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giovedì 22 Aprile 2021

Il costituzionalista Celotto: “intervenga Parlamento con piano vaccini chiaro”

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“La storia ci insegna che la logistica è la prima cosa. E Draghi ha dato un segnale chiaro in tal senso incaricando Figliuolo, comandante logistico dell’Esercito italiano: perché in Italia è mancata l’organizzazione. E’ adesso necessario che intervenga il Parlamento con un piano vaccini chiaro e che lo Stato presidi a livello unico nazionale su logistica e identificazione delle categorie”. Lo dice il costituzionalista Alfonso Celotto che, intervenendo con l’Adnkronos su quanto dichiarato sul Corriere della Sera dall’ex vicepresidente emerito della Consulta, Enzo Cheli, in qualità di professore all’università di Roma 3 commenta provocatoriamente: “Per la prima volta mi sono sentito un privilegiato. In quanto docente universitario, mi hanno somministrato la prima dose di AstraZeneca ed a maggio riceverò la seconda. Ma a parità d’età avrebbe dovuto avere la precedenza il tabaccaio, che viene prima del professore universitario”.  

“Riuscì ad invadere la Persia solo l’imperatore Giuliano che invece di entrare senza vettovaglie via terra, lo fece con mille navi dal Tigri e dall’Eufrate”, ricorda per inciso Celotto rimarcando l’importanza della logistica e che sul fronte costituzionale “la tutela della salute non può subire diversità tra le regioni come invece sta avvenendo. Il fatto che sia materia di ‘competenza concorrente’, in base all’articolo 117 terzo comma, significa che il Governo fissa i principi fondamentali della materia e le regioni ne danno attuazione. Ma lo Stato non può lasciare ai governi regionali la scelta sulle categorie da vaccinare, infatti adesso si dice pronto ad integrare i servizi dove non funzionano, con potere sostitutivo di affiancamento a situazioni imbarazzanti”. Controsensi? “Noi professori universitari non facciamo lezione da un anno. I tabaccai invece sono stati sempre aperti. Sarebbero dovuti venire prima loro dei docenti universitari”. 

“I problemi sono due: logistica e categorie. Lo Stato è stato un po’ troppo vago nella fissazione dei principi. Anche senza ricorrere alla profilassi internazionale avrebbe potuto affermare che gli assiomi della materia erano così pervadenti da poter fissare bene il piano vaccinale e poi andare ad assistere le regioni”. Invece? “Adesso tutti dicono che alla fine della pandemia la salute va restituita allo Stato. Serve una legge statale – conclude – per chiarire questi punti per tutti”. 

(di Roberta Lanzara) 

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