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venerdì 14 Maggio 2021

Furto nel Giardino della Memoria ‘Quarto Savona Quindici’, condannati gli autori

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Era la notte del 6 marzo del 2017 e mancavano poco più di due mesi al 25esimo anniversario della strage di Capaci. Ad alcune decine di metri di distanza dal luogo dell’attentato in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti di scorta, si stava realizzando il Giardino della memoria “Quarto Savona Quindici”, monumento dedicato alle vittime della strage. Ma quella notte ignoti entrarono nel cantiere e fecero un furto che aveva rischiato di compromettere le celebrazioni, asportando diverse attrezzature e materiale edile di vario genere. Adesso, a distanza di quattro anni è arrivata la condanna dei due imputati accusati di avere commesso il furto. Una sentenza emessa dal gup Marco Gaeta nell’ambito di un processo che vedeva alla sbarra anche altri sette imputati accusati di furti ed estorsioni compiuti con l’ok della mafia. Si tratta di Antonino Buscemi, condannato a 8 anni e 8 mesi di reclusione e a 20 mila euro di multa e Ivan Cataldo, condannato a due anni e 4 mesi di reclusione e a 600 euro di multa. 

L’Associazione Quarto Savona 15 non profit si è costituita, con il patrocinio dell’avvocato Gabriele Vancheri, parte civile nel procedimento penale, soltanto nei confronti degli imputati Buscemi e Cataldo, responsabili del furto di attrezzature e materiale edile presso il cantiere della Ditta MA.I.TEC. S.r.l., allestito per la realizzazione del Giardino della Memoria Quarto Savona 15. I due imputati sono stati condannati anche al risarcimento del danno in favore dell’Associazione QS15, rappresentata da Tina Martinez, vedova del caposcorta di GiovannI Falcone, Antonio Montinaro. Il danno è stato quantificato in diecimila euro, oltre alla rifusione delle spese legali sostenute. 

In particolare, la voce di danno liquidata “riguarda – come spiega l’avvocato Vancheri -il danno all’immagine subito dall’Associazione Quarto Savona 15, laddove si consideri che la condotta di furto aggravato era stata posta in essere proprio presso il Giardino della Memoria Quarto Savona 15, considerato dall’Associazione medesima come una bandiera, nonché quale luogo cardine dove attuare le proprie finalità di promozione della cultura della legalità e dell’impegno sociale antimafia e di contrasto alla mafia e alle organizzazioni criminali in genere”.  

Una sentenza accolta con “grande soddisfazione” da Tina Montinaro, che da anni gira per le scuole di tutta Italia per parlare di lotta alla mafia. Tina Montinaro, assunta nel 1997 nei ranghi dell’amministrazione regionale dove ha ricoperto il ruolo di funzionario direttivo, è entrata pochi anni fa in Polizia, dove si occupa, per conto del ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica sicurezza, di “mantenere costante, come recita il protocollo, la memoria dei caduti di polizia nei settori più attivi della società civile, tra cui scuola, sport, giovani ed associazionismo”.  

Quel 23 maggio 2017, cioè due mesi dopo il furto, nel Giardino della Memoria, era stata poi scoperta da Gaetano Montinaro ed Emanuele Schifani, i figli degli agenti della scorta di Falcone assassinati nella strage di Capaci, la teca che contiene quello che resta della Croma marrone che il 23 maggio del ’92 esplose sull’autostrada A29, all’altezza dello svincolo di Capaci, nel territorio di Isola delle Femmine. Quel giorno c’erano anche l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, l’allora capo della polizia Franco Gabrielli, l’ex questore Renato Cortese e il sindaco di Isola delle Femmine Stefano Bologna. “Quarto Savona Quindici” è il nome in codice della scorta. “Il luogo, dove ogni scelta architettonica è simbolica, sarà la sua nuova casa”.  

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