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domenica 16 Maggio 2021

Covid, studio: “Cosa rischiamo con riaperture totali e vaccino lento”

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Con le riaperture si rischiano “altri 50mila morti” entro gennaio 2022, “che salgono a 90mila con vaccinazioni lente”. E’ la stima di un gruppo di scienziati italiani su ‘Nature Medicine’, in un’analisi in cui sono stati considerati 35 diversi scenari corrispondenti a 7 piani vaccinali e 5 strategie di contenimento. Prendendo in considerazione anche l’impatto delle varianti covid.  

Il messaggio è chiaro: le restrizioni e le misure anti-contagio “hanno un effetto maggiore sull’andamento di Covid-19 rispetto alla sola vaccinazione”. E “vanno mantenute durante la prima fase della campagna di immunizzazione”. Quanto costerebbe all’Italia aprire tutto? “Allentando il contenimento”, arrivando a un indice di contagio R0 pari a 1,27, “con vaccinazioni veloci sono prevedibili altri 50mila morti” entro gennaio 2022, “che salgono a 90mila con vaccinazioni lente”. La soluzione migliore? Misure intermittenti, partendo però con una chiusura. Lo spiega un gruppo di scienziati italiani su ‘Nature Medicine’, in un’analisi in cui sono stati considerati 35 diversi scenari corrispondenti a 7 piani vaccinali e 5 strategie di contenimento. Prendendo in considerazione anche l’impatto di varianti di Sars-CoV-2. 

Il modello, si legge nello studio, “prevede che, da aprile 2021 a gennaio 2022, in uno scenario senza lancio del vaccino e con interventi non farmacologici deboli (R0 1,27), potrebbero verificarsi 298mila morti associati a Covid. Tuttavia, l’implementazione rapida della vaccinazione potrebbe ridurre la mortalità a 51mila morti. Attuando misure sociali restrittive (R0 0,9) si potrebbero ridurre i morti Covid a 30mila senza vaccinazioni e a 18mila con una rapida introduzione dei vaccini”.  

Ma – scrivono gli autori, scienziati delle università di Trento, Udine e Pavia, del Politecnico di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia – nel lavoro “dimostriamo anche che, se vengono adottate strategie di apertura-chiusura intermittenti, partendo prima con una fase di chiusura si potrebbero ridurre i decessi (da 47mila a 27mila, con una lenta introduzione del vaccino) e i costi del sistema sanitario, senza un sostanziale aggravamento delle perdite socioeconomiche”. Questa strategia avrebbe, scrive su Twitter uno degli autori, Giuseppe De Nicolao dell’università di Pavia, “lo stesso costo economico dell’apertura-chiusura e salva almeno 14mila vite”.  

Lo studio ha fra gli autori anche Raffaele Bruno, l’infettivologo del San Matteo di Pavia che curò il ‘paziente 1’ di Codogno, Mattia Maestri. Nell’analisi gli esperti fanno notare che “non ci si aspetta” che “la vaccinazione anti-Covid da sola sia in grado di controllare la diffusione dell’infezione, e deve essere pianificata con cura una campagna di immunizzazione coordinata con la continua attuazione delle misure anti-contagio fino al raggiungimento di una copertura sufficiente, tale da rendere il tasso di mortalità di caso (case fatality rate) di Covid simile a quello dell’influenza stagionale”. 

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