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venerdì 18 Giugno 2021

Melanoma metastatico, nuovo mix immunoterapici sblocca ‘freno’ a cure

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Nei pazienti con melanoma metastatico mai trattati prima la combinazione tra relatlimab, anticorpo anti Lag-3, e nivolumab, anticorpo anti Pd-1, ha ridotto del 25% il rischio di progressione della malattia. La sopravvivenza libera da progressione mediana ha raggiunto 10,12 mesi con la combinazione dei due farmaci immunoterapici, rispetto a 4,63 mesi con la monoterapia con nivolumab. Sono i risultati dello studio di fase III Relativity-047, presentati al Congresso 2021 dell’Asco (Società americana di oncologia clinica), in corso fino a domani in forma virtuale.  

Lag-3 è un checkpoint immunitario, un ‘freno’ utilizzato dal tumore per aggirare la risposta alle terapie immuno-oncologiche, che si affianca a checkpoint già noti come Pd-1 e Ctla-4, spiega Bristol Myers Squibb (Bms) in una nota. “I primi studi su relatlimab furono avviati circa 4 anni fa proprio al ‘Pascale’ di Napoli – ricorda Paolo Ascierto, direttore Unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative dell’Istituto campano – in cui dimostrammo come sbloccare il nuovo freno al sistema immunitario. La sfida ora è capire quali siano i pazienti candidati a questo trattamento e Lag-3 può costituire un biomarcatore valido per la selezione della migliore terapia”.  

“Nello studio internazionale sono stati coinvolti 714 pazienti con melanoma metastatico o non operabile” ed “è evidente il significativo beneficio clinico offerto dalla nuova combinazione relatlimab e nivolumab in prima linea, con una buona tollerabilità”, evidenzia Ascierto. “Gli inibitori di checkpoint immunitari in monoterapia o in combinazione hanno cambiato la storia della malattia e migliorato i tassi di sopravvivenza – sottolinea l’esperto – Ciononostante, resta una percentuale di pazienti che potrebbero trarre benefici dalla nuova terapia di combinazione che influenza vie cellulari complementari per migliorare l’attività anti-tumorale. Pertanto, puntare alla via di Lag-3 in combinazione con l’inibizione di Pd-1 può rivelarsi una strategia chiave per potenziare la risposta immune”.  

Al meeting dell’Asco – riporta ancora Bms – sono stati presentati anche i risultati dello studio internazionale di fase III CheckMate-067, sulla combinazione delle due molecole immuno-oncologiche nivolumab e ipilimumab in prima linea nel melanoma avanzato.  

“Sono state arruolate 945 persone – riferisce Ascierto – Il 49% dei pazienti trattati con la combinazione è vivo a 6 anni e mezzo. In particolare, la sopravvivenza globale mediana è stata di 72,1 mesi con nivolumab più ipilimumab (la più lunga finora riportata in uno studio di fase III nel melanoma avanzato), rispetto a 36,9 mesi con nivolumab e a 19,9 con ipilimumab. E’ quindi decisivo l’impatto della combinazione sulla sopravvivenza globale, soprattutto se si considera che, prima dell’immunoterapia, la speranza di vita dei pazienti con melanoma metastatico era di circa 6 mesi e meno del 10% era vivo a un quinquennio”.  

“Un altro aspetto importante – rimarca l’oncologo – è rappresentato dal fatto che il 77% dei pazienti vivi a 5 anni e che hanno ricevuto la combinazione non ha più avuto necessità di ricevere un trattamento sistemico. La duplice immunoterapia evidenzia quindi un significativo ‘effetto memoria’: la sua efficacia si mantiene a lungo termine, anche dopo la fine delle cure”. 

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