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martedì 2 Marzo 2021

Siamo Solo Piatti Spaiati e la bellezza dell’imperfezione

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betty
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Caporedattore di Lifestyleblog.it. Adoro il mondo del Lifestyle

Non siamo sbagliati solo perché sbagliamo, siamo umani

Siamo Solo Piatti Spaiati è la storia di Davide, adolescente di buona famiglia che frequenta il liceo, si diverte con gli amici ed è apparentemente felice. Una “caduta”, un evento non calcolato, stravolgerà la sua vita. Per Davide si aprirà un mondo a lui sconosciuto, dove l’incontro con coetanei dalle vite molto diverse dalla sua e il rapporto di amore-odio con l’educatore Andrea, risveglieranno pensieri e riflessioni che non avrebbe mai immaginato. Siamo Solo Piatti Spaiati è un libro e un cortometraggio (produzione C1V Film e Cinzia Tocci, disponibile su Prime Video, https://youtu.be/mLJ9FXmkmJs). L’autore Alessandro Curti ha fatto l’educatore per molti anni e ci racconta come il suo incontro con Cinzia Tocci (ci piace pensare che non sia casuale) è stato determinante. Cinzia si è innamorata del progetto, decidendo di intraprendere questo “viaggio” con Siamo Solo Piatti Spaiati che si propone di incontrare ragazzi, adulti, educatori per ri-scrivere la sua trama attraverso le esperienze che ognuno vorrà condividere. Un libro e un corto che diventano strumento per dare nuova vita ai suoi personaggi, sperimentando un dialogo educativo dove potersi riconoscere imperfetti come piatti spaiati, ma meravigliosamente unici.

Per quale ragione scrivi?

La scrittura è sempre stata la mia passione, ma come spesso succede è il destino a guidarci su strade che non avremmo mai pensato di percorrere. Ho scelto con convinzione il servizio civile, pensando di farlo vicino a casa, potendo  quindi anche studiare. Invece sono finito in una comunità  a casa di Dio e ho intrapreso un viaggio che non si è mai più concluso: sono diventato un educatore.  Questa è una delle tante storie che in tanti anni ho collezionato; qui, le ho intrecciate e romanzate, per una storia dove s’impara a guardare il mondo dal punto di vista dell’altro. Racconta di un incontro che coinvolge tantissime persone e sarebbe banale ridurre a quello tra un educatore e un ragazzo. Un effetto domino, dove nessuno si può sottrarre alla “contaminazione” (parola che può dare fastidio, visto il periodo, ma che rende l’idea). Il libero arbitrio, è la forza vera, il superpotere che Davide, alla fine scopre di avere. 

Quanto è importante per te Siamo Solo Piatti Spaiati?

Riuscire a raccontare cos’è una comunità, il lavoro dell’educatore per bocca di un adolescente e soprattutto veder come possa diventare uno strumento per tanti, è davvero un’emozione grande.  L’adolescente è al centro del racconto e parla in prima persona, perché è intorno alla sua figura che tutto ruota, sottolineando come si sia ancora e sempre, in cammino. Non c’è chi arriva prima, o addirittura è già arrivato, ma un sentiero da tracciare. Non è il racconto di un adulto, ma di un ragazzo per una narrazione che non è dall’alto o al di fuori, ma che ci permette di entrarvi dentro. E’ stato per me un esercizio importante e per niente facile, ma che mi ha costretto ancora una volta a mettermi in gioco.

La storia di Davide, interpretato nel corto da Simone Baldasseroni, detto Biondo e rapper di Amici, è “farcita” di pregiudizi. Quanto può essere importante abbatterli per dialogare davvero?

Il pregiudizio è un “muro” con il quale ci si difende dall’altro. Per riuscire a relazionarsi, entrare nel mondo degli adolescenti è fondamentale, mettere da parte le parole e essere d’esempio.  Davide nel romanzo parte con tantissimi pregiudizi, ha paura di essere identificato come uno che fa parte di una comunità perché sa bene come sono additati. Sono considerati quelli che “spacciano”, dei mezzi delinquenti, degli scarti della società. In ogni relazione, dovremmo poter guardare alla persona che abbiamo davanti senza difenderci con inutili pregiudizi, ma vivere l’incontro come un’occasione vera per guardare il mondo da un altro punto di vista. Quella che per Davide è sembrata “la fine di tutto” è in realtà la sua ri-nascita. Un’occasione per diventare non un altro, ma se stesso in altro modo.

Oggi Siamo Solo Piatti Spaiati è un progetto che non ti piace definire “incontro con l’autore”, ma un’esperienza, un viaggio nel quale essere protagonisti. Per quale motivo?

Ognuno dal libro potrebbe tirare fuori qualcosa che gli appartiene o non gli appartiene. Il libro deve potere “dare il la”, per aprire un dialogo nuovo. Immagino, per esempio, un professore che legga con i ragazzi avendo una parte attiva nel dibattito, perché sarà lui a interagire con loro. Non penso a un canovaccio fisso, perché sono le persone a fare la differenza. Vorrei che ognuno potesse intraprendere un vero viaggio integrando il racconto con le proprie esperienze. Un libro che in questo modo sarà in continua evoluzione grazie a tutti quelli che decideranno di mettersi in gioco. I ragazzi potrebbero girare i loro corti e il seguito della storia o cambiare il finale, oppure scrivere un nuovo racconto, un nuovo episodio.

Qual è la missione di Siamo Solo Piatti Spaiati?

Mi piacerebbe davvero che diventasse strumento per scardinare, aprire le porte dell’indifferenza, dei pregiudizi, delle separazioni. Parlare è fondamentale per capire che non si è “sbagliati” solo perché si sbaglia. La caduta, i problemi ci trovano sempre anche quando non li cerchiamo. Noi adulti troppo spesso, crediamo che non facendo mancare nulla ai nostri figli, possano essere “immuni” da qualunque brutta esperienza, ma non è così. Nel corto, Andrea l’educatore, dice: “Siamo umani, ma è ciò che facciamo dopo l’errore che ci qualifica”. Questo è bene non dimenticarlo mai. 

Come educatore e padre, cosa ci rende così difficile il dialogo con i nostri ragazzi?

Come genitori e adulti in genere, siamo convinti che i nostri figli siano prima i bambini da proteggere e coccolare e poi, gli uomini e le donne che vorremmo diventassero. Non ci rendiamo conto che c’è di mezzo un mondo: l’adolescenza. Per noi è poco comprensibile, fastidiosa e come succede spesso, preferiamo ricordare il passato o sognare il futuro senza vedere cosa succede sotto i nostri occhi. Dobbiamo aiutarli a crescere, sapendo che potranno cadere o sbagliare, accettandone le fragilità e le imperfezioni.

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