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Interviste

Cristiana Farina: “Mare fuori? Quando si riesce a creare una cosa bella lo si avverte”

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Ha scritto tantissime pagine della storia della televisione italiana e non solo, Cristiana Farina. E anche la sua ultima avventura professionale, la fiction con Carolina CrescentiniMare fuori” di cui ha scritto il soggetto, al debutto mercoledì 23 settembre in prima serata su Rai2, ha fatto centro sia sul fronte degli ascolti che del gradimento da parte del pubblico. Lifestyleblog l’ha intervistata.

Cristiana, “Mare Fuori” è una serie che parla più ai ragazzi o che cerca di raccontarli ai loro genitori?

“Mare Fuori” ha diversi punti di vista e di conseguenza parla ad un pubblico diversificato. Il mondo dei ragazzi è centrale perché è principalmente un romanzo di formazione, ma gli adulti che lo popolano hanno un ruolo principale nelle vite degli adolescenti protagonisti. Ci sono i genitori che hanno la responsabilità dell’educazione dei propri figli, e quindi in qualche modo dei crimini da loro commessi, e ci sono le istituzioni che dentro l’IPM hanno l’arduo compito di rieducare quei ragazzi danneggiati, di far prendere loro coscienza degli sbagli fatti, perché solo chi riesce a vedere dentro la propria ombra può trovare la strada per uscirne e avere la possibilità di crescere. Il pubblico può quindi scegliere tre diversi punti di vista e l’immedesimazione è potenzialmente trasversale.

Gli ascolti dei primi due episodi sono stati altissimi. Te lo aspettavi?

Devo ammettere che avevo una bella sensazione. Quando si riesce a creare una bella cosa lo si avverte. C’è qualcosa che ti parla dentro. Forse perché quando si ama il proprio lavoro non importano molto i risultati, è già bello il percorso che ti ha portato ad ottenerli. Comunque sono strafelice.

Come nasce un soggetto originale, come scegli le storie che racconti?

“Mare Fuori” è un soggetto originale e nasce da lontano. Entrai nell’ipm di Nisida oltre 15 anni fa per assistere ad una manifestazione teatrale e fui impressionata da quella realtà, proposi così al direttore di fare un seminario con i detenuti sull’educazione all’immagine. Ho passato con loro un’estate e alcuni di loro li ho incontrati anche fuori durante i permessi d’uscita concessi ai minorenni che compiono un corretto percorso all’interno dell’IPM. Mi innamorai delle loro storie ma non dei loro delitti… non erano quelli ad interessarmi. Mi interessava soprattutto la loro prepotente voglia di vita e di riscatto, il loro desiderio di essere accettati e di far parte. Ogni adolescente in fondo desidera solo che qualcuno creda in lui e questo è il lavoro che fanno gli operatori nell’IPM. Per rispondere alla domanda quindi posso sostenere che quando ho scritto questo soggetto originale non ho avuto l’impressione di aver trovato una storia da scrivere ma piuttosto ho avuto la folgorazione che quella storia avesse trovato me e io non potevo far altro che dedicarmi al suo racconto.

Quali sono le difficoltà, invece, nel realizzare qualcosa che viene commissionato da terzi?

La differenza nel raccontare storie commissionate da terzi è sostanziale, quando si lavora su un’idea “non” originale si deve entrare in contatto profondo con la matrice che l’ha creata, mettersi al servizio del tema portante dell’idea e solo dopo esplorarla dentro il labirinto del proprio vissuto.

Quali sono, secondo te, le serie tv che hanno, più di altre, rotto gli schemi e cambiato il modo di fare televisione?

Potrei citare decine di serie che hanno cambiato il modo di fare televisione. Direi tutte quelle che hanno avuto successo. Perché dopo ogni successo si alza l’asticella e le fiction successive sono chiamate a trovare una propria identità originale di racconto. Al momento secondo me l’asticella l’ha alzata in maniera significativa la serie tv statunitense “Euphoria”.  Anche questa è un coming of age ed ha un racconto entusiasmate in cui regia e scrittura si fondono in un tutt’uno e questa fusione tra immagine e scrittura permette allo spettatore di entrare negli stati di alterazione psicotica vissuti dai giovani protagonisti. Personalmente l’ho trovata grandiosa. Infine vorrei ricordare che la realizzazione di una fiction prevede un lavoro corale in cui sicuramente è importante mantenere un contatto profondo con la matrice originale dettata dalla scrittura e che, più questo rapporto è solido anche nelle fasi successive, più si potenzia la narrazione. Per tornare a Mare Fuori, importanti sono quindi tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione dell’idea originale, ognuno nel proprio ruolo. Il concept originale è stato acquistato da Roberto Sessa per la Rai dove la matrice dell’idea è stata custodita e protetta in tutte le sue fasi evolutive dal capostruttura Rai Michele Zatta che mi ha presentato Maurizio Careddu con cui ho scritto soggetto di serie, i soggetti di puntata e tutte le sceneggiature firmate anche da Peppe Fiore, Luca Monesi e Paolo Piccirillo. La regia è di Carmine Elia.

Bruno Bellini
Scritto da

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari) Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa.

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