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mercoledì 23 Giugno 2021

Mo, Di Segni: “No ad appelli monodirezionali, Israele si deve difendere”

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“Non si lancino appelli monodirezionali a Israele. E’ allucinante che sia l’unica ad essere sollecitata a stare ferma, a ritirare, ad aspettare, subendo tutto questo scatenamento di violenza. Quello che succede a Gerusalemme si espande, c’è grande preoccupazione ovunque, con il dispiacere che tutto questo accada in un giorno che doveva essere di festa. E’ assurdo che si subiscano queste limitazioni. Israele si deve difendere”. Lo dice all’Adnkronos Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, commentando gli scontri a Gerusalemme all’alba di oggi. 

“Bisogna distinguere tra le parole intimidatorie e gli atti ragionevoli – aggiunge la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane – rispondendo alle parole pronunciate dal leader di Hamas e alle accuse mosse dal premier palestinese Mohammad Shtayyeh al governo israeliano – Che loro diano degli ultimatum a Israele non è certo una novità, fosse per loro bisognerebbe ridargli tutta Israele nel giro cinque minuti e questo è normale nella dialettica e nello stile delle associazioni terroristiche palestinesi o di chi li governa. Il problema è come reagisce il resto del mondo, come asseconda queste voci. L’aspettativa non è che siano ragionevoli i palestinesi ma gli altri Stati, che le Nazioni Unite sappiano essere lucide, non che diano tutte le colpe a Israele. Non è che la polizia israeliana si sveglia la mattina, non sa che fare e interviene in questo modo, è chiaro che sono atti di difesa di una situazione di una violenza incendiaria sollecitata dalla parte palestinese”. 

“Adesso naturalmente tutta l’attenzione è sul recente lancio di missili e l’invito ad entrare in zone protette in tutta Gerusalemme e nella zona circostante – continua Di Segni -. Seguiamo con il cuore sospeso minuto per minuto quello che sta accadendo. Israele si deve difendere. Non si può rimanere inerti. Non è vediamo, capiamo: qui c’è da rendersi conto che c’è una escalation voluta e progettata per settimane”.  

(di Silvia Mancinelli) 

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