Riaperture, coprifuoco, pass tra Regioni e vaccini: cosa succede

Riaperture, coprifuoco, pass per gli spostamenti, vaccini. Sono ore cruciali per i principali nodi sul tavolo e c’è attesa per il monitoraggio di venerdì, decisivo per determinare quali Regioni passeranno in zona gialla. 


La riunione del Cts per analizzare le linee guida stilate dalle Regioni sulle riaperture e il green pass per gli spostamenti è stata convocata per oggi alle 17. “Il rischio calcolato” delle riaperture “va corso sennò rischiamo, in una parte del Paese, la disperazione sociale” ha avvertito ieri il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, a Mattino 5. “Il Paese – ha sottolineato – non può rischiare la pandemia economico-sociale mentre sta cercando di sconfiggere quella sanitaria”. 

Riaperture che seguiranno un percorso graduale, come ha ricordato a Zapping Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia e neo presidente della Conferenza delle Regioni. “Il governo ha fatto una scelta di anticipare i tempi con una gradualità nelle riaperture, anticipandole perché l’alternativa è che tutto stava chiuso. E’ un percorso graduale, poi mi auguro, se le cose continueranno con una diminuzione della ospedalizzazione e dei contagi, che in poche settimane si potranno garantire maggiori aperture” ha detto Fedriga sull’ipotetico scontro tra ristoratori che hanno disponibilità di spazi all’aperto e colleghi penalizzati dall’assenza e costretti a restare chiusi. “Anche sull’interno in Conferenza abbiamo già proposto le nostre linee guida al governo – ha aggiunto – Sicuramente penso che tra qualche settimana si possa pensare di ampliare le categorie. C’è stato un netto cambio di passo, bisogna guardare il bicchiere mezzo pieno, sapere che la prospettiva è di non chiudere più”. 

Sulle riaperture, però, tra gli esperti c’è chi come il virologo Andrea Crisanti avverte che “i numeri non giustificano queste decisioni del governo”. L’Inghilterra è arrivata a queste scelte con “15 morti” di Covid-19 “al giorno, 2mila casi e il 70% della popolazione vaccinata. Vorrei capire cosa è stato calcolato e ragionato, quanti morti siamo disposti a tollerare”. “Non si vaccina con alti livelli di trasmissione, è un azzardo biologico – ha detto il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, ospite di ‘The Breakfast Club’ su Radio Capital – In questo modo si dà al virus l’opportunità di mutare. Bisogna adottare il modello inglese, che ha accelerato con la campagna vaccinale quando i contatti tra i cittadini erano ridotti”. 

Al centro del confronto anche il coprifuoco. “Credo che una riflessione sull’allungare di un’ora” l’inizio del coprifuoco, “soprattutto consentendo la cena nei ristoranti all’aperto, possa essere una riflessione sulla quale approfondire” ha spiegato, rispondendo a una domanda sulla possibilità di far slittare l’inizio del coprifuoco dalle 22 alle 23, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, intervenuto a ‘Buongiorno’ su Sky Tg24. “Credo che l’importante non è” se si allungherà l’orario già “dal 26 aprile o dal 1 maggio. Stiamo facendo delle riflessioni. L’importante è iniziare questa fase di riapertura, ridare speranza e fiducia ai nostri cittadini. Se l’allungamento” dell’orario in cui scatta il coprifuoco “arriverà una o 2 settimane dopo, non credo sia questo il problema. Credo che dobbiamo essere consapevoli che è iniziata una fase nuova” ha affermato Costa. “Io credo che l’importante è che da lunedì prossimo nel nostro Paese inizia una fase di riapertura, ovviamente graduale e con un grande senso di responsabilità che chiediamo ai cittadini. Non è un liberi tutti, ci vuole tanta consapevolezza e la convinzione che siamo all’inizio di un percorso – ha evidenziato il sottosegretario – Siamo di fronte a un percorso graduale. Il Paese ci chiedeva una discontinuità e mi pare che le scelte che il premier Draghi ha espresso siano scelte di responsabilità. Finalmente la politica si è assunta la responsabilità di decidere”.  

Matteo Salvini è tornato a chiedere lo stop al coprifuoco. “Il rischio zero non esiste. Gli italiani hanno portato enorme pazienza e siamo arrivati al limite. Stiamo lavorando per far cadere altri due tabù: il coprifuoco e le riaperture dei locali al chiuso” ha detto il leader della Lega alla stampa davanti a palazzo Madama.  

Sulle riaperture “chiediamo al governo un cambio di paradigma. Per noi non è nelle prerogative del governo italiano stabilire se e quando i cittadini possono uscire di casa o tenere aperta la loro attività” ha dichiarato la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, al termine dell’incontro sul Recovery a Palazzo Chigi con il premier Mario Draghi in cui, ha spiegato, si è parlato anche del tema delle aperture. “Le norme possono essere anche stringenti – ha riconosciuto Meloni – se non bastano due metri se ne mettono cinque. Ma la norma deve essere generale e riguardare tutti. Il governo si deve assumere la responsabilità dei protocolli ma dopo più di un anno non si può più consentire che il governo stabilisca chi può fare o non fare qualcosa. Cose come il coprifuoco, che non c’entrano niente con la lotta al contagio, per Fdi non si possono più portare avanti. Su questo siamo stati molto fermi”. “Il coprifuoco non ha alcun senso – ha poi ribadito a Stasera Italia su Rete4 – Se tu dici che puoi andare al ristorante, al teatro ma entro le 10 di sera, la gente la fai ammassare anche di più e oggi lo abbiamo detto a Draghi”.  

Sì a un pass per regolare gli spostamenti, no ai tamponi salivari per l’ingresso in scuole o ristoranti, cinema e teatri. Il numero uno dei virologi italiani Arnaldo Caruso, presidente della Siv-Isv (Società italiana di virologia), ha commentato in un’intervista all’Adnkronos Salute due delle proposte sul tavolo in queste ore in cui si programmano le riaperture, con allentamenti su più fronti delle misure anti-Covid. “Il pass mi sembra una buona cosa – ha affermato – in un momento in cui siamo ancora in una situazione emergenziale perché il virus resta con noi, anche se sta perdendo potenza per l’andamento stagionale che abbiamo confermato con le osservazioni di questi ultimi giorni”, ha sottolineato l’esperto, ordinario di microbiologia e microbiologia clinica all’università degli Studi di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili. “Almeno in questo prossimo periodo estivo è bene che il movimento delle persone sia in qualche modo regolamentato da un strumento ad hoc. Poi, una volta messa in sicurezza la popolazione con la vaccinazione, ovviamente questi pass andranno rivisti in base alle necessità contingenti” ha osservato. Quanto invece al tampone salivare, secondo Caruso “farlo a tappeto avrebbe costi troppo alti per la società, mentre fatto a campione servirebbe a poco”. Se la decisione politica, la “scelta ragionata”, è quella di riaprire, “allora ritengo sia giusto farlo dal punto di vista pratico osservando tutte le precauzioni necessarie e raccomandate. L’essenziale è rispettare le norme di sicurezza, garanzia di meno spese per tutti, di meno burocrazia. E’ cruciale che ognuno di noi stia attento a comportarsi bene, e che tutti i locali e tutte le attività mettano in atto le disposizioni previste”, ha concluso.  

Il pass o certificato vaccinale per permettere di nuovo gli spostamenti tra le Regioni “si può fare perché chi è stato vaccinato, chi ha avuto la malattia o chi è negativo al tampone, ha sicuramente un rischio basso di essere portatore del Covid, ma sarei cauto – ha detto all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) e primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma – Secondo un recentissimo studio pubblicato su ‘Lancet’ il 10% di chi ha avuto la malattia può andare incontro ad una reinfezione. E questo può essere un rischio”.  

Quella del pass per gli spostamenti o l’accesso a certe attività “è un’idea che può andare quando tutti hanno potuto vaccinarsi” contro il coronavirus, ha rimarcato il farmacologo Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Mario Negri. “In questa fase invece è discriminatorio, anche perché aver fatto il vaccino non è certo uguale ad avere solo un tampone negativo. E’ come privilegiare chi ha avuto la fortuna” di fare l’iniezione scudo “rispetto ad altri, non è molto equo” ha sottolineato. Questo progetto è “prematuro. E’ qualcosa che si può mettere in atto quando tutti saranno vaccinati e allora non ce ne sarà probabilmente più bisogno”, ha detto all’Adnkronos Salute. Ora, per l’esperto, c’è solo una cosa da fare: “Cerchiamo di vaccinare tutti. Dopo discutiamo del resto”. 

Sul fronte vaccini, la Commissione Europea ha deciso di esercitare l’opzione prevista dal contratto con Pfizer/BioNTech di comprare “100 mln di dosi aggiuntive” di dosi del vaccino anti-Covid Comirnaty, portando così il totale delle dosi che verranno consegnate in Europa nel 2021 a “600 mln” ha comunicato via social la commissaria alla Salute Stella Kyriakides. “Continuiamo a lavorare senza sosta per assicurare che i vaccini arrivino rapidamente ai cittadini”, ha aggiunto. 

Quanto al vaccino Johnson & Johnson, “auspichiamo già domani sera (stasera, ndr) un semaforo verde dopo la riunione dell’Ema per il vaccino J&J. E speriamo da mercoledì di ripartire con le vaccinazioni. Se non fosse così perché l’Fda non darà un responso definitivo e vi fosse un rallentamento, siamo pronti come Cts Aifa a seguire il Prac dell’Ema e riunirci alle 17 per dare ulteriormente corso ad una ripresa se venisse confermato che il rischio dei casi avversi è raro” ha affermato Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa, nel suo intervento all’evento ‘Aspettando CameraeSanitatis – Lotta al Covid: vaccini e anticorpi monoclonali’, promosso dalla collaborazione tra l’Intergruppo parlamentare Scienza & salute e Sics editore. “Noi vorremmo poter disporre di tutti i vaccini che l’Europa ha acquistato – ha spiegato – abbiamo bisogno di questo quarto vaccino e usarlo come AstraZeneca per dare una ulteriore possibilità”. 

“E’ verosimile che dopo l’approfondimento sugli eventi collegati al vaccino J&J, si ricorra su questo alle stesse indicazioni già date per AstraZeneca” ha detto Patrizia Popoli, direttrice del Centro nazionale ricerca e valutazione farmaci dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e presidente della Commissione tecnico-scientifica (Cts) dell’Aifa. “E’ probabile che gli eventi avversi rari riscontrati in Usa, sono sei casi, abbiano una similarità – visto anche la stessa tipologia di vaccino – con quelli collegati con AstraZeneca. Per questo – ha aggiunto – credo che sia probabile si arrivi anche alla stessa raccomandazione”.  

Ieri in Italia sono intanto arrivate in serata oltre 430.000 dosi di vaccino Vaxzevria (AstraZeneca), consegnate all’hub nazionale vaccini della Difesa, situato all’interno dell’aeroporto militare di Pratica di Mare. Il lotto verrà distribuito ai punti designati delle Regioni a partire da oggi, tramite vettori di Poste Italiane (Sda) e della Difesa. 

Dubbi delle Regioni sul ritorno in aula in presenza, a partire dal prossimo 26 aprile. Oggi la questione sarà al centro di un confronto con il governo, alle 17, come chiesto dal neo presidente del fronte dei governatori, Massimiliano Fedriga. L’esecutivo, sul ritorno in classe, sembra convinto a non arretrare, a non concedersi cedimenti. “Non se ne parla. All’ultima cabina di regia – ha raccontato all’Adnkronos uno dei ministri che ne ha preso parte – Draghi era convintissimo sul ritorno in aula, il più convinto di tutti. Su questo sono certo che non tornerà indietro, vuole i ragazzi in classe. La scuola prima di tutto, ha detto mentre decidevamo delle riaperture, ricordandoci come l’istruzione sia rimasta drammaticamente indietro in questo anno di pandemia”. La parola d’ordine resta ‘ripartire in presenza’, senza tralasciare il tema prioritario della sicurezza. Si lavora al potenziamento dei mezzi pubblici -vero tallone d’Achille del sistema scuola, soprattutto alle superiori – ai tracciamenti, agli ingressi scaglionati per evitare assembramenti. Ma anche, raccontano alcuni beninformati all’Adnkronos, all’ipotesi di lezioni ‘outdoor’, in musei, palestre, parchi attrezzati e spazi all’aria aperta soprattutto, sul modello della ‘scuola diffusa’ partito in Emilia Romagna – regione del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi – ancor prima che la pandemia investisse l’Italia. “Ogni strada verrà battuta affinché la scuola riapra in massima sicurezza, ma il 26 aprile si torna in classe”, hanno ribadito fonti di governo alla vigilia dell’incontro con le Regioni sulla scuola. 

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