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venerdì 5 Marzo 2021

Francesco Renga a Sanremo 2021: “E’un motivo di orgoglio esserci”

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

Francesco Renga sarà tra i protagonisti del 71° Festival di Sanremo 2021 con il brano “Quando trovo te“.

Per lui si tratta della nona partecipazione al Festival della canzone italiana, una delle quali con i Timoria (1991) proprio 30 anni fa. Nel 2005 la vittoria con il brano Angelo.

Francesco Renga

Per te sarà una partecipazione particolare, un Sanremo diverso dagli altri. Il tuo stato d’animo?

Non è mutato, credo ancora che assurga un simbolo di ripartenza, di riaccendiamo i motori. Per me è il primo momento dopo mesi e mesi di nulla. Torno a fare il mio lavoro, su un palcoscenico, senza pubblico, con gli addetti ai lavori. Siamo in un periodo assurdo, il Covid e questa pandemia tragica ci costringe a delle costrizioni ma non toglie nulla al valore di questo Sanremo. Sarà un Festival che rimarrà negli annali: si spera che non si ripeta più. Entrerà nella storia come un Sanremo unico. Per me rimane quell’appuntamento imprescindibile per il mio lavoro: è sempre stato importante per me.

Cosa ti mancherà rispetto al passato?

Sanremo l’ho sempre passato sempre lavorando, soltanto nel weekend mi facevo raggiungere da amici. Quest’anno anche l’aspetto divertente del Festival mancherà: uscire, fare i selfie con i fans, essere rincorsi, capire cosa stava succedendo. Sanremo è stata una settimana in cui tutto era al centro dell’attenzione. Questo mancherà così come le cene del dopo esibizione, le feste.

Di cosa parla il tuo brano in gara a Sanremo 2021?

Brano che nasce durante il lockdown, aprendo lo scatolo dei ricordi. La canzone racconta l’aspetto, l’esplosione di un ricordo che sale dall’anima e riporta alla normalità che e sinonimo di felicità. Nel caos di ogni giorno credo sia salvifico quel momento in cui un appuntamento con la disperazione a casa c’è qualcosa di bello che aspetta, che collima con la felicità. Non sarà una classica ballad, una canzone speciale per me.

Il testo di questa canzone potrebbe essere riferito al periodo attuale?

Si, si può partire da quello che si è vissuto e si sta vivendo. Racconta di un uomo che cammina per strada ed è in preda a un tormento e frustrazione. Qualcosa di esistenziale, di negativo, che lo porta a ricordarsi di qualcosa che più che dimenticato nascosto. Credo non solo nell’oblio salvifico, ma anche nell’opposto: ricordi ben custoditi nel profondo della nostra anima per proteggerli dalla frenesia della vita. Quando riaffiorano ci riportano a una situazione di normalità che coincide con la nostra felicità: le piccole cose di ogni giorno che, a me personalmente, salvano la vita. Lo sguardo dei figli, il profumo di casa, il ricordo di un abbraccio, lo sguardo del partner. Cose che teniamo nascoste per non depauperarle e svilirle nella quotidianità sbagliata.

Riusciremo a rimuovere questo periodo e questa pandemia?

Credo che riusciremo di dimenticare. Però ogni esperienza della nostra vita ci cambia. Saremo tutti quanti diversi. Questo essere diversi, questo cambiamento non lo dimenticheremo. Ci ha resi persone nuove, spero migliori se possibile.

Nascosto mai qualcosa nella tua vita?

Nascondo tutt’ora. Sono cose che affiorano nei testi della canzone. La mia difficoltà comunicativa è profonda e ben radicata. L’artista usa la propria arte per raccontare il mondo che vede e si nasconde dentro di lui. Ci sono molte cose che nascondo.

Nei giorni scorsi, dopo l’ascolto dei brani, sono stati emessi i primi giudizi…

Non do mai molto peso ai giudizi. Quello che mi interessa è quello che succederà su quel palco e dopo. Mi metto nei panni dei giornalisti: ascoltare 26 canzoni in poco tempo non offre quella lucidità che servirebbe per dare un giudizio su una canzone. Ci sono stati giudizi positivi e negativi, ma credo che questa canzone debba essere ascoltata, motivo per il quale l’ho portata al Festival. Credo che crescerà nelle serate in termini di percezione: non solo per il significato testuale ma anche per quello artistico.

Sei tra i veterani del Festival: come vedi i giovani in gara? Saranno avvantaggiati a cantare senza pubblico?

Non lo so, dovresti chiedere a loro. Ti direi che cantare su un palco senza pubblico è molto limitante. Il pubblico dà un feedback immediato riguardo quello che succede. So anche che il palco dell’Ariston fa storia a sè. Non è mai stato un concerto vero e proprio in un teatro: è un’esperienza diversa rispetto a un concerto. Essere tra i giovani mi diverte tanto. Sono stato per la prima volta al Festival 30 anni fa, io ne avevo 22. Ho l’età che hanno questi ragazzi che saranno con me sul palco. E’un motivo di orgoglio essere qui, giocarmela, essere rimasto collegato saldamente alla realtà del panorama musicale italiana nonostante la mia veneranda età. Sono molto contento. Nella prima esperienza ero tra le Nuove proposte. Quest’anno ci sono dei giovani tra i big che hanno la mia stessa età dell’esordio: è il segno del cambio di passo di Sanremo in questi 30 anni.

Nel 2005 la tua vittoria con Angelo.,

Anno importante, canzone che segna il mio passaggio da figlio a genitore-padre. C’era la madre di Jolanda, Ambra. Un Sanremo con un mood speciale. Ma tutte le partecipazioni per me hanno significato qualcosa. Questo ultimo è un Sanremo che passerà alla storia, tutti speriamo che fatto in questo modo resti irripetibile.

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