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Interviste

Patrick Facciolo e l’arte di saper comunicare

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Patrick Facciolo è dottore in tecniche psicologiche e giornalista, si occupa di divulgazione, formazione e coaching sui temi del Public Speaking, l’arte di parlare in pubblico.

È ideatore di Parlarealmicrofono.it, del Festival del Linguaggio e del podcast “Public Speaking Professionale”.

Autore di sei libri, Patrick dichiara: “Mi piace fare questo mestiere perché per me è importante che le persone si sentano ascoltate. Io cerco di restituire alle persone la mia capacità di comunicare, qualcosa che ho ricercato per me negli anni, e che oggi diventa una possibilità da condividere con gli altri. Nella nostra società riuscire a comunicare è molto importante: il linguaggio fa da intermediario tra quello che proviamo e quello che effettivamente riusciamo a esprimere e fare arrivare all’altro”.

Hai fatto radio per molti anni: quanto hai imparato da quell’esperienza lavorativa, in fatto di comunicazione?

Dall’esperienza della radio ho imparato molto, perché in radio si può comunicare soltanto attraverso la voce, senza immagini o sottopancia, e tutto viene esplicitato dalle parole. Ho raccontato quanto è importante questo aspetto nel mio primo libro, Crea immagini con le parole (2013), poiché saper raccontare la realtà attraverso le parole è fondamentale, sul lavoro così come nella vita personale. Dall’esperienza della radio si impara anche a limitare la quantità di parole al necessario, e a stare nei tempi con interventi che riescano a essere autoconclusivi. In radio (ma più in generale sui media) si deve spesso comunicare con un pubblico che possiamo soltanto immaginare, perché è a distanza: si deve creare interazione con persone che nella realtà di tutti i giorni non conosciamo. Saper citare il pubblico anche se non c’è, è fondamentale. È un po’ come dire: “tu ci sei nelle mie parole”, anche se non ci sei fisicamente, come racconto spesso nei miei podcast. Quando si lavora in condizioni di scarsità (di tempo e di attenzione da parte del pubblico), abbiamo delle possibilità per potenziare le nostre capacità comunicative. Al contrario, quando abbiamo molto tempo a disposizione, e delle slide ad accompagnare le nostre parole, finiamo talvolta per affidarci troppo a queste condizioni più favorevoli, e non potenziamo la nostra capacità di comunicare a prescindere da questi supporti.

Come e in che modo quest’anno così particolare ha cambiato la nostra comunicazione?

In questo 2020 siamo stati costretti a usare nuovi mezzi. Se prima eravamo restii o pigri, ci siamo dovuti adattare all’esigenza di utilizzare diverse piattaforme e la webcam, che per tanti rappresenta un problema e un limite. L’esigenza di imparare a stare davanti alla telecamera, alla webcam, al microfono è diventata forte. Per molti si è aperto uno scenario molto più complesso, con convention online, lezioni a distanza, meeting che normalmente si sarebbero svolti di persona, e che invece è stato necessario affrontare in video conferenza. Oggi questi mezzi non sono più un’opzione: per molti sono diventati una necessità. I meeting online, per quanto ci possano sembrare complicati, possono essere anche un vantaggio: possono risultare, infatti, più ordinati, concisi e meno dispersivi rispetto agli incontri di persona, senza contare che solitamente la puntualità è maggiore, e la durata è predeterminata all’inizio (cosa che talvolta non accade nelle riunioni in presenza). Nonostante l’incontro in presenza sia la base delle relazioni umane, questa nuova modalità può davvero diventare un’occasione per imparare cose nuove, di noi e della comunicazione con gli altri.

Quanto può essere importante l’arte di parlare in pubblico nella vita di tutti i giorni?

Parlare in pubblico è un’esperienza trasversale che affrontiamo quotidianamente. Ogni volta che ci rivolgiamo anche a piccoli gruppi di persone, stiamo parlando in pubblico. L’arte di parlare in pubblico riguarda anche i contesti non lavorativi: l’assemblea di classe, la cena con gli amici, e molte altre situazioni simili. Credo sia davvero importante farci capire, e riuscire a comunicare il nostro messaggio: fatto 100 il totale delle parole che vorrei far arrivare a destinazione, il mio scopo è che il mio interlocutore ne riceva il maggior numero possibile, e in modo il più possibile chiaro. Spesso faccio questo esempio: se devo dire “mela verde”, non basta semplicemente dire al mio interlocutore la parola “frutto”, non basta dirgli la parola “mela” (altrimenti potrebbe pensare, per esempio, a una mela di un altro colore). Dovrò dire proprio: “mela verde”. Per me che fosse una “mela verde” era già chiaro dall’inizio, ma se non lo specifico, l’interlocutore riceverà un’informazione parziale, e la integrerà in maniera diversa rispetto a ciò che volevo davvero comunicargli. È importante riuscire a far vivere il nostro racconto come se il pubblico potesse vederne le immagini. Questo ci permette di rendere la nostra comunicazione la più esplicativa possibile.

È importante fare del nostro meglio: cosa può condizionare l’efficacia della nostra comunicazione?

L’efficacia della comunicazione non dipende solo da noi e da come comunichiamo, ma anche dalla predisposizione del pubblico, che è composto da persone che vivono situazioni diverse tra loro. Un esempio concreto: nel pubblico di una conferenza ci potrebbero essere persone che sono arrivate in ritardo, altre nervose per il traffico o per il costo del parcheggio che credevano gratuito, altre più rilassate e bendisposte. E questo, paradossalmente, può condizionare l’esito della nostra comunicazione. Un aspetto importante da tenere in considerazione è questo (e anche questo lo racconto spesso nei miei podcast): non esiste un discorso di successo senza un pubblico che ce lo permetta. Nei manuali troviamo talvolta indicate modalità di comunicazione descritte come infallibili, tuttavia credo sinceramente che le modalità infallibili di comunicare non esistano. Per comunicare efficacemente, credo sia davvero basilare capire il contesto. Per capire una situazione, dobbiamo prima saper rispondere alle cinque fatidiche domande del giornalismo: chi, cosa, quando, dove e perché. Ad esempio, se devo svolgere un corso di domenica mattina (che solitamente è un giorno di riposo) devo tenerne conto, comprendendo che sono necessari dei momenti di pausa in più. È solo uno dei tanti esempi possibili.

Come possiamo interagire meglio col nostro pubblico?

Quando parlo in pubblico e ho una persona davanti a me che mi sorride, posso scegliere di ricambiare quel sorriso. Quando sono davanti alla webcam e non vedo il mio pubblico, quel sorriso o un’altra possibile reazione del pubblico li posso soltanto ipotizzare. L’aspetto importante è tenere in grande considerazione il pubblico, tutto, alla stessa maniera, che io possa vederlo (come nella comunicazione in presenza) o meno (come capita nelle conferenze online rivolte a un gran numero di partecipanti). Quando facciamo un intervento in presenza, così come può essere importante ricambiare il feedback che ci rimanda un ascoltatore (per esempio il sorriso di cui parlavamo prima), allo stesso tempo è importante che quella persona non diventi il nostro unico interlocutore, poiché questo escluderebbe tutti gli altri. Nel Public Speaking possiamo dire che uno vale uno: non importa se nella mia platea ci sarà un amministratore delegato, una personalità importante o una persona che passava di là per caso. Cercherò di guardare tutti con la stessa attenzione, e indipendentemente dalla reazione che avranno: sia che mi comunichino il loro assenso, sia che scuotano la testa in segno di dissenso.

Bruno Bellini
Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

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