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Marco Apicella: “Sogno di collaborare con Vasco Rossi e David Sanborn”

Marco Apicella
Marco Apicella

Pianista e compositore di gran talento, dall’Italia ha portato intatta la magia della sua musica fino a Los Angeles. Marco Apicella si racconta in esclusiva a Lifestyleblog.it, svelandoci con chi morirebbe dalla voglia di poter collaborare.

Marco, con quale spirito stai affrontando la fase 2?

Qui in California siamo ancora nella fase 1 purtroppo, almeno per un altro paio di settimane. C’è da dire però che il “Lockdown” non è stato cosi restrittivo come in Italia. Per esempio è sempre stato possibile uscire, anche non per motivi di prima necessità. Si può uscire anche per fare passeggiate o per allenarsi all’aria aperta, insomma i “runners” non sono stati condannati come da noi. Proprio un paio di settimane fa infatti ho deciso di uscire e di andare a fare una piccola gita, avevo bisogno di staccare dal lavoro e di vedere nuovi paesaggi che non fossero quelli che vedo in foto sullo schermo del mio computer! Sono andato nella bellissima Antelope Valley, a circa 50km a nord di Los Angeles, dove in questo periodo i papaveri sbocciano e ricoprono questa vallata e le sue dolci colline con un manto arancione a dir poco spettacolare. È stato un gran bel modo di ricaricare le batterie, e mi ha decisamente aiutato a ritrovare l’ispirazione che avevo perso dopo tanto tempo in casa da solo.

In che modo la quarantena ha interferito con il tuo lavoro?

Ha sicuramente avuto un impatto molto forte sul mio lavoro. Tutti i concerti che avevo in programma sono stati cancellati o rimandati a data da destinarsi, e si dice che eventi pubblici del genere non saranno possibili fino al 2021. Capite bene che per un musicista questa è una grossa perdita, e non solo dal punto di vista economico. Devo convivere con l’idea che non potrò svolgere l’attività principale che caratterizza la mia carriera, almeno fino all’anno prossimo. Sotto l’aspetto dell’insegnamento, che è un’altra parte fondamentale del mio lavoro, il cambiamento non è stato cosi radicale. Ho perso qualche studente, questo è vero, ma almeno sono in grado di continuare a dare lezioni agli allievi che hanno deciso di continuare, e l’online non è poi cosi male devo dire. Certo ci sono delle limitazioni, ma è sicuramente una valida alternativa al metodo tradizionale.

In questo periodo a quale progetto ti stai dedicando?

Ce ne sono vari. Sto lavorando molto con il DJ e producer olandese Tera Kòrá, che è un artista abbastanza famoso in Olanda e che ha origini caraibiche. Il suo mix di pop, musica elettronica ed influenze della musica sud americana e caraibica è molto interessante ed ha riscontrato successi anche all’estero. Proprio poco tempo fa Diplo, il famoso DJ e producer americano, ha pubblicato due dei suoi pezzi su una delle sue pagine, il che ha creato un bel po di “buzz” intorno a Tera Kòrá.

Un altro progetto al quale ho preso parte ultimamente è il nuovo disco di Igor Kogan, contrabbassista e compositore Russo che vive negli US ormai da anni. Con lui abbiamo registrato nella suggestiva location del Dragonfly Creek Studios, degli studi di registrazione che sorgono in mezzo alle Malibù hills. Abbiamo avuto il piacere di avere come special guest alla voce la fantastica Tierney Sutton, famosa cantante jazz nominata ai Grammy per ben 9 volte. Per quanto riguarda i miei progetti sto lavorando al mio secondo disco che mi piacerebbe far uscire entro la fine del 2020. Normalmente avrei scritto la musica, organizzato prove con il mio gruppo e sarei poi andato in studio a registrare. A causa della quarantena questo non è stato possibile e quindi sto cercando di reinventare la mia musica e darle una impronta più “da studio” se vogliamo, e meno live. L’obbiettivo è registrare il tutto a distanza per poi mettere insieme in fase di mix. Un disco figlio della quarantena insomma.

La collaborazione dei tuoi sogni?

La verità? Vasco Rossi. So che può sembrare strano per un musicista di jazz voler collaborare con Vasco, ma ho da sempre un gran debole per la sua musica e il personaggio che è. Sono cresciuto ascoltando i suoi dischi e sognando di essere su quel palco con lui. Sarebbe un’emozione incredibile coronare questo sogno, e non bisogna mai smettere di crederci, anche se in realtà le possibilità sono abbastanza remote. Come alternativa sceglierei il sassofonista americano David Sanborn. Lui è stato una delle mie più grandi influenze, ed è stato il vero e proprio punto di incontro tra la musica funk/pop e il jazz. Grazie a lui mi sono appassionato a questo genere, e far parte della sua band sarebbe un “dream come true”. Se poi nella band ci fosse anche il bassista Marcus Miller allora saremmo di fronte ad un dream team, anche se devo dire che il sogno di suonare con Marcus Miller ho avuto la fortuna di coronarlo qualche anno fa al North Sea Jazz Festival, a Rotterdam.

Tornando agli inizi della tua carriera: c’è un modello che pensi sia stato determinante per le tue scelte future?

Essendo un pianista e tastierista, crescendo ho sempre avuto come idoli artisti che suonano il mio stesso strumento. Il primo vero idolo è stato John Lord, dei Deep Purple. Ascoltare il suo organo distorto su pezzi come Smoke On The Water, Lazy, Burn e tanti altri, sapendo che le sue radici fossero nella musica classica, mi ha spinto a voler scoprire di più sul mondo delle tastiere. Questa è diventata poi una gran parte di quello che faccio oggi, e mi ha fatto aprire gli occhi su tutta una serie di modi di fare musica e di strumenti innovativi che non avrei mai scoperto altrimenti. Altro grande idolo è il pianista Herbie Hancock. Il suo essere un musicista cosi dinamico, capace di spostarsi senza problemi dal jazz puro al funk alla musica elettronica, mantenendo integra la sua originalità, mi ha fatto capire che il musicista moderno non può permettersi di rimanere confinato in un solo genere o un solo strumento, ma deve essere capace di spaziare con facilità tra i vari generi che compongono il panorama della musica dei nostri giorni.

Di qui ad un anno come ti piacerebbe vederti?

Libero di uscire a prendere una birra con gli amici! A parte gli scherzi, mi piacerebbe iniziare a lavorare seriamente con il mio trio. Vorrei far sentire la mia musica in giro il più possibile, e magari organizzare anche dei piccoli tour negli US e in Europa. Sento di essermi dedicato troppo spesso a musica di altri e non abbastanza alla mia. Per carità, i progetti ai quali lavoro sono tutti molto interessanti e appaganti, ma la sensazione di comunicare un’emozione, un’energia, un’idea con la tua propria musica è qualcosa di più profondo. Il vero motivo per cui molti di noi hanno scelto questa carriera credo.

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