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Cinema e Spettacolo

Antonio Chiaramonte: “Cinema e letteratura devono promuovere la legalità”

Redazione

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Film Antonio Chiaromonte

Ha deciso di produrre Io ho denunciato perché fermamente convinto che il mondo della settima arte possa, anzi debba, giocare un ruolo di primo piano nella promozione della cultura della legalità. Antonio Chiaramonte, produttore cinematografico, patron di CinemaSet, ci spiega come la lotta alla criminalità organizzata possa trovare nel cinema, nella letteratura e nella cultura dei preziosi alleati, degli straordinari strumenti di sostegno.

Qual è la storia al centro della trama di Io ho denunciato?

“La trama del film “Io ho denunciato”, scritta dall’autore Paolo De Chiara e diretta dal regista Gabriel Cash, ruota attorno al coraggio e alla presa di posizione di un uomo che reagisce ad una situazione di sottomissione estrema e pericolosa. Un individuo altruista e generoso che prima pensa al bene dei familiari e degli amici e poi a se stesso”.

Perché ha deciso di produrre un film sulla lotta alla criminalità organizzata?

“Perché mi ha colpito la storia. Questo è un film che pone al centro le reazioni di un uomo imprigionato in un vicolo cieco, con le spalle al muro. Privato del proprio respiro, da un mostro a tante teste, come può essere la criminalità organizzata. Noi, nella maggior parte delle volte, intravediamo solo la punta dell’iceberg, ma è un fenomeno radicato nella società e anche nella politica. Si ha la sensazione di difendersi, come se fossimo tutti bendati, e di colpire a casaccio”. 

Quale messaggio sociale intende lanciare attraverso questa pellicola?

“È un messaggio rivolto a chi potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni del protagonista del film. È determinante la tempestività, la ricerca dell’aiuto dell’Autorità giudiziaria. Come per una ferita infetta, bisogna agire immediatamente, per non trovarsi in una situazione irreparabile. Per contrastare la percezione della solitudine, dell’abbandono, della paura. Perché un soggetto sotto minaccia tende a chiudersi in se stesso. Questo è l’errore che bisogna evitare di fare. Esiste un confine, che deve essere superato, da dove spesso non si vede l’orizzonte, ma da lì in poi c’è quella scelta di coraggio, che fa giustizia degli abusi e dei torti subiti. Il film consiglia di non sentirsi troppo soli in queste situazioni. Molti dovranno ricordare che non si tratta solo di un film, ma di una vita spesso vissuta”.

Come può essere condotta un’azione di educazione alla legalità tra le nuove generazioni?

“Bisogna intervenire nella diffusione dell’informazione, nel coinvolgimento delle famiglie e nell’interesse soprattutto dei giovani, che sono gli uomini del domani. Lo Stato dovrebbe fare di più, coinvolgendo questi ragazzi nello sport, nella cultura, nell’arte. Tutto questo per non creare un terreno fertile alla malavita organizzata”. 

Di che cosa ha bisogno il cinema italiano oggi per tornare agli antichi fasti?

“Il grande cinema non esiste più, i grandi produttori non ci sono più. Chi investe preferisce farlo sui kolossal o remake, dove si va a colpo sicuro. Scarseggia la sperimentazione, si è passati dalla pellicola al digitale e da sale da cinema di mille posti a internet e pay tv. Il cinema si è trasformato più che evoluto, viene servito a domicilio e si può visionare con un semplice click… la sala cinematografica è ormai una scelta mirata. Un tempo, non tanto lontano, era una consuetudine”.

A quali altri progetti si sta dedicando?

“Stiamo lavorando, grazie anche all’aiuto degli Enti governativi, ministeriali, alle associazioni, fondazioni e tanti altri, per sostenere questa mia idea, innovativa per il sociale. Un progetto triennale che partirà proprio il 25 gennaio del 2020 con la prima rassegna “Da Sempre più di Prima”, Cinema-Letteratura- Legalità, la prima tappa sarà a Catania nella mia città dove sono nato e cresciuto, seguiranno Roma e Milano . È molto significativo farla partire proprio dalla mia amata terra. Inoltre, grazie a questi accordi e intese raggiunte, nell’arco di questi tre anni, a partire dal 2020, sono inclusi tre progetti filmici, basati sempre su tematiche sociali. Tre prodotti che ci vedranno impegnati nelle riprese in alcuni capoluoghi italiani, tre progetti destinati alla visione per alunni e docenti. Gli ultimi due di questo ciclo produttivo  saranno destinati alla visione del pubblico: il penultimo destinato al cinema e l’ultimo tramite una Tv nazionale. Non solo. Ultimamente abbiamo siglato un accordo di sinergia con un prestigioso festival del cinema in Brianza. Il lavoro non manca. Devo ringraziare le istituzioni ministeriali, alcune associazioni ed enti territoriali per il grande sostegno ricevuto. Senza dimenticare le persone a cui devo tanto, quelle che hanno dato una svolta significativa e positiva alla mia vita, alle quali dedicherò un mio pensiero nella conferenza stampa che stiamo allestendo. Tutto ciò affinché cinema, letteratura e legalità possano restare inscindibili, anche se l’arte – intesa come concetto nella sua essenza – affonda le radici nella libertà d’espressione e nel “politicamente scorretto”. L’arte deve onorare la legalità e ogni figura lavorativa che ne fa parte, dalle assicurazioni per gli infortuni ai contributi per la pensione. L’arte ha il dovere della legalità, dall’altra parte lo Stato ha il dovere di sostenere l’arte e gli artisti che molto spesso sono bistrattati e abbandonati a se stessi”.

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