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venerdì 25 Giugno 2021

Quirinale, Giuffrè: “Mattarella chiaro, quadro politico disomogeneo per un bis”

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Lo stop del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di fronte alle ipotesi di un suo ulteriore impegno al Quirinale dopo l’attuale settennato “è stato molto chiaro. Io credo che il capo dello Stato non accetterà un reincarico per due ragioni. Innanzi tutto, per una questione di sensibilità personale, che si riflette sul modo di interpretare il suo ruolo istituzionale, certamente diverso rispetto a chi lo ha preceduto. In secondo luogo, per la disomogeneità dell’attuale quadro politico, che non sembra far presagire quella quasi unanime richiesta di un prolungamento del mandato, a suo tempo, invece, rivolta al Presidente Napolitano. Nel contesto attuale non tutti i partiti di maggioranza sembrano favorevoli alla rielezione del presidente. Anzi, vi è già chi, nell’attuale maggioranza, ha invocato la successione di Mario Draghi”. Ne parla con l’Adnkronos Felice Giuffrè, professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico nell’Università degli Studi di Catania, inquadrando la problematica rielezione anche sul fronte costituzionale: “La Carta sul punto tace. Stabilisce la durata dell’incarico indicando il settennato, ma non esclude in radice una rielezione, soprattutto dinanzi ad una situazione straordinaria, come è già avvenuto una volta”. 

Dunque, l’eventuale rielezione di un Presidente della Repubblica a conclusione del primo settennato va considerata come un caso eccezionale? “Con i sette anni si scavalca la durata normale delle camere e si scollega la figura del presidente dalla maggioranza di Legislatura – risponde il costituzionalista, coautore, tra l’altro, del libro ‘L’eccezionale bis del presidente Napolitano’ – I Costituenti hanno ritenuto che il settenario fosse un tempo sufficiente. La rielezione appare, dunque, come un fatto straordinario. Quando Napolitano accettò il secondo mandato – ricorda – lo fece per risolvere uno stallo che il sistema dei partiti non riusciva a superare da solo”.  

“In quell’occasione fu lo stesso Presidente che si impose un termine, precisando cioè che si sarebbe fermato al Quirinale solo per il tempo strettamente necessario a far ripartire le normali dinamiche politico-istituzionali. In questa fase, alcune forze politiche di maggioranza sembrano utilizzare la proposta di rielezione del Presidente Mattarella come occasione per giungere alla scadenza naturale delle Camere. Altri, invece, sembrano puntare ad una successione per superare l’attuale maggioranza di emergenza e tornare quanto prima alle urne. In ogni caso, l’ipotesi della rielezione del Presidente in carica rivela, come in occasione del ‘precedente’ Napolitano, l’instabilità del quadro politico e del sistema dei partiti, incapaci di formare maggioranze omogenee e coese”. 

In occasione della rielezione di Napolitano, “i leader politici andarono in processione al Quirinale per chiedere al Capo dello Stato di accettare in via eccezionale la ricandidatura – ricorda inoltre Giuffrè – Fatto altamente improbabile adesso. Non so – osserva – se in questa occasione ci saranno le condizioni per una analoga unanime richiesta. Lo ripeto, ci sono pezzi di maggioranza che vogliono andare alle elezioni e altri che, invece, guardano con preoccupazione al voto”.  

A rendere ancor più improbabile un mutamento di indirizzo del Capo dello Stato è, secondo il professore di Catania, anche “la sensibilità personale e il modo diverso di interpretare il ruolo della Presidenza della Repubblica da parte di Sergio Mattarella rispetto a Giorgio Napolitano. Quest’ultimo ha agito da “garante attivo” di fronte ad uno scenario instabile, con interventi che, in certi momento, sono apparsi quasi di guida e indirizzo (sebbene di indirizzo “politico-costituzionale”. Il Presidente Mattarella, invece, sembra aver interpretato in senso più classico il suo ruolo di “garante”.  

“Ricordiamo, infatti, le parole severe e il manifesto disappunto che ha inteso esprimere allorché i partiti non sono riusciti a trovare valide alternative dopo il mandato esplorativo conferito al Presidente della Camera Roberto Fico. Solo in quel momento – conclude il costituzionalista – il Presidente Mattarella ha preannunciato l’iniziativa che ha portato alla nomina di Mario Draghi come nuovo Presidente del Consiglio”.  

(di Roberta Lanzara) 

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