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Interviste

Turismo e ripresa: il parere degli esperti

Turismo e ripresa: il parere degli esperti.

Nino Carmine Cafasso – Professore, Giuslavorista, Consulente del Lavoro, Presidente AIS (Associazione Imprese di Servizi).

L’emergenza da Covid 19 ha generato un blocco dell’economia che porterà ad un forte ridimensionamento delle attività produttive in tutti i settori. Ad oggi si è verificato un pesante calo delle vendite, l’annullamento di contratti commerciali e incarichi professionali, la cancellazione, in tutto il territorio italiano, di eventi, manifestazioni, ordini e prenotazioni sia in ambito turistico che di business, oltre alla mancata o ritardata consegna di merce al cliente. Le aziende, e naturalmente i lavoratori, hanno subito gravi conseguenze da questa situazione. In questo panorama di recessione è evidente che uno dei settori su cui l’epidemia sta impattando maggiormente è il settore turismo, a causa delle restrizioni e chiusure dettate dall’emergenza Covid-19.

Qual è la situazione del settore turistico-ricettivo? 

“E’ indubbio che per fare sopravvivere, promuovere e rilanciare un settore strategico come il turismo servono scelte di grande respiro. Nonostante le tante misure previste nel Dl Rilancio, in alcuni casi a pioggia, il settore turistico rimane ancora senza adeguate risposte, considerando che è vero, tutti i settori hanno sofferto duramente in questa crisi, ma il turismo è quello che ha pagato maggiormente le conseguenze dell’epidemia. Si stima un crollo del turismo che arrivi almeno al 50% di presenze, nella previsione più ottimistica. Rischiamo di essere isolati rispetto al resto d’Europa se per la stagione estiva la normativa non fosse comune. Degli oltre 200 miliardi di volume d’affari complessivo che il turismo genera le ipotesi meno pessimistiche indicano, entro fine anno, una riduzione nell’ordine del 60%, e questo significa che non solo 500 mila lavoratori stagionali del settore si troveranno, molto probabilmente, senza impiego durante l’estate, ma nel complesso potrebbero essere oltre 1 milione i posti di lavoro a rischio. L’impatto sul turismo, d’altronde, si è già fatto sentire pesantemente nella stagione pasquale, quando il comparto ha subito cancellazioni pari a circa l’80% per le città e fino al 95% in montagna. Un fenomeno che riguarda non solo le zone colpite direttamente, ma tutto il Paese. E si teme che anche la stagione estiva possa essere compromessa. Poche, infatti, sono le prenotazioni per l’estate rispetto all’anno precedente. È stato stimato che quest’anno l’Italia perderà circa il 60% dei suoi turisti, chiudendo il 2020 con circa 172 milioni di presenze, pari ai livelli che si registravano a metà anni Sessanta, quando ci trovavamo in piena guerra fredda, il mondo era diviso in blocchi e i viaggi aerei erano ancora privilegio di pochi. E in tutto questo le aziende turistiche che hanno riaperto lo scorso 18 maggio, lo hanno fatto in condizioni assolutamente disagevoli, a fronte di costi importanti legati all’adeguamento delle strutture di prevenzione, e con una innegabile diminuzione della clientela dovuta alle restrizioni imposte che riguardano la fruibilità delle spiagge, la balneazione, i tempi e gli spazi entro i quali è possibile occupare il litorale”.

Parlando di questo settore, e riferendoci in particolare alle ulteriori nove settimane di cassa integrazione previste per i lavoratori dipendenti, anche dei settori turismo, fiere, congressi, spettacolo, queste ultime spettano senza il paletto del 5+4. In pratica, non c’è l’obbligo di utilizzare quattro settimane di Cig dopo ‪il primo settembre‬. Sono previste nove settimane in più, utilizzabili fino al ‪31 ottobre 2020‬. Con il Decreto Cura Italia prima, e con il Dl Rilancio poi, il Governo ha messo in campo oltre 11 miliardi di euro di ammortizzatori sociali, estendendo la cassa integrazione in deroga a tutto il Paese. Ma i dubbi e le perplessità riguardo le misure governative continuano a tenere banco. Cosa può dirci in merito?

“Le misure messe in campo vivono di condizioni di assoluta insufficienza rispetto alle esigenze delle aziende. Parlare di 9 settimane significa beceramente leggere la crisi come un cancro che all’improvviso scompare ed i medici non se ne spiegherebbero le ragioni tecnico/medico scientifiche c’è bisogno di incrementare la tutela della cig almeno fino alla fine dell’anno con criteri di collocazione in Cig in termini di rotazione tra il personale che potrà essere validamente occupato ed allocato al lavoro anche in ragione degli stringenti protocolli di sicurezza che non permetteranno ed in maniera indipendente dalla clientela e dalle prenotazioni che arriveranno, una piena occupazione di tutti gli aventi diritto“

Esistevano, secondo lei, strade più semplici da percorrere per garantire una “ripresa” in condizioni più favorevoli? 

 “A dire il vero il Dl Rilancio, il decreto 34, ha semplificato fortemente le procedure in fatto di Cig rispetto ai decreti precedenti. Ma in realtà persistono ancora tutta una serie di passaggi che allungano i tempi. La mia proposta, da tecnico, era che sarebbe bastato comunicare pochi dati: nome, cognome, codice fiscale, impresa di appartenenza e le ore di lavoro perse. Se si fosse pensato a una procedura del genere, con la tutela da parte dell’INPS di ricevere il resto delle info in un secondo momento (esiste in questo senso il principio dell’autotutela, della prescrizione), c’erano cinque anni per poter produrre tutto il materiale necessario, avremmo certamente assicurato la semplificazione delle procedure e dato contemporaneamente risposte idonee a lavoratori e imprese, soprattutto in funzione di quei proclami che avevano posto la data del 15 aprile come data di arrivo di questi soldi, che invece non sarebbero mai potuti arrivare, come non sono arrivati, entro quella data. E ancora oggi in molti non hanno avuto quello che a loro spetterebbe! E probabilmente non lo riceveranno della metà di giugno. Semplificando le cose sarebbe stato tutto più veloce e diretto. Oltretutto dobbiamo ricordare che l’INPS oggi ha già tutti i dati possibili e immaginabili per verificare la posizione di qualunque contribuente!”. 

Parere di Micaela Ottomano, Avvocato Cassazionista, esperta di diritto di famiglia e delle assicurazioni.

Sono molti i lavoratori che lavorano nelle imprese legate al turismo. Come è stata la ripartenza, e cosa si prevede per il prossimo futuro? Raccogliamo l’autorevole parere di Micaela Ottomano, avvocato Cassazionista.

“Pensare che la ripartenza possa essere una ripartenza nelle stesse condizioni di tre mesi fa è un’utopia”, esordisce con queste parole la giurista Ottomano. “Pensare che i protocolli di sicurezza non possano incidere sull’attività delle aziende turistico-ricettive è un’illusione, e forse la situazione è stata sottovalutata dai tecnici della task force governativa che si sono occupati anche di questo settore. Molte aziende turistiche (hotel, B&B, ostelli, villaggi, stabilimenti balneari) che hanno riaperto, o riapriranno a breve, lo hanno fatto con un’attività fortemente ridotta”. È opportuno evidenziare che secondo le statistiche saranno ‪i due terzi dei lavoratori che non saranno occupati e un terzo dei lavoratori che avranno molte difficoltà a operare. “La stagionalità per loro è un valore aggiunto – specifica Ottomano – anche perché molte aziende del settore hanno diversificato l’attività, molte imprese balneari per ‪cinque, sei mesi gestiscono l’attività specifica ma poi nei restanti mesi si erano riqualificate con la gestione di eventi, altre attività che non potranno avere luogo se non in una forma assolutamente ridotta”. Quindi la mancanza di redditività per queste imprese comporterà l’impossibilità di occupare tutti gli stagionali, e ritengo perciò che questo settore debba essere assolutamente tutelato più degli altri anche attraverso dei percorsi di riqualificazione. Il Dl Rilancio nell’articolo 88 ha previsto, in luogo dell’ammortizzatore sociale, la possibilità che i lavoratori possano svolgere un periodo di formazione e di riqualificazione, e i costi di questa operazione verranno sostenuti attraverso un fondo di nuova costituzione. “Il problema più grosso rimane sempre quello del nostro ordinamento e del nostro Paese: le idee ci sono, sono valide, ma la realizzazione diventa fortemente complessa. Perché anche se sono stanziati alcuni milioni di euro per questo fondo di riqualificazione, le imprese già sanno che dovranno anticipare questo denaro per poi riaverlo proprio attraverso il fondo, e chissà quando”, chiosa l’avvocatessa. Tutto questo “frena” le imprese, “frena” gli intermediari, “frena” molti professionisti, e di fatto crea sacche di disoccupazione, di persone che non andranno a lavorare e che invece potrebbero essere formate e riqualificate in un percorso che potrebbe portare ad avere, la prossima stagione, una funzionalità, una occupabilità assolutamente migliore rispetto a quella che avevano in precedenza. “Per quest’anno la stagione, a mio avviso, è già gravemente compromessa, dovremmo iniziare a guardare al futuro, e costruirlo insieme, al meglio”, sottolinea con preoccupazione l’esperta. 

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Redazione
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