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mercoledì 21 Aprile 2021

Mario Biondi: “Dare è il mio mantra, un atto di forza”

Dare è il nuovo album di Mario Biondi, in uscita il 29 gennaio 2021: è una pubblicazione Beyond distribuita da Sony Music (CD e doppio LP 180g) e The Orchard per la distribuzione digitale worldwide.

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

Per festeggiare al meglio i suoi 50 anni Mario Biondi esce con il suo album “Dare”. Un disco che evoca un’attitudine di generosità nei confronti del mondo esterno, ma anche il rischio che inevitabilmente questa comporta (to dare, osare in inglese).

Un album che unisce lo stile degli esordi, marcatamente jazz e soul, a sonorità ancora poco esplorate, tra funk, disco, pop, perfino con passaggi rock, andando a definire un sound molto vario ma sempre eclettico, adulto e contemporaneo.

16 tracce caratterizzano DARE: 10 brani originali, 2 remix e 4 reinterpretazioni di grandi successi internazionali quali “Strangers in the Night”resa celebre da Frank Sinatra, “Cantaloupe Island” di Herbie Hancock, “Jeannine” di Eddie Jefferson e “Someday We’ll All Be Free”, rivisitazione in chiave jazz dell’inno soul di Donny Hathaway. 

Ad accompagnarlo in questa avventura ci sono amici come Dodi Battaglia, Il Volo, la storica band londinese degli “Incognito”, la cantante, autrice e pianista jazz tedesca Olivia Trummer.

Ma anche i musicisti con cui ha conquistato il successo a metà degli anni 2000: The Highfive Quintet di Fabrizio Bosso. Senza dimenticare la sua attuale band che da anni lo accompagna in tutto il mondo (150 spettacoli in oltre 40 paesi del mondo negli ultimi 5 anni). 

Mario: questo disco, come tutti i tuoi, suona live. Chiama il palco, è quasi simbiotico il pensiero. Per raccontarlo. “Dare” ma anche osare.

Ho trovato una grande sincronia tra dare in italiano e dare in inglese. Ho imparato che dare è più un atto di grande curiosità, un atto di forza. Ci vuole coraggio per dare, non è semplice. Non sai mai quanto è giusto quello che dai, se la persona che riceve sia quella giusta. Si rischia di osare tanto per dare. Nella mia vita ne ho fatto un mantra con questa parola, un modus vivendi. 

Non ho mai scisso le personalità, professionale e umana. Mario giù dal palco e quello sul palco sono uguali. Mi impegno perché lo siano.

Un disco che racconta le tue passioni musicali che sono difficili da tenere insieme. 

E’ stato un osare: fare una canzone come Strangers in the night è osare. All’origine, volevo fare quattro dischi e sviluppare ogni input di questo repertorio per un disco. Abbiamo deciso di accorpare tutto in un progetto solo che nasce da questa unione. 

Parliamo della copertina, dove sei ritratto con delle ali

Una delle foto di Alessandra Fusillo che è in squadra con noi e regala belle cose. Poi con queste ali meravigliose di Colette Miller, street Artist che ha fatto il suo progetto con questa idea, di regalare le ali degli angeli in giro per il mondo. Mi è piaciuta tantissimo. 

Un volo che in momento di ripresa sembra ben augurante…

Ci vogliono belle notizie anche per ambito musicale che è stato messo alla prova. Siamo tutti provati, me ne accorgo anche nel cantare: questi brani sono stati impegnativi per me. Dopo un anno di inattività non è semplice rimettersi in gioco. Mi sono trovato, in qualche punto, incastrato nella poca fluidità. Manca l’allenamento. 

Approccio con jazz: come si articola il ritorno con tre brani?

Siamo in buoni rapporti con tutti, tra cui con Fabrizio Bosso ci sono frequentazioni piu presenti. Quando abbiamo ideato e immaginato questi brani insieme con The Highfive Quintet ho aperto una chat. Ho scritto “Avrei un’idea: riunire la band” che non suonava dal 2008-2009. È stata una bella accoglienza. Mi ha fatto gioire. Sono stati tutti contenti, abbiamo seguito la lavorazione, quasi live in studio.

In queste ore si parla tanto del Festival di Sanremo…

Il Festival di Sanremo ha sempre attratto energia dal gossip, da un certo tipo di notizie che circolano per creare curiosità. E’ vero che la musica è importante. Parlare e gossippare credo sia uno dei must per la nostra professione.

Mi auguro che chi di dovere capisca il margine e il limite per fare un festival, il nostro festival. Il festival che tanto ci ha dato gioia negli anni: da Modugno ad arrivare agli ultimi artisti che stanno uscendo come Diodato.

Non vorrei fare a meno, vorrei vedere Sanremo perché sono italiano e ci tengo. Troveranno una quadra. 

Si parla tanto del pubblico e della possibile assenza per questa edizione. Tu che Sanremo lo hai vissuto come la vedi?

C’è un pubblico non particolarmente propositivo verso l’artista, tra cui anche figure istituzionali. Non è semplice cantare una canzone inedita: davanti a nessuno diventa difficile e dura, l’input del pubblico aiuta ad affrontare la canzone e te la fa cantare bene. 

Nel 2017 sei arrivato penultimo

Elio e le storie tese volevano l’ultimo posto, altrimenti lo avrei ottenuto io (ride, ndr). Ho solo dei bei ricordi riguardo Sanremo, l’atmosfera vissuta, la condivisione con l’orchestra. Essere stato poi in una delle ultime serate insieme ad Ana Carolina ed essere uscito dopo Gino Paoli, sono cose che non dimenticherò. Al di là del risultato e senza falsa modestia non mi aspettavo nulla se non più attenzione dalla critica. Il pubblico fu quello che mi porta nelle prime sere tra ottavo-nono posto. Non credo esista ancora la “non accettazione” di un certo genere di musica dove in Italia la musica è regina.

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