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martedì 20 Aprile 2021

Quella gran para***ata di WandaVision

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Andrea Sala
Andrea Sala
Giornalista, ex-caporedattore di diversi siti di intrattenimento (l'ultimo MondoFox.it per FOX Italia), esperto SEO, amante del cinema e della scrittura.

Ok, il titolo è un po’ provocatorio, lo ammetto. Ma dopo aver terminato la visione (ah ah) di WandaVision in esclusiva su Disney+ è un pensiero che non deve essere venuto solo a me.

Non sono certo un fanboy Marvel (né dei fumetti, né degli altri media toccati dalla Casa delle Idee), ma ho seguito con piacere l’evolversi della produzione cinematografica degli studios. E sia Infinity War che Endgame sono due prodotti di intrattenimento di altissimo livello, non si discute, così come Dr. Strange e Thor: Ragnarok sono due piacevoli film standalone, mentre tutti gli altri si lasciano guardare e fanno il loro onesto dovere di cinecomic (so che ci sono punte di alti e bassi, ma non è questo il fine dell’articolo).

Insomma, Marvel difficilmente sbaglia un colpo: con budget di quell’entità (si parla di 25 milioni di dollari a puntata!), personaggi di tale fama e un sapiente mix di azione, ironia e dramma, i film marchiati in rosso sono garanzia di successo (non sempre, sia chiaro, ma quasi sempre).

WandaVision ha rappresentato una grande novità nel novero dei prodotti filmici Marvel: una serie TV con gli stessi attori (e mezzi) dei film. Tanta roba e, dal punto di vista qualitativo, niente da eccepire.

I primi tre episodi, che ripercorrono proprio le sitcom a stelle e strisce anni ’50, ’60 e ’70, sono un esercizio di stile che spiazza e diverte.
Lo show don’t tell funziona più che bene e il formato tra i 30 e i 50 minuti strega il pubblico come da copione.

Neanche a farlo apposta – ma è stato ovviamente così – le teorie dei fan sono andate in overload già dal primo episodio: dove si trovano i personaggi? Ma Vision non era morto? Sposati? Con figli?
Marvel ringrazia e osserva bonariamente il fandom in delirio.

Va però considerato il mezzo televisivo, in cui le storie vanno raccontate in modo diverso dai film: tutto deve avere una meta ben precisa, che si raggiunge affrontando avvenimenti e temi di ogni episodio.
Insomma, non deve essere stato semplice adattare QUEL mondo alla serialità.

La parte più difficile è l’epilogo. Il finale dovrebbe chiudere in maniera soddisfacente i vari archi narrativi. Quando non lo fa, beh, basta vedere com’è andata con Game of Thrones.

Il tema del lutto è centrale in WandaVision. Il dolore di Wanda Maximoff, che ha perso il fratello, un potenziale compagno e tutto il mondo che si stava ri-costruendo per colpa di Thanos è straziante.

A Westview, dopo tutto, vediamo quello che sarebbe potuto essere e che Wanda avrebbe voluto: una famiglia felice, una tranquilla realtà, un po’ di pace.

Agatha Harkness nel ruolo di villain dura poco e viene subito relegata nel ruolo di annunciatrice: sì, quella è proprio Scarlet Witch con pieni poteri.
Ma Wanda è un personaggio controverso, che abbraccia sia il bene che il male (inconsciamente, forse).

Ma col dipanarsi della serie, arriviamo nel finale all’ultima fase del lutto: l’accettazione. La ormai pienamente consapevole Scarlet Witch dice addio alla sua “famiglia” e a suo “marito” in un paio di sequenze strappalacrime, quindi si dirige verso il centro della Westview “liberata”.
Lì trova Monica Rambeau, che in tutto lo show rappresenta la moralità dove Wanda è preda di un dolore che la rende quasi cieca.

Ecco, quello era il momento in cui due personaggi piegati dal lutto – Monica scopre che la madre è morta quando “torna” ad esistere dopo Endgame – avrebbero dovuto dare alla serie un profondo finale.
Chi subisce un trauma deve comunque rendere conto del dolore che causa agli altri, giusto? Soprattutto se è un supereroe.

Invece no. Tutto viene liquidato con un laconico scambio di battute che, di fatto, giustifica tutto quello che Wanda ha fatto alle persone di Westview: il terrore della schiavitù mentale e psicologica è evidente quando Vision “libera” momentaneamente i sorridenti cittadini.

Il tutto suona più o meno così: Wanda non può essere incolpata del dolore che ha causato perché… non era sua intenzione causarlo.
“They’ll never know what you sacrificed for them”, dice Monica.
E le persone che Wanda ha rese schiave? Contano così poco davanti al dolore di un essere superiore? (Un dolore che poi, ricordiamolo, è in un certo senso smorzato dal fatto che Vision continua ad esistere in una “versione” molto vicina a quello originale, dopo il faccia a faccia fra i due).

Wanda nel finale di serie

Insomma, il tema viene trattato in un modo che non “chiude” l’arco di Wanda. Davvero basta scrollarsi di dosso il dolore e le conseguenze delle proprie azioni come fossero granelli di polvere?
Sembra di sì ed è un peccato.

Detto questo, la serie è stata un successone e ha ridato linfa all’aspettativa dei fan per The Falcon and The Winter Soldier, prossimo prodotto seriale Marvel in arrivo il 19 marzo sempre su Disney+.

Il fan Marvel deve aver goduto non poco nel tornare nel mondo dei cinecomic dopo Endgame e Spider-Man: Far from Home, vista anche la situazione problematica del film standalone su Vedova Nera, previsto per maggio di quest’anno e molto atteso anche dal sottoscritto.
È passato oltre un anno senza prodotti Marvel di livello, lo capisco, e con tutti quegli easter egg e riferimenti…

In questo senso WandaVision, seppur parte di un formidabile progetto di intrattenimento partorito da quel volpone di Kevin Feige, mostra una certa componente di fan service sapientemente nascosta sotto una tematica davvero impegnativa e “alta”.
E la sua paraculaggine è tutta qui.

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