Very Food: reinventarsi in cucina 3

Very Food: reinventarsi in cucina

Very Food: reinventarsi in cucina. La crisi come un’opportunità. Così Flaminia Valignani di Turri e Micaela Cini, rispettivamente chef e food blogger, hanno unito le forze per superare il momento difficile dato dall’emergenza sanitaria.

«Prima del primo lockdow lavoravo come personal chef, principalmente per cene private. Mi sono sempre definita una cuoca a domicilio» racconta la prima, quarantanove anni, con un passato da designer di gioielli.

«Facevo eventi, catering e collaboravo con un’azienda di food che organizzava delle cooking class per turisti stranieri che così faceva un’esperienza insolita grazie alla quale imparavano a cucinare i piatti della tradizione romana e poi li mangiavano».

Il Covid ha spazzato via tutto: eventi, cene private, turismo. Come reinventarsi nel settore che più di tutti ha subito restrizioni? Grazie ad Internet.

«Durante il lockdown non ho mai pensato di cambiare mestiere, perché la mia passione per la cucina non la poteva certo spegnere un Virus. Ma ho passato settimane complicate, perché non sapevo cosa avrei fatto se le restrizioni fossero continuate. Di certo volevo migliorarmi per farmi trovare pronta una volta finito tutto e così, invece di mettermi a cantare sul balcone, ho iniziato a seguire vari tutorial online. Finché non ho trovato quelli di Micaela, sul suo blog www.memoriadelgusto.it. Lei la conoscevo solo di nome, ma avevo collaborato con suo fratello Nicolò che, appena ha saputo del mio interesse per le sue tecniche, ci ha messe in contatto».

Il loro primo incontro risale ad ottobre scorso ed è stato amore a prima vista anche se hanno un percorso professionale decisamente diverso. Micaela, infatti, nasce pasticcera:

«Cinque anni fa mi sono diplomata al Corso Professionale di Pasticceria presso Les Chefs Blancs di Giulia Steffanina, Sandro Masci e Igles Corelli e da quel momento ho seguito tanti altri corsi di perfezionamento, avviando la mia attività di pasticciera, come libera professionista» racconta lei, che di anni ne ha trentasette.

«Nel corso del tempo ho voluto approfondire la mia conoscenza con i lievitati dolci e salati, fino a quando la diffusione del Coronavirus in Italia ha fermato del tutto la mia attività. Che è ripresa a pieno ritmo solo ad ottobre, dopo l’incontro con Flaminia».

Insieme, sono tornate a cucinare non solo per passione mettendo in piedi “Very food”. Flaminia già da qualche mese pensava di provare il delivery: «Con Micaela l’attività ha preso piede nel migliore dei modi. Perché riusciamo a compensarci, io con le mie idee e lei con un’esecuzione perfetta di ciò che le richiedo. Assembliamo le nostre cucine e siamo riuscite ad ultimare dei piatti non solo originali, ma assolutamente squisiti a detta dei nostri clienti che in breve tempo sono aumentati principalmente grazie ad un passaparola».

Durante le feste natalizie l’attività è esplosa, soprattutto grazie i panettoni artigianali: «Abbiamo creato delle ceste regalo con prodotti nostri, dalle conserve chutney al sottovuoto di pomodorini confit affumicati al barbeque, fino ai nostri panini “divini” con pastrami o pulled pork, tutto rigorosamente preparato in casa. Oltre, naturalmente, a panettoni e pandori». L’intenzione è quella di replicare per Pasqua, con le colombe. «Ma già in queste settimane stiamo lavorando ia niuovi menù settimanali, che cambiano di volta in volta. La chiave vincente della nostra accoppiata professionale sta nella curiosità che proviamo l’una nei confronti della cucina dell’altra. Io mi sono sempre affidata alla tradizione, magari rivisitata in chiave moderna. Micaela è un vulcano di idee nella realizzazione di prodotti lievitati, che conosce alla perfezione».

Quando l’emergenza sanitaria sarà solo un ricordo la loro attività, nata in un momento di difficoltà, non si fermerà: «Il delivery è il presente ma anche in futuro sarà sempre più diffuso e per questo stiamo mettendo in prova anche degli impasti per celiaci, senza glutine.

Si tratta di prodotti che devono esser gustosi sia per gli intolleranti, sempre penalizzati per colpa della non ottima riuscita dei prodotti senza il glutine, che per coloro che devono condividere pranzi e cene con loro, magari essendo parenti. Vogliamo così unire in una ricetta il sapore e la praticità, evitando di far cucinare in due modalità differenti per lo stesso pasto».

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