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Interviste

Stili di vita sani alla base della sostenibilità sociale

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Leda Galiuto Professoressa di Cardiologia e Medicina dello Sport dell’ Università Cattolica di Roma

Leda Galiuto, Professoressa di Cardiologia e Medicina dello Sport dell’ Università Cattolica di Roma. Direttrice della Cardiologia Riabilitativa della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma

Lo sviluppo sostenibile deve essere inteso come sviluppo dei bisogni della generazione presente senza compromettere la capacità delle generazioni future e ci si riferisce principalmente all’ambito ambientale, economico e sociale. 

Eppure non si tiene presente che uno dei cardini dello sviluppo sostenibile è proprio la sostenibilità sociale, intesa come capacità di garantire condizioni di benessere umano equamente distribuite per classi e genere e ne fanno parte: sicurezza, istruzione, democrazia, partecipazione, giustizia, ma anche e soprattutto la salute, senza la quale le altre componenti della sostenibilità sociale potrebbero difficilmente trovare realizzazione.

Leda Galiuto, professoressa di cardiologia e medicina dello sport dell’Università Cattolica, Direttrice della Cardiologia Riabilitativa della Fondazione Policlinico A. Gemelli, è impegnata da anni nella prevenzione cardiovascolare, anche attraverso la sua attività di divulgatrice e scrittrice ed è esperta di raggiungimento e mantenimento dei corretti stili di vita. 

Professoressa Galiuto, i corretti stili di vita possono essere considerati parte della sostenibilità sociale?

Direi assolutamente di si, insegnare alla popolazione a raggiungere e mantenere uno stile di vita sano dovrebbe essere considerato da medici, scienziati, divulgatori, mass media e legislatori uno degli obiettivi cardine della progettualità per la sostenibilità sociale.

Condurre uno stile di vita sano, vuol dire vivere meglio e più a lungo, utilizzare al meglio le risorse del sistema sanitario nazionale, non gravare come spesa farmaceutica e raggiungere quell’obiettivo di benessere inteso in senso globale, non solo come privo di malattie.

Quali malattie si riescono a prevenire o a limitare attraverso il mantenimento di un corretto stile di vita?

Quelle che l’organizzazione mondiale della sanità chiama “malattie non trasmissibili”, che, in buona sostanza, sono le malattie cardiovascolari, il cancro, il diabete e i disturbi respiratori cronici. Si chiamano “non trasmissibili” per distinguerle da quelle contagiose che ormai sono state pressoché sterminate dall’utilizzo dei vaccini e sono quelle che mettono oggi a repentaglio la salute della popolazione del pianeta.

Le malattie croniche non trasmissibili sono ritenute responsabilidel 92% dei decessi totali registrati, in particolare le malattie cardiovascolari (41%), i tumori (29%), le malattie respiratorie croniche (5%) e il diabete (4%) 

E quindi, se da un lato negli ultimi decenni si è registrato un progressivo aumento della speranza di vita (84 anni per le donne e 79 per gli uomini, a causa delle MCNT, che pesano per oltre il 75% sul carico di malattia globale, la speranza di vita libera da disabilità si attesta su valori molto più contenuti e simili per entrambi i sessi (circa 65 anni).

Quali sono le componenti di un corretto stile di vita?

Direi che per raggiungere e mantenere un corretto stile di vita i nemici da sconfiggere sono sostanzialmente la sedentarietà, l’alimentazione scorretta ed il sovrappeso, le sostanze tossiche come nicotina ed alcool, lo stress patologico e la depressione.Pensi che se si potesse correggere interamente lo stile di vita si ridurrebbero del 90% le morti cardiovascolari.

In che modo la sedentarietà può costituire un rischio per la nostra salute?

Non fare alcun esercizio fisico, prendere sempre macchina ed ascensore, mette seriamente a rischio il cuore! Infatti, si calcola che addirittura uno su quattro decessi per infarto avvenga in persone sedentarie senza altri fattori di rischio. Basta pochissimo per non essere più sedentari, basta camminare a passo svelto pochi minuti al giorno o salire le scale. Certo per ottenere un reale beneficio per il cuore, bisogna impegnarsi in un vero “esercizio fisico”, cioè in almeno 50 minuti di attività detta aerobica (pedalare, camminare, correre, nuotare) anche moderata per tre volte a settimana e magari unirci 20 minuti due volte a settimana di rinforzo muscolare. Questa attività può e deve essere intrapresa da tutti, a tutte le età, ciascuno secondo le proprie caratteristiche e possibilità e, naturalmente dopo opportuna valutazione e “prescrizione” medica. L’esercizio fisico, infatti, è proprio come un farmaco, il più potente dei farmaci, va prescritto secondo indicazioni, modalità, posologia e poi monitorato nei suoi effetti da medici esperti in medicina dell’esercizio. 

E per alimentazione corretta cosa intende e cosa consiglia?

L’alimentazione corretta è decisamente quella della dieta mediterranea, patrimonio intangibile dell’Umanità, composta di cereali integrali, frutta, verdura, noci, pesce, un buon bicchiere di vino rosso (uno solo però), olio extravergine d’oliva, il tutto in buona compagnia. Il segreto è comporre bene insieme, e nelle giuste quantità, alimenti regionali e stagionali, appunto “sostenibili”. Nel libro “Nutrire il Cuore”, edito da L’asino d’oro e scritto a quattro mani con il nutrizionista Giacinto Miggiano, diamo consigli su come mantenere in salute il cuore a tavola e lo chef stellato Heinz Beck ci insegna anche come farlo con gusto!

Ed invece cosa è sbagliato a tavola?

A tavola è sbagliato … non starci! Nel senso di mangiare distrattamente “fast food” o ingozzarsi sul divano. Ed anche non starci per distrazione e cosi saltare i pasti o per principio. Cinque pasti al giorno sono la base del benessere creato attraverso l’alimentazione. Il digiuno e mima digiuno fa malissimo all’organismo, lo espone ad uno stress inutile e gravemente dannoso. E’ naturalmente sbagliato il troppo, cosi come il troppo poco

Poi a tavola bisognerebbe evitare le “polveri bianche”: sale, zucchero e farina bianca (quella dei dolci). 

Per il resto non ci sono alimenti killer, cosi come non ci sono alimenti magici. Tutto nella giusta misura e nel giusto equilibrio.

E con la lotta al fumo a che punto siamo?

Il fumo è ancora un nemico da sconfiggere, soprattutto per le generazioni più giovani e, paradossalmente, ancora di più per le donne. Infatti, le donne, pensando ingenuamente di essere “immuni” dalle malattie cardiovascolari, si lasciano andare al fumo di sigaretta per moda, forse più che per esigenza. Ed invece, la sorpresa (ormai consolidata dai dati scientifici) è che le donne si ammalano di malattie cardiovascolari più che gli uomini (52% vs 42%) sebbene con dieci anni di ritardo. Il fumo pesa molto di più come rischio nelle donne, rispetto agli uomini, ed il potenziale danno aumenta all’aumentare del numero di sigarette fumate. 

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