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venerdì 15 Gennaio 2021

Elena Sofia Ricci giganteggia all’Eliseo con Vetri Rotti

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L’attrice toscana, diretta da Armando Pugliese, emoziona il pubblico

Sta raccogliendo uno straordinario e meritato successo Vetri rotti, spettacolo in scena al teatro Eliseo di Roma fino al 16 febbraio, diretto da Armando Pugliese.

Elena Sofia Ricci, che veste i panni della tormentata Sylvia, giganteggia sulla scena. Intensa, empatica, coinvolgente regala al pubblico un’interpretazione davvero magistrale.

Al suo fianco gli ottimi Maurizio Donadoni, che veste i panni del marito Phillip e David Coco che porta in scena il dottor Hyman. I vetri rotti cui fa riferimento l’opera di Arthur Miller sono quelli della tristemente nota Notte dei Cristalli del 1938. Riguardano, dunque, l’avanzata del nazismo e la folle persecuzione ai danni degli ebrei che sarebbe poi sfociata nell’Olocausto. Ma sono anche i cocci e le conseguenti ferite della vita coniugale (e non solo) con cui Sylvia è chiamata a fare i conti.

Il serrato dialogo tra i protagonisti anima e appassiona lo spettatore. Pugliese mette in scena un’umanità dolente dominata da una immobilità generalizzata che sfocia nell’immobilismo. L’immobilità delle gambe di Sylvia, quella colpevole di una società che sottovalutò, più o meno consapevolmente, l’avanzata della follia nazista. ”Perché preoccuparsi di qualcosa che accade così lontano dall’America addirittura al di là di un oceano”, si chiede una delle protagoniste. E ancora l’immobilità paludosa in cui è precipitato, impantanandosi, il matrimonio tra Sylvia e suo marito, entrambi incapaci di risalire da quel burrone di incomunicabilità e incomprensione.

Straordinarie le musiche curate dal Maestro Stefano Mainetti, così come luci e costumi. L’interpretazione della Ricci trasuda talento, mestiere ed esperienza. Le sue eccezionali qualità artistiche, la sua preziosa poliedricità, la sua evidente vocazione al perfezionismo permettono allo spettatore di tuffarsi nella cupa atmosfera dell’America del finire degli anni Trenta, di penetrare nei meandri più intimi dell’animo di una donna sensibilissima e per ciò stesso condannata all’infelicità.

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