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venerdì 7 Maggio 2021

Scuola, 6 studenti su 10 ‘bocciano’ la Dad

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Tanti i fattori che portano la maggioranza degli studenti a dare un giudizio negativo della didattica a distanza. Appena 1 alunno su 10 promuove la preparazione tecnologica dei docenti; solo per la metà hanno saputo organizzare lezioni stimolanti. Anche la casa, però, nasconde delle insidie. Così l’attenzione e il rendimento crollano. Per non parlare dei ‘danni’ psicologici, che aprono le porte a comportamenti errati. L’indagine condotta dal portale Skuola.net con l’Associazione Nazionale Di.Te., fa emergere la bocciatura della Dad da parte del 62% dei 10mila studenti di età compresa tra gli 11 e i 19 anni  

Una ‘sentenza’ che, dopo oltre un anno di lezioni online, è quasi definitiva. Le cause vanno rintracciate in un mix di fattori e su cui sarà necessario riflettere alla riapertura definitiva degli istituti. Magari partendo già ora, con il rientro pressoché totale in aula degli alunni di elementari e medie e tra il 70% e il 100% – nelle zone gialle e arancioni – di quelli delle superiori, giusto in tempo per l’ultimo mese di scuola.  

La Dad non convince soprattutto perché gli studenti sembrano aver perso la motivazione a seguire le lezioni, complici anche docenti che non sono riusciti a organizzare lezioni stimolanti: lo dice quasi la metà degli intervistati (48,6%). Un aspetto che ha avuto una conseguenza quasi scontata: un calo del rendimento rispetto a quello che si raggiungerebbe in presenza, percepito come “nettamente” o “leggermente” peggiorato dal 28,7% degli studenti. Ma forse la ‘bocciatura’ della Dad è anche il frutto delle tante distrazioni che, stando lontani da occhi indiscreti, tanti ragazzi si sono concessi autonomamente, specialmente attraverso gli strumenti di messaging: il 58% dei ragazzi, ad esempio, ha dichiarato che ha usato app come WhatsApp e/o simili per avere scambi con i compagni o con gli amici, durante le lezioni.  

Ma la mancanza di concentrazione e attenzione non è sempre “colpa” dei ragazzi. Ci si mettono anche condizioni strutturali: tanti studenti, infatti, raccontano di non essere riusciti a seguire la scuola online perché distratti (58%) o interrotti (51,4%) da altre persone presenti in casa. Inoltre, il 15% degli intervistati ha raccontato di non poter mai o quasi mai contare su uno spazio privato per seguire la Dad. E poi ci sono le interruzioni dovute ai problemi di connessione: ci si è imbattuto più di una volta il 36,8% del campione, “spesso” o “sempre” il 32,3%. Un contributo, però, viene anche dalla carenza di adattamento dei docenti al nuovo modo di fare lezione: solo il 9,1% degli studenti intervistati ritiene che tutti (o quasi) i docenti sappiano davvero fare lezione in Dad, a cui si aggiunge un 23,5% che perlomeno salva la maggioranza ma ne boccia comunque più di uno..  

“Non possiamo bocciare la Dad a priori: laddove si è abbastanza fortunati da avere a disposizione insegnanti preparati, connettività, spazi adeguati a casa, un gruppo classe disciplinato l’apprendimento a casa può funzionare addirittura meglio di quello in presenza – commenta Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net – tuttavia per 3 studenti su 10 che affermano di aver ottenuto un rendimento scolastico migliore, ce ne sono altrettanti che sono peggiorati. I dati, inoltre, dimostrano che, al di là dei voti scolastici, i danni che stanno subendo i giovani nella loro crescita sono profondi e non vanno ignorati. Bene quindi l’impegno del Governo finalizzato al rientro in classe, sperando che la percentuale possa crescere sempre di più sulla base dell’andamento dei contagi e delle effettive possibilità degli istituti”. 

Il lungo periodo della Dad ha avuto, però, pesanti implicazioni negative anche sulle abitudini dei ragazzi e sul loro stile di vita. Dall’inizio della pandemia, alcuni hanno addirittura iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti (9%), alcol (quasi 18%) e fumo (12%). Tra chi faceva già uso di queste sostanze, inoltre, si è registrato un aumento netto del consumo di stupefacenti per il 10%, degli alcolici per il 6% e delle sigarette per il 16%. A cui si aggiunge chi confessa un aumento lieve (12% per quel che concerne alcolici e stupefacenti, quasi 20% per gli alcolici). Ma non è tutto: sono cambiate pure le abitudini alimentari, con il 50% degli adolescenti che dice di avere incrementato il consumo di cibo durante gli ultimi mesi di chiusura in casa. E, ancora, se circa un terzo dei ragazzi (36%) dice di avere dormito più ore, il 44% ammette di dormire meno ore rispetto a quanto facesse prima della pandemia e della didattica a distanza.  

“Questi sono solo alcuni dei riflessi di un disagio che si protrae da lungo tempo. Dormire di più può rivelare uno stato depressivo, mentre dormire di meno o in modo discontinuo può sottendere a uno stato ansioso”, fa riflettere Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. “Il malessere dei giovani è percepibile – continua l’esperto – ed è più che urgente intervenire quanto prima per contenerlo, arginarlo e invertire la rotta occupandoci della loro salute mentale. Oltre a non avere avuto occasioni sociali, hanno perso anche molte delle loro valvole di sfogo, tra cui lo sport. Se si va a vedere come hanno vissuto il rapporto con l’attività fisica, fondamentale per mettere in circolo le endorfine, gli ormoni del benessere, si osserva che più della metà degli intervistati non ha fatto nessuna attività”.  

Perché la scuola in presenza è anche un luogo dove si riesce meglio ad aprire la mente e i cuori delle persone, dove imparare a interagire con gli altri. Lo dimostra il fatto che, durante la Dad, gli studenti oltre a percepire le lezioni poco coinvolgenti (lo dice più del 76% di loro) hanno messo in evidenza – nel 53,3% dei casi – che non hanno mai avuto spazi di condivisione del loro vissuto emotivo. Questo aspetto non potrà che essere un problema per il ritorno in presenza. Chi, per esempio, ha subito atti di cyberbullismo durante la Dad, ed è successo nell’11% dei casi, ha dichiarato che ha iniziato a isolarsi volontariamente (nel 77% dei casi). “Molti ragazzi vittime di cyberbullismo con elevata probabilità avranno difficoltà a tornare sui banchi: se non interveniamo con un percorso di supporto studiati ad hoc per le scuole, assisteremo a un aumento dell’abbandono scolastico”, conclude Lavenia. 

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