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giovedì 28 Gennaio 2021

Il nuovo libro di Gabriele Parpiglia: l’intervista

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Bruno Bellini
Bruno Bellini
Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

Da Terrazza Sentimento a finestra isolamento è il nuovo libro del giornalista e scrittore Gabriele Parpiglia.

Un racconto in cui l’autore è partito da chi era Alberto studente dell’Università Bocconi, ha raccontato i suoi successi imprenditoriali che lo hanno fatto diventare “Big Fish” (suo film preferito, ndr) ovvero milionario.

Poi i soldi hanno trasformato Genovese, fisicamente e psicologicamente, e la sua vita è passata dalle riunioni in giacca e cravatta, agli “Animal Party” di “Terrazza Sentimento”.

Gabriele Parpiglia in un racconto dettagliato ha circoscritto tutti i nomi di chi gli è stato accanto con ruoli e dinamiche. Famiglia, amici e amanti. Ha scoperto che aveva un sogno americano: aprire “Terrazza Sentimento” al Burning Man. E che poco prima dell’arresto, voleva fuggire a Zanzibar; ma c’era anche una pista che lo spingeva verso Tulum, in Messico. 

L’autore ha letto gran parte delle chat (anche quelle della vittima, recentissime) e quelle con i suoi “cuccioli”, (cosi chiamava gli amici più intimi). E si è chiesto: perché il Re è caduto? Perché Genovese è passato da imprenditore di successo… a predatore di sesso?

Come nasce l’idea di questo libro?

R: L’idea del libro nasce dal fatto che credo di essere stato, se non il primo, sicuramente tra i primi ad affrontare il caso Genovese. Mentre si andava avanti con l’inchiesta, con le notizie e le testimonianze, mi sono reso conto che la TV seguiva le notizie che io lanciavo dal portale Giornalettismo. Mi sono reso conto che per la prima volta le attenzioni dei media non erano più “solo Covid” ma si parlava di un nuovo campanello d’allarme.  Tutti dicono: “Ah, sì. Sapevamo tutti di Genovese […]. Se fosse così, allora perché non hanno denunciato? Se fosse così, allora perché non è stato raccontato?”

Non bisogna dimenticare una cosa fondamentale: Genovese non nasce con questo unico caso. Genovese mantiene questo stile di vita da ben tre anni, quindi non è qualcosa di nuovo.

Ad un certo punto mi sono reso conto che io avevo fonti primarie rispetto a chi trattava l’argomento, e allora mi sono detto: “Proviamo a fare un ebook, non un libro cartaceo (anche perché le indagini non sono finite, quindi non potevo fare un libro a metà), e vediamo che succede”.

La mia idea era lanciare un messaggio, e devo dire che ci sono riuscito perché, comunque, chi ha letto questo libro sono state soprattutto le donne. Mi hanno scritto le loro storie di violenze e dopo aver letto il libro sono andate a denunciare, dopo aver letto il libro lo hanno raccontato ai propri mariti, dopo aver letto il libro hanno scelto di andare in cura da uno psicologo. Ho postato tutti i messaggi sui miei social, quindi quello che sto dicendo è comprovabile. Dopo aver letto il libro hanno avuto la forza di raccontare le violenze che anche loro hanno subito dal “mostro”. Chi in una palestra, chi in un giardino, chi mentre faceva un test per entrare nei Carabinieri, chi mentre faceva la chef. Mi sono arrivate milioni di testimonianze, e questa è stata la cosa più bella, anche rispetto a qualunque primo posto in classifica (di cui ovviamente sono contento, ma finisce in secondo piano).

Qual era il messaggio che volevi lanciare?

R: Io ero sicuro di una cosa, dopo aver letto l’ordinanza, dopo aver letto quelle parole da pugno nello stomaco: questo lavoro sarebbe servito a far sì che chi lo avesse letto, avrebbe potuto poi trovare un suo punto per ripartire, per sfogarsi, per raccontarsi. Ed è successo.

In quanto tempo sei riuscito a mettere insieme tutti i pezzi di questo mosaico?

R: Ci ho lavorato un mese e mezzo. Sette giorni, notte e giorno, senza dormire.

Tra i tanti retroscena raccolti, anche tra i messaggi, c’è qualcosa che ti ha fatto particolarmente “senso”?

R: C’è qualcosa che mi ha fatto particolarmente riflettere, più che altro. Genovese di prima non è diverso da Genovese di ora. Il Genovese di prima era quello che metteva la cattiveria nelle riunioni in giacca e cravatta, poi ha messo la cattiveria in boxer e camicia hawaiiana. Era quello che quando non andavano bene le cose, all’università, lanciava un televisore dalla finestra (sinonimo di violenza) e che poi ha usato la violenza in altri modi, secondo altri tipi di “mostro”. Genovese è stato sempre la stessa persona. Io non credo che sia una persona bipolare: è solo che poi ha avuto i soldi e le chiavi per aprire la sua dark room, alla quale, forse, da sempre aspirava.

Dove possiamo trovare il libro?

R: In digitale, su Amazon. È facilissimo scaricarlo, attraverso Kindle, con un link. Amazon dà la possibilità di capire anche da dove viene acquistato, e l’hanno comprato da Parigi, dall’America, dalla Svezia e dal Belgio, da Londra. Questa è una cosa che mi ha abbastanza sconvolto: il libro è primo in cinque classifiche, e il fatto che un ebook superasse il cartaceo mi ha abbastanza scioccato. Anche se avessi venduto cento copie, sarei già stato contento. Poi, il primo giorno, ha superato mille copie, non sapevo che dire. Numeri reali, eh? Numeri che puoi toccare con mano, non inventati, che certifica Amazon. Con oggi, siamo quasi a tremila copie.

Un 2020 che si conclude col botto con questo nuovo lavoro. Che anno è stato, per te, a livello professionale?

R: Strano. A livello personale posso dire positivo, perché mi ha fatto accettare il dover affrontare una patologia da superare. Oggi sto facendo un percorso per rimettermi in piedi, superare determinate dinamiche come attacchi di panico etc.

Dal punto di vista professionale, sono rimasto in piedi ma, guerra o non guerra, io mi conosco e so di saper seguire la linea del lavoro anche se fuori c’è una bomba atomica. Non starò qui a celebrarmi per dire le cose che ho fatto, questo non lo farò mai. Perché se no ti dovrei dire: “Ho aperto una casa editrice, ho chiuso una serie sui Facchinetti, ho chiuso una serie su Elettra Lamborghini, è andato in onda il mio programma…”. Non so neanch’io più quanto non sono stato fermo, ecco.

Dal 2021 invece cosa ti aspetti?

R: Che le persone che ho intorno mi riconoscano il merito. Questa è una cosa che mi fa veramente soffrire. Uno dall’esterno può pensare: “Che fico, guarda quante cose fa”, ma in realtà è difficile. Molte volte succede anche che, ad esempio, per dei progetti con persone più in alto e più capaci di me, vengo deriso. Vengo preso in giro, salvo poi, dopo un anno, dirmi: “Oh, lo sai che però avevi ragione quando mi hai proposto quella roba là?”.

Siccome ci metto il cuore, ci metto il culo, ci metto l’anima, ci metto veramente tutto, vorrei veramente che il merito venisse riconosciuto con meno fatica, anche perché non so quanto reggerei ancora

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