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giovedì 24 Giugno 2021

Csm e caso Amara, De Magistris: “Vicenda appare molto torbida”

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Sul caso Amara “devo essere sincero, la vicenda appare molto torbida e avrebbe richiesto l’intervento di una magistratura molto attenta, autonoma e libera per poter far luce fino in fondo su un caso che, devo dire, ha degli aspetti anomali”. A dirlo all’AdnKronos, parlando delle copie non firmate dei verbali dell’avvocato Piero Amara che il pm di Milano Paolo Storari ha consegnato all’allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo, è il sindaco di Napoli, ed ex pm di Catanzaro, Luigi de Magistris.  

“Quello che trovo molto anomalo in questa vicenda è che un magistrato che indaga su fatti così gravi e inquietanti, poi bisogna vedere se fondati o meno, si reca da un consigliere del Csm e, come sembrerebbe, gli consegna del materiale sul quale è in corso un’attività investigativa. Un comportamento anomalo per quanto attiene Storari ma anche il ricevente Davigo. Parliamo di segreto investigativo. E’ vero che Davigo in quel momento è componente del Csm, ma la prima cosa che bisogna capire è a che titolo riceve quei verbali. Li ha ricevuti con una trasmissione formale? In quel caso, non credo che si possano trasferire gli atti formalmente a un singolo consigliere del Csm. Se ci sono degli atti che devono essere trasmessi per competenza al Csm, c’è il canale formale di trasmissione”.  

La vicenda, però, induce de Magistris a riflettere su una similitudine, e sulle differenze di comportamento, fra il caso Storari e quanto fece lui da sostituto procuratore di Catanzaro. “Quando mi trovai di fronte al fatto di dover segretare in cassaforte l’iscrizione dell’allora deputato e coordinatore regionale di Forza Italia Giancarlo Pittelli insieme a un generale della Guardia di Finanza, perché indagavo su una loggia coperta, massoneria deviata e altri gravi reati – sottolinea de Magistris -, siccome sapevo di un rapporto strettissimo di Pittelli con il procuratore della Repubblica e della sua capacità pervasiva di venire a conoscenza dei fatti più riservati, feci un’iscrizione segretata, la misi in cassaforte e la chiusi. Questa è una procedura sicuramente anomala, sicuramente irregolare. Io però mi posi un problema: ho gli elementi che Pittelli è legato al procuratore, già segnalati alla procura di Salerno su un’altra precedente grande fuga di notizie, se avessi avvisato il procuratore che gli dovevo mandare degli atti, come prevede la legge, mi sarei trovato di fronte qualche magistrato che sicuramente mi avrebbe indagato per favoreggiamento o per violazione del segreto investigativo, addebitandomi il fatto di aver messo al corrente il procuratore pur sapendo del rapporto stretto, addirittura collusivo, tra un indagato e il procuratore stesso”.  

Invece, aggiunge de Magistris, “io ho segretato pensando che quando il Csm mi avesse chiamato, avrei spiegato le ragioni del perché una condotta diversamente esigibile non mi era imputabile. Invece il Csm che cosa mi disse? Che dovevo informare il procuratore che a sua volta si doveva astenere. In sostanza mi disse che dovevo violare il segreto, aiutare quello che era il suo uomo di riferimento della procura e bruciare le indagini. Ecco perché questa storia dei verbali di Amara mi ha colpito, perché qui c’è addirittura un magistrato che indaga, e dovrebbe indagare con ragioni di segreto investigativo, che si reca da un consigliere del Csm scatenando tutto quello che abbiamo visto dopo, con il ruolo della segretaria, la trasmissione dei verbali ai giornalisti e tutto quello che sappiamo dei giornali. Ed ecco perché dico che questa vicenda mi ha colpito sia nella trasmissione di Storari che nella ricezione da parte di Davigo”.  

Ma, spiega ancora de Magistris, “qui non c’è solo un eventuale profilo di deontologia, che pure è importante per chi ricopre un ruolo nell’organo che dovrebbe insegnare ai magistrati come ci si comporta, ma anche un tema penale. Il tema più delicato, dunque, è la segretezza di questi verbali. Io non so se queste carte poi sono circolate ulteriormente o se ci si limita al chiacchiericcio, ma delle due l’una: o i fatti segnalati sono veri, ed è una vicenda inquietante, oppure, se fossero falsi, saremmo di fronte a una grande operazione di depistaggio e di calunnia. Ecco perché dico che sarebbe servita una grande professionalità e anche dei comportamenti molto corretti. Io da pm di Catanzaro penso di essermi comportato in maniera esemplare, perché feci tutto alla luce del sole, segretai, chiusi in cassaforte, feci le bollinature con la cancelleria e scrissi le motivazioni del perché segretai, e quelli mi dissero che dovevo parlarne al procuratore, e invece di tutelare la segretezza del procedimento hanno tutelato i personaggi che dovevano essere indagati”.  

Dunque, aggiunge de Magistris, “io tutelai il procedimento pensando che quando un domani qualcuno mi avesse chiesto conto del perché, avevo le prove per spiegarne il motivo per cui l’avevo fatto. Invece in questa vicenda, ecco cosa mi ha impressionato, invece di tutelare la segretezza del procedimento e le indagini, si è disvelato il contenuto. E allora perché e stato svelato? Forse ci manca qualche passaggio…c’erano delle ragioni particolari? Ancora non è chiaro cosa ha fatto Davigo, sembra che abbia ricevuto le carte, bisogna capire dopo averle ricevute cosa ha fatto, perché se ha ricevuto e ha fatto i passaggi formali di uno che riceve qualcosa che non può ricevere, e quindi ha agito informando le autorità giudiziarie competenti, e allora non rischia nulla. Ma se avesse ricevuto per poi darle a qualcuno informalmente, rischierebbe di essere indagato. Se fosse così, non sarebbe un testimone. Ma, ripeto, bisogna capire, Davigo ha fatto ‘Mani Pulite’ e quindi credo abbia agito informando chi di dovere. Me lo auguro per lui”. 

Quanto al nome del Consigliere del Csm Sebastiano Ardita contenuto nei verbali di Amara e indicato dall’avvocato siciliano come membro della loggia ‘Ungheria’ (affermazione su cui Ardita ha già evidenziato più di una contraddizione), de Magistris spiega: “Anche per questo dico che la vicenda mi sembra torbida e inquietante, e che non meritava una dispersione di questo tipo, perché noi ci troviamo di fronte un’indagine bruciata con l’eventualità che persone per bene siano state, appunto, bruciate. Dentro magari hanno messo anche persone non per bene, ma da dovunque la vediamo è una brutta storia da gestire in modo delicato, ma allo stato vediamo che non c’è stata la capacità professionale di gestire bene queste indagini fin all’inizio, altrimenti non ci troveremmo verbali dappertutto. Questo significa che l’indagine non ha tenuto, così come il segreto investigativo, si è informata un’autorità che non andava informata in quei termini, sono fuoriusciti i verbali nelle portinerie dei giornalisti, abbiamo una segretaria di un ex Consigliere del Csm indagata e perquisita. La vicenda mi sembra grave, anche perché ci sono dei nomi che magari sono più discutibili, ma anche nomi di persone che fino a qualche giorno fa erano considerate fra le persone che meglio si stavano comportando in un’azione di rinnovamento della magistratura”. In ogni caso, aggiunge de Magistris, “l’attenzione principale in questo momento è su coloro che dovrebbero spiegare maggiormente i loro comportamenti, vale a dire Storari e Davigo”.  

Infine, De Magistris si sofferma sulle conseguenze che il caso Amara, e prima la vicenda Palamara, possono avere sulla magistratura: “Credo che la fiducia nella magistratura sia oggi al minimo storico. Da quando la seguo io, ma anche andando indietro a quando mio padre faceva il magistrato, la magistratura non è mai stata a un livello così basso di credibilità, e ciò ovviamente mette in crisi anche la tenuta della coesione sulle libertà civili e sulla democrazia. Ma come se ne esce? Ormai non credo più a una capacità auto-riformante sul sistema delle correnti. Credo che ormai la degenerazione sia così pervasiva che l’auto- generazione non è più sufficiente, quindi probabilmente c’è bisogno di un elemento di cambiamento anche normativo. Se 30 o 40 anni fa, ma anche 10, mi fossi posto il quesito sul sorteggio temperato per il Csm, avrei detto di essere assolutamente contrario. Ma per come si è caduto in basso, credo ci sia bisogno di un elemento che ponga aspetti non gestiti in maniera sistemica nell’individuazione delle persone che ricoprono incarichi all’interno del Csm”.  

Credo, prosegue De Magistris, “che sia venuto il momento in cui ci sia la possibilità di accedere al plenum in maniera diversa dalla selezione che hanno fatto le correnti, perché quello è un sistema di appartenenza che non si può autoriformare. Ecco perché penso che occorra un sorteggio temperato, non ovviamente su 8mila magistrati estratti a sorte, però un sistema che alla fine preveda un sorteggio temperato per un periodo anche limitato nel tempo, dieci o vent’anni, che consenta un cambiamento generazionale. Quello che ho visto nel sistema delle correnti e quello che ho visto del livello di corruzione nella magistratura, è qualcosa di impressionante. E questo preoccupa. Preoccupa il cittadino e l’uomo delle istituzioni, perché si tratta di vicende che attengono alla tenuta della democrazia”. 

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