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mercoledì 16 Giugno 2021

Terrorismo, Alice Brignoli condannata a 4 anni

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Il giudice di Milano Daniela Cardamone ha condannato a 4 anni di carcere e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici Alice Brignoli, la foreign fighter italiana arrestata il 29 settembre 2020 in Siria dove era scappata con il marito e i figli, a cinque anni di carcere per associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. Nel processo con rito abbreviato, i pm di Milano Alberto Nobili e Francesco Cajani avevano chiesto una pena a 5 anni. Le motivazioni saranno esse note tra 30 giorni. 

Il giudice ha stabilito anche una provvisionale di 5mila euro per ogni parte civile lasciando al giudice civile la liquidazione del risarcimento. 

Quella di Alice Brignoli è una storia di “fanatismo”, per i rappresentanti della pubblica accusa. Il viaggio di questa famiglia, lei italiana e lui di origine marocchina, con i tre figli di 2, 4 e 6 anni era iniziata nel settembre 2015, a pochi mesi dalla proclamazione della nascita del Califfato, con un viaggio in auto da Lecco alla Siria. Una “scelta strategica” quella di portare i figli “per farli diventare futuri combattenti, come è successo al più grande dei loro bambini”. Una scelta radicale con la donna che condivide i propositi del marito “con grande entusiasmo, addestra e indottrina i figli in tenera età ed è talmente fiera che la sua foto profilo di WhatsApp mostra i tre figli vestiti da combattente con il dito alzato”.  

Non solo: avrebbe “cercato di convertire la madre e altri familiari”, si era ricostruito nell’indagine. L’attività di ricerca della donna non si è mai interrotta fino alla sicurezza che si trovasse nel campo di Al-halw, nel nord della Siria sotto il dominio curdo. Alice Brignoli e i figli sono stati consegnati dai curdi fuori dal campo e fatti rientrare in Italia a fine settembre 2020 dove per la donna si sono aperte le porte del carcere, mentre i figli sono ancora affidati a una comunità per minori.  

“La condanna non fa bene a nessuno, l’obiettivo non era quello, speriamo davvero invece che questo inizio di percorso di recupero della Brignoli possa concludersi in modo positivo”. Così Alberto Nobili, il magistrato a capo del pool dell’antiterrorismo milanese, commenta la condanna.  

Prima della sentenza, in un video collegamento dal carcere di Piacenza, l’imputata è intervenuta per spiegare il suo stato attuale. “Io non sono più la donna che ero da anni a questa parte, non rifarei più quello che ho fatto però ho bisogno di seguire un percorso e in questo sono molto aiutata dai rapporti con i miei quattro figli” che quotidianamente le è consentito di sentire riferisce Nobili, il quale parla di “un percorso di recupero di identità che era stata smarrita per strada”.  

Le ricerche della donna è dei figli, in cui il Ros ha svolto un ruolo di primo piano, non si sono mai interrotte fino all’individuazione nel campo di Al-halw, nel nord della Siria sotto il dominio curdo nel settembre scorso. “Ci ha ringraziato, si è resa conto di quanto sia stato importante il ritorno in Italia per la sua vita e per il futuro dei suoi figli. Dal campo da cui proveniente parlare di futuro è complesso e complicato”, conclude il pm Nobili. 

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