-T sopravvivenza supera i 2 anni

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Il 51% dei pazienti con mieloma multiplo recidivato/refrattario che hanno già ricevuto almeno 3 precedenti trattamenti è vivo a 2 anni grazie a una nuova immunoterapia Car-T, ide-cel. La sopravvivenza globale mediana è di 24,8 mesi. Risultati descritti come “molto importanti se pensiamo che per questi pazienti, pesantemente pretrattati, prima dell’avvento delle Car-T l’aspettativa mediana di vita era compresa fra 6 e 9 mesi”. I dati arrivano dall’aggiornamento dello studio di fase 2 KarMMa che ha arruolato 128 pazienti trattati con ide-cel. Presentati al Congresso dell’Associazione europea di ematologia (European Hematology Association, Eha), sono stati approfonditi durante una conferenza stampa virtuale promossa da Celgene, gruppo Bristol Myers Squibb (Bms).  


“KarMMa è il primo studio di fase 2 con cellule Car T disegnato e condotto per la terapia del mieloma multiplo recidivato/refrattario – spiega Michele Cavo, direttore Istituto di Ematologia ‘L. A. Seragnoli’, Irccs Sant’Orsola-Malpighi, università degli Studi di Bologna e ordinario di Ematologia nello stesso ateneo – I pazienti arruolati avevano già ricevuto una mediana di 6 precedenti regimi di trattamento e l’84% era refrattario a tutte le 3 classi di nuovi farmaci comunemente in uso, che includono gli agenti immunomodulanti, gli inibitori del proteasoma e gli anticorpi monoclonali anti-CD38. La durata mediana del follow-up è stata di 24,8 mesi, la più lunga finora raggiunta con una terapia Car-T nel mieloma multiplo”.  

“Il tasso di risposta globale ha raggiunto il 73% in tutti i pazienti trattati – aggiunge lo specialista – con il 33% che ha ottenuto una risposta completa. La durata mediana della risposta è stata di 10,9 mesi e la sopravvivenza mediana libera da progressione di malattia è stata pari a 8,6 mesi nell’intera popolazione di pazienti. Risultati confermati in tutti i sottogruppi di pazienti in studio, in particolare quelli ad alto rischio (malattia extramidollare, alto rischio citogenetico, eccetera)”. L’Istituto Seragnoli ha partecipato attivamente allo studio KarMMa, che ha evidenziato risultati fino a 5 volte superiori rispetto a quelli attualmente stimati per questa popolazione di pazienti, che non rispondono più a nessuna terapia disponibile e con una aspettativa di vita limitata, evidenzia Bms in una nota. Lo studio – si legge – conferma l’efficacia di ide-cel nel potenziale controllo della malattia a lungo termine.  

Ogni anno – si ricorda nella nota – in Italia 5.800 persone sono colpite da mieloma multiplo, un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo ed è caratterizzato da ripetute recidive. Pertanto i pazienti hanno necessità di più opzioni terapeutiche nelle diverse fasi della malattia, con l’obiettivo di cronicizzarla anche nei casi più gravi. 

Al Congresso Eha – riferisce ancora Bms – è stato presentato anche uno studio sulla combinazione di 3 diversi farmaci. Nel trial vengono valutate l’efficacia e la sicurezza di diverse combinazioni terapeutiche in specifici gruppi di pazienti. La prima tripletta analizzata è costituita da iberdomide, desametasone (cortisone) e daratumumab (anticorpo monoclonale), la seconda da iberdomide, desametasone e bortezomib (inibitore del proteasoma), la terza da iberdomide, desametasone e carfilzomib (inibitore del proteasoma).  

“Iberdomide è un potente modulatore di cereblon, un componente di un complesso proteico che rappresenta il target degli immunomodulatori lenalidomide e pomalidomide, rispetto ai quali è molto più potente – riferisce Cavo – In questo studio sono stati arruolati pazienti pesantemente pretrattati, con almeno 4 precedenti regimi di terapia. E’ stata definita la dose raccomandata per la fase 2 per la combinazione iberdomide, desametasone e daratumumab (1,6 mg). L’identificazione del dosaggio è una tappa ulteriore nel processo di sviluppo di iberdomide, che lo rende più vicino all’utilizzo nella pratica. Inoltre, è emersa la buona tollerabilità delle 3 triplette a base di iberdomide. Rilevante anche il profilo di efficacia, con una probabilità di risposta globale del 41% per la combinazione con daratumumab e quasi del 60% con gli inibitori del proteasoma”.  

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