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lunedì 14 Giugno 2021

Studio su melanoma e metastasi cervello, 41% pazienti vivo a 5 anni

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La pandemia non ferma la ricerca scientifica contro il cancro promossa da Fondazione Nibit, che negli ultimi 12 mesi, ha sviluppato 6 studi clinici, tutti coordinati dal Centro di Immuno-oncologia (Cio) dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Il risultato di questo impegno si concretizza in particolare in tre sperimentazioni, uniche al mondo per caratteristiche e risultati.  

Innanzitutto, lo studio Nibit-M2 evidenzia che il 41% dei pazienti con melanoma e metastasi cerebrali è vivo a 5 anni, grazie alla combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab. E, in un tumore raro e molto difficile da trattare come il mesotelioma, lo studio Nibit-Meso-1 dimostra il valore del ritrattamento con l’immunoterapia e la possibilità di utilizzare il carico mutazionale del tumore (Tmb) per prevedere la risposta a questo approccio di cura. Infine, lo studio Nibit-ML1 vuole indicare una nuova via per vincere la resistenza all’immuno-oncologia nel tumore del polmone e nel melanoma. Le ricerche sono presentate oggi in una conferenza stampa online. 

“Questi studi, che pongono le basi per cambiare la pratica clinica quotidiana, testimoniano la dedizione dei ricercatori di Fondazione Nibit che, anche in questi mesi difficili a causa del Covid-19, hanno continuato a lavorare per rendere disponibili ai pazienti oncologici nuove sperimentazioni cliniche”, spiega Michele Maio, presidente Fondazione Nibit, direttore della cattedra di Oncologia dell’Università di Siena e del Cio dell’Aou Senese. “Oggi nel Centro di Siena sono circa 300 i pazienti, il 25% in più rispetto al 2019, coinvolti in oltre 50 studi clinici attivi. Le conseguenze della pandemia – riferisce – cominciano a essere evidenti nei nostri reparti in cui osserviamo persone con neoplasie molto avanzate, perché hanno ritardato le cure o ignorato sintomi sospetti, evitando di andare in ospedale. Non possiamo vanificare gli sforzi compiuti dalla comunità oncologica in questi anni, la ricerca scientifica non deve arrestarsi e la Fondazione Nibit è in prima linea”. 

In particolare, lo studio Nibit-M2 ha arruolato 80 pazienti con melanoma e metastasi cerebrali. “Nel 2020, in Italia, sono stati stimati 14.900 nuovi casi e circa il 50% dei pazienti con melanoma sviluppa metastasi cerebrali. Per la prima volta al mondo abbiamo infranto il dogma per cui l’immunoterapia non funziona in questi casi”, afferma la dottoressa Anna Maria Di Giacomo, coordinatore del programma di sperimentazioni cliniche di fase I e II del Cio. “Lo studio di fase 3 Nibit-M2 rappresenta la prosecuzione ideale dello studio Nibit-M1, pubblicato nel 2013 su ‘Lancet Oncology’. La novità più importante consiste nell’evidenza che, grazie alla combinazione di nivolumab e ipilimumab, il 41% dei pazienti trattati è vivo a 5 anni rispetto al 10,9% con fotemustina”. 

Un’altra strada aperta da Fondazione Nibit va nella direzione di indentificare con sempre maggior precisione i pazienti che possono rispondere all’immunoterapia, come evidenziato dallo studio Nibit-Meso-1, che ha coinvolto 40 pazienti con mesotelioma. “I nostri obiettivi sono, da un lato, fornire la migliore terapia a ogni persona con diagnosi di cancro, dall’altro utilizzare al meglio le risorse disponibili”, continua Maio. 

“Per raggiungere questi risultati – sostiene – serve un biomarcatore ‘solido’ e Tmb, che misura il numero di mutazioni molecolari nel tumore, va proprio in questa direzione. Per valutare il carico mutazionale è necessario analizzare una quantità elevata di geni. Il test è eseguito su tessuto tumorale, grazie alle moderne tecniche di analisi del genoma che si avvalgono del sequenziamento genico di nuova generazione. E deve essere effettuato al momento della diagnosi: così il clinico dispone di una ‘fotografia’ molecolare completa per ogni paziente e può individuare quali risponderanno meglio all’immunoterapia”. 

Il terzo studio è Nibit-ML1, promosso grazie anche al contributo di Bristol Myers Squibb ed Astex Pharmaceuticals. “E’ partito a ottobre 2020, durante la seconda ondata della pandemia – afferma Anna Maria Di Giacomo, principal investigator -. Saranno coinvolti complessivamente circa 20 centri italiani ed è previsto l’arruolamento di 160 pazienti, 80 con melanoma avanzato e 80 con tumore del polmone, che non hanno risposto a un precedente trattamento immunoterapico. L’obiettivo della ricerca è comprendere i meccanismi di resistenza all’immuno-oncologia per superarli”.  

“Sappiamo che circa il 50% dei pazienti con melanoma risponde all’immunoterapia a lungo termine – continua Maio -. Nel tumore del polmone la percentuale è pari a circa il 35%. Per aumentare questi numeri, una delle strategie da seguire è rendere le cellule tumorali maggiormente ‘visibili’ al sistema immunitario, ad esempio utilizzando farmaci ipometilanti. Vogliamo analizzare l’efficacia della combinazione di nivolumab e ipilimumab con una molecola ipometilante in pazienti che hanno fallito una precedente terapia con anticorpi diretti contro PD-1/PD-L1 già disponibili nella pratica quotidiana”.  

“La base scientifica di questo studio è stata sviluppata nell’ambito del progetto 5Xmille di Airc, che include 5 importanti istituzioni italiane ed è coordinato dal Centro di Siena. E grazie all’impegno dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, a maggio 2020, abbiamo anche inaugurato il nuovo Centro di sperimentazioni cliniche di fase I, che permetterà di accogliere e seguire in modo sempre più efficace i pazienti oncologici che ad essa afferiscono da tutta Italia”, conclude.  

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