Zoom: privacy a rischio?

9 Aprile 2020 di 2 min di lettura
Zoom
Zoom

Sono ormai tantissimi gli italiani che hanno scoperto l’utilità delle app per videochiamate, a causa di un’emergenza Coronavirus che col tempo si è fatta sempre più incisiva fino al punto di cambiare le nostre abitudini quotidiane per settimane.

Oltre ad aver “rispolverato” le videochiamate WhatsApp e FaceTime, infatti, molti di noi si sono accorti della quantità incredibile di app nate per accorciare le distanze tra noi e i nostri amici e parenti lontani per via della quarantena.

Tra di esse c’è Zoom, un software per videoconferenze che ha acquisito una popolarità crescente negli ultimi giorni: uno strumento di per sé efficace e utilizzato anche in ambito smart working, che tuttavia sembra nascondere qualche problema relativo alla gestione della privacy degli iscritti.

Come è stato notato dagli utenti che hanno installato Zoom sui propri dispositivi iOS, l’app condivide parecchi dati personali con le aziende del gruppo Facebook: e le perplessità crescono quando si viene a sapere che gli stessi dati vengono comunque trasmessi anche nel caso in cui non possediamo un profilo Facebook.

Un bel grattacapo per chi è attento alla privacy: il problema dipende da un bug del codice di Zoom, nello specifico dei blocchi relativi al login Facebook, che comunicherebbero i propri dati a prescindere dall’iscrizione al social. Gli sviluppatori, sollecitati a trovare una soluzione, hanno successivamente rimosso il codice incriminato.

Tutto risolto, dunque? Non è facile dare una risposta, perché Zoom si è trovata nelle ultime settimane al centro di altre critiche, relative all’incursione di utenti “troll” nelle videochiamate di altri gruppi di utenti. Sfruttando una falla nel codice sorgente della funzione Directory Aziendale, gli intrusi sono in grado di entrare a far parte di conversazioni già avviate, rendendo l’esperienza d’uso veramente poco piacevole.

Le criticità, in sintesi, non mancano, e certamente invitano a scegliere con prudenza l’app di videochiamata che fa al nostro caso: le alternative che propongono comunicazioni crittografate tra gli utenti hanno certamente una marcia in più in tal senso.

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