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sabato 15 Maggio 2021

Covid e Rsa, la lontananza forzata dei parenti: “Fateci entrare”

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Martina ha la nonna che “il prossimo 16 maggio compirà 100 anni” ed è ricoverata in una Rsa. Lei vorrebbe “poterla almeno vedere in quella giornata in tutta sicurezza”. Ma per ora dalla struttura dove l’anziana è ricoverata nessuno le ha risposto. E’ una delle storie raccolte dall’Adnkronos Salute attraverso le segnalazioni giunte a Orsan – Open Rsa Now, comitato di familiari dei degenti nelle residenze sanitarie assistite, presieduto da Dario Francolino. 

“Le visite – spiega Martina – si tengono solo per un’ora dietro un vetro ogni 2 settimane. Nessuna stanza degli abbracci. Mia nonna mi manca tantissimo”. Così come a Giacomo che vive a Milano manca la mamma, ricoverata in una residenza sanitaria ligure. “Non la vedo da fine gennaio 2020. Mia madre – racconta – è completamente paralizzata dalla testa in giù e non vedente. Essendo paralizzata non può telefonare a nessuno, per questo siamo riusciti ad organizzarci facendole mettere uno smartphone sul comodino configurato in modo che risponda automaticamente ad ogni chiamata in vivavoce, ma questa non è vita. Non si può andare avanti così”. Giacomo dice che sarebbe “pronto a partire anche per Belgrado domani stesso per vaccinarmi, se solo avessi la certezza di poterla andare a trovare”. Ma non essendoci “direttive in merito”, ogni struttura al momento impone le sue regole. E a volte appaiono incomprensibili.  

“Mio padre, vaccinato con le due dosi – spiega Simona – non può visitare mia mamma vaccinata con le due dosi in una Rsa lombarda con enorme spazio all’aperto, in zona gialla. Se non è possibile ora vedere di persona mia mamma – si chiede – quando mai lo sarà? Mi pare che i direttori di Rsa tengano prigionieri gli ospiti ledendo i loro diritti di base, per evitare seccature e problemi. E’ urgente agire presto – sollecita – Parliamo di persone molto anziane, non mi posso rassegnare a questa ingiustizia dopo le atrocità accadute”.  

Alcune strutture consentono alcune forme di visita. Ma non tutti i ricoverati sono uguali. “Mio papà è in grado di comunicare empaticamente e non verbalmente solo con le persone in presenza attraverso sorrisi, baci, carezze”, racconta Giovanni. Ma i responsabili della Rsa di cui è ospite, “ottimi in tutti questi anni sotto il profilo dell’accompagnamento medico riabilitativo e assistenziale, sebbene da oltre un mese tutti i 180 ospiti della struttura e tutto il personale interno siano pienamente immunizzati, continuano a proporre come uniche forme di incontro con i familiari le videochiamate o l’incontro attraverso vetro”. 

“Papà – ribadisce il figlio – non può realmente fruire di nessuna delle due modalità proposte, che non gli permettono di interagire con i propri cari, né di beneficiare della stimolazione affettiva-emotiva che nel suo caso è possibile solo nell’incontro in presenza. Questa situazione di isolamento totale – denuncia – perdura da 6 mesi”. 

Un isolamento e una solitudine che fanno male. “Mia mamma ha 96 anni, ha poco tempo – dice Alessandra – Quanto dobbiamo ancora aspettare? Ho fatto una telefonata con lei adesso: piangeva e mi ha attaccato. Sono qua in lacrime anch’io. Fate in fretta vi prego”, è l’appello.  

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