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martedì 11 Maggio 2021

Caso Martina Rossi, i due imputati condannati a 3 anni

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Sono stati condannati a tre anni, per tentata violenza sessuale di gruppo, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Per la Corte d’appello di Firenze, al termine del processo bis dopo il rinvio disposto dalla Cassazione, è il reato in conseguenza del quale sarebbe morta Martina Rossi, la studentessa genovese di 20 anni precipitata la notte del 3 agosto 2011 dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dove era in vacanza con le amiche. 

La sentenza è stata emessa oggi pomeriggio, alle 16, ed è stata letta dal presidente Alessandro Nencini. In aula erano presenti i due giovani condannati (che prima della camera di consiglio non hanno rilasciato dichiarazioni spontanee come era stato invece annunciato) e i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, che hanno lottato a lungo per far riaprire il caso. 

La Corte ha accolto la pena illustrata dal sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini, lo scorso 7 aprile: al termine della sua requisitoria aveva chiesto la condanna dei due giovani a 3 anni di reclusione, che peraltro si estinguerà per prescrizione tra la fine della prossima estate e l’autunno. Le difese dei due imputati nell’udienza dello scorso 14 aprile avevano chiesto l’assoluzione per i loro assistiti. 

L’avvocato Stefano Buricchi nella sua arringa in difesa di Vanneschi aveva chiesto l’assoluzione ipotizzando che la giovane genovese si sarebbe suicidata gettandosi dal terrazzo dell’albergo. Analoga richiesta di assoluzione era arrivata dall’avvocato Tiberio Baroni, legale di Albertoni, sostenendo la tesi secondo cui Martina Rossi non sarebbe scivolata mentre cercava di passare da un terrazzo all’altro dell’hotel nel vano tentativo di evitare uno stupro. Il difensore di Albertoni aveva ipotizzato che la caduta sarebbe avvenuta dal centro del terrazzo e quindi si potrebbe pensare ad un volo accidentale, perché si sarebbe sporta troppo dalla balaustra mentre vomitava dopo aver fumato uno spinello. 

Albertoni e Vanneschi sono accusati di aver tentato lo stupro della ventenne di Genova che all’alba del 3 agosto 2011, di ritorno da una serata in discoteca, perse la vita cadendo dal sesto piano dell’hotel ‘Santa Ana’ a Palma di Maiorca, dove si trovava in vacanza con delle amiche. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, a Palma di Maiorca la notte tra il 2 e il 3 agosto Martina Rossi salì in camera dei due giovani perché nella sua stanza le amiche erano in compagnia degli altri due ragazzi della comitiva di aretini e avevano formato due coppie. All’alba Martina precipitò dal balcone della stanza 609 dell’hotel ‘Santa Ana’, quella dei due giovani Albertoni e Vanneschi, per sfuggire, sempre secondo l’accusa, a un tentativo di stupro. Dopo indagini in Spagna dove il caso fu archiviato come suicidio, ma i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, sono riusciti a far riaprire il caso. 

In primo grado ad Arezzo il 14 dicembre 2018 i due imputati vennero condannati a 6 anni di reclusione per tentato stupro e morte in conseguenza di altro reato (poi estinto per intervenuta prescrizione). Il 9 giugno 2020 la Corte d’appello di Firenze aveva assolto Albertoni e Vanneschi “perché il fatto non sussiste”. 

La Suprema Corte di Cassazione lo scorso 21 gennaio ha annullato la sentenza di assoluzione disponendo un nuovo processo per i due imputati come aveva sollecitato, nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Domenico Seccia e accogliendo i ricorsi presentati dalla procura generale di Firenze e dalla parte civile. 

Ora la decisione di condanna per gli imputati da parte della Corte d’appello di Firenze nel processo bis. 

“Esprimo soddisfazione per il provvedimento emesso dalla Corte d’Appello di Firenze, che è in linea con la sentenza di condanna di primo grado e con il pronunciamento della Cassazione e al tempo stesso in linea con la realtà dei fatti. E’ stata riconosciuta la colpevolezza piena degli imputati”, ha detto l’avvocato Stefano Savi, legale dei genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo, che hanno lottato a lungo per far riaprire il caso.
 

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