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venerdì 18 Giugno 2021

Cateteri venosi periferici: “Scegliere il dispositivo appropriato è la sola strategie vincente ”

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In questo modo si possono ridurre le complicanze e ottimizzare le risorse impiegate
 

Roma, 26 maggio 2021 – I cateteri venosi periferici (CVP) rappresentano dispositivi medici ampiamente diffusi in ambito sanitario. A seconda della tipologia di impiego vi sono diversi dispositivi (CVP) la cui corretta scelta deve essere valutata in base a differenti parametri: valutazione del patrimonio venoso, condizioni cliniche generali, tempi di permanenza del dispositivo, soluzioni da infondere, conoscenze dell’operatore. La sostituzione inattesa provoca dolore e comporta costi aggiuntivi. L’utilizzo dell’antisettico cutaneo con clorexidina gluconato (CHG) al 2% in alcool isopropilico (IPA) al 70% in applicatore monouso sterile ha ridotto il rischio di complicanze infettive. Per discutere della gestione complessiva dei CVP in ambiente ospedaliero, Motore Sanità ha organizzato il webinar ‘Nuove evidenze nella gestione dei cateteri venosi periferici per ridurre il rischio di complicanze infettive’, realizzato grazie al contributo incondizionato di Becton Dickinson.  

“Le infezioni catetere relate rappresentano ancora oggi un aspetto critico per l’aumentato rischio di mortalità, tempi di degenza e costi correlati. Ci troviamo di fronte alla necessità di ridurre tali rischi e il punto di partenza, anche riguardo gli accessi venosi periferici, è rappresentato dall’antisepsi cutanea. Le evidenze hanno dimostrato che una corretta antisepsi effettuata con clorexidina gluconato (CHG) al 2% in alcool isopropilico (IPA) al 70%, è in grado di ridurre drasticamente il rischio di infezione. L’antisettico da solo però non basta per ridurre le complicanze non infettive quali occlusioni, dislocazioni e flebiti. La riduzione delle complicanze, come dimostrato nel recente studio CLEAN-3, pubblicato sulla rivista Lancet nel 2021, può avvenire grazie all’utilizzo in simultanea di strategie comportamentali e di dispositivi per la gestione dell’accesso vascolare periferico”, ha spiegato Giancarlo Scoppettuolo, Dirigente Medico Dipartimento Scienze di Laboratorio e Infettivologia UOC Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma. Professore Facoltà Medicina e Chirurgia “A. Gemelli”, Roma  

“I cateteri venosi periferici rappresentano i dispositivi maggiormente utilizzati in ambito ospedaliero, eppure la pratica clinica e le evidenze scientifiche dimostrano che le complicanze legate ad essi sono frequenti e talvolta sottovalutate per l’impatto clinico ed economico. Una non ottimale scelta del dispositivo e soprattutto una non corretta gestione dello stesso, contribuiscono in modo significativo all’incremento delle complicanze, quali infezioni, dislocazioni precoci, occlusioni e flebiti. Oggi abbiamo a disposizione diversi tipi di dispositivi periferici, che si differenziano in termini di durata, lunghezza, materiale e ambito di utilizzo. Conoscere tali dispositivi, adottare un algoritmo di scelta appropriato, ma soprattutto l’applicazione di un bundle di gestione degli stessi, risultano essere strategie vincenti per ridurre le complicanze e per un’ottimizzazione delle risorse impiegate” ha dichiarato Mauro Pittiruti, Dirigente Medico Chirurgia d’urgenza UOC Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma. Professore Facoltà Medicina e Chirurgia “A. Gemelli”, Roma. 

 

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