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martedì 20 Aprile 2021

Ghemon: “A Sanremo con un pezzo che scuote”

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

Ghemon si è accreditato nel panorama musicale italiano. Torna per la seconda volta sul palco dell’Ariston dopo il successo al suo debutto con Rose Viola.

Alla 71esima edizione del Festival di Sanremo 2021 sarà in gara con “Momento Perfetto” e duetterà con i Neri Per Caso nella serata delle cover del 4 marzo.

Il 19 marzo uscirà il suo album “E vissero feriti e contenti” (Carosello Records).

Che anno è stato per te?

E’ stato intenso da un sacco di punti di vista. L’ho vissuto anche io a ondate. Capire cosa succedeva intorno, sono rimasto bloccato: mi sentivo con tanti nel primo lockdown e hanno vissuto una situazione analoga. Vissuto la fase di reazione e di voglia di vivere. Nonostante appena scritto un disco, non mi sentivo consumato: avevo un sacco di voglia di fare musica e l’ho fatto. A tempo di record è venuto fuori un altro disco, fatto per voglia, con grande desiderio. Di solito, dopo averne finito uno e averlo scritto tutto tu, puoi sentirti consumato. Le pile, nonostante i concerti non fatti, stare tra la gente, erano cariche.

Non sono sicuro che ci sarebbe stato questo album se la situazione fosse stata normale. E non avrei potuto concentrarmi in studio con la musica: ho fatto solo quello e il risultato è questo.

Come mai la scelta del gatto, sulle tue spalle, in copertina?

Il gatto è simbolico. Mi piacciono gli elementi surreali. Voglio che la gente si faccia una domanda. E’un gatto buono, pronto a scappare così come mi sento io. Poi è il mio settimo album, i gatti hanno sette vite e ne ho vissute altrettante.

Come ci sei arrivato a questo album?

Il titolo? Ero sul ballatoio di un palazzo, il classico di ringhiera, e guardavo quello di fronte. È arrivato questo titolo così, è venuta fuori questa frase e questo concetto. Credevo riassumesse me e tutto quello che stavamo vivendo. Quando mi sono messo a scrivere questo disco, non volevo raccontare quanto successo, scrivere qualcosa di malinconico. Volevo la musica del festeggiamento, della liberazione e già dal titolo volevo guardare a cosa è stato e anche cosa ci sarà al futuro che è quello che conta per me.

E vissero feriti e contenti. Idea fiabesca del tuo percorso narrato da una voce femminile, fuori campo.

Uso la prima persona nei dischi: la musica è un dialogo, ha bisogno dell’altro capo. Altrimenti canterei allo specchio. La musica è comunicazione in senso ampio, le mie canzoni sono figlie della mia esperienza. Se non fossi ascoltatore non potrei scrivere: sento cosa succede intorno a me per metterlo nei dischi. Con questo titolo penso alla mia esperienza. Ma mi guardo intorno, vedo la mia generazione e i più grandi. Si prendono delle botte e si tiene botta: la vita è questa. Lo si può dire lamentandosi o con il sorriso sulle labbra. La fine di una fiaba e l’inizio di qualcos’altro. È quello che rappresenta il disco per me.

Sanremo, che emozioni e in vista di questo inizio?

Il mio primo Sanremo fu con Roy Paci e Diodato. Ricordo un giovedì, per strada mi è venuta incontro una ragazza incontro e ha detto “sei bravissimo, voto per te dall’inizio della settimana”. Sanremo è anche questo, manca quella parte del folklore. La voglia di salire sul palco è la stessa, mancherà il pubblico. Ho fatto strada nella mia carriera e non è la prima volta che canto senza pubblico (ride, ndr). L’emozione è grande su quel palco, la gioia pure. Dopo un anno così, la voglia è enorme. Tutti ci terranno a offrire un grande spettacolo. Chi è a casa riuscirà a godersi un bel Festival.

La tua performance?
Vi anticipo che non resto nudo. Quando ho immaginato il pezzo ho immaginato la performance. E’ un pezzo che scuote e cercherò di farne una adatta.

Lo hai definito un pezzo energetico: sarà il mood del tuo album?

È un disco che ha linfa vitale, con agrodolce e allegro. Non ci sono canzoni in cui dirò che c’è il sole e sono allegro. C’è tanta energia, vita, anima dentro: non me lo sentivo nel cuore un disco triste. Tanta pesantezza fuori, volevo reagire con la musica.

Cosa ne pensi dei concerti in streaming?

Faccio una premessa: mia madre. Mi sentiva a telefono tutti questi giorni. Se non ci fosse stato quest’anno non avrebbe mai scoperto zoom, meet e tutti gli altri programmi. Di solito parlo con la fronte di mio padre. Detto questo, lo scenario attuale ci ha offerto delle opportunità. Penso che da spettatore ho amato i concerti come spettacolo, per pagare qualcosa che non trovavo sul disco. I live sono qualcosa di irripetibile. Ma questa situazione ci ha permesso di pensare ad altre vie che non vanno a sostituire il concerto dal vivo ma lo implementano.  

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