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Interviste

Anni ’60 evergreen: intervista a Michele

Alberto Nano

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Michele Maisano

Michele Maisano è uno dei  cantanti più famosi degli anni Sessanta nati in quel mondo creativo irripetibile che fu Genova.

I suoi più grandi successi tra cui “Se mi vuoi lasciare” e “Dite a Laura che l’amo” hanno fatto il giro del mondo e ancora oggi restano pezzi emblematici degli anni d’Oro della discografia italiana. 

Ha collaborato con i grandi nomi della musica italiana, come Fabrizio De Andre’, Sergio Endrigo, Francesco Guccini, Bruno Lauzi, Roberto Vecchioni, Enzo JannacciLuigi Tenco.

Ha lavorato in Francia, Messico, Giappone, Germania, Romania, Canada , America Latina e ancora oggi Michele è costantemente in tournée in Italia e all’estero.

Dal carattere riservato e schivo, Michele Maisano ci ha concesso questa rara intervista, aprendo le porte della sua bella casa a Carcare (Sv), portandoci proprio nel suo studio di registrazione, un autentico tempio con centinaia di album, musicassette, cd, una biblioteca sconfinata dove si vive di musica e per la musica. 

Michele, gli Anni ’60 in musica, un’epoca senza tempo e per molti aspetti irripetibile: qual è stata la ricetta per questo successo? 

Era un periodo da favola: il rock and roll faceva ballare, il lento faceva innamorare. Ho vissuto Genova nel periodo dei grandi artisti, tantissime serate, novità e innovazione.

E’ stato il Rinascimento della musica leggera.

A Genova gli americani portavano i dischi in vinile che andavano per la maggiore ma ascoltavamo anche i grandi autori francesi dando vita ad un crogiolo unico di sperimentalismo.

Qui nacquero i grandi cantautori! Ci sfidavamo a colpi di successi e avevamo musicisti incredibili per gli arrangiamenti: alle spalle dei cantanti c’erano grandi autori e grandi musicisti.

Da questo ambiente così bello nascevano lavori unici che facevano dell’Italia un grande esportatore di musica, a differenza di oggi: basta accendere la radio per capire che al 90% siamo colonizzati da musica estera.

Forse l’ultimo grande esempio di artisti giovani che hanno esportato la propria musica è il Volo. 

Hai mai partecipato ad un talent?

No e non lo farò: non è il mio mestiere fare il giudice. 

Guardi la tv? 

Non molto, salvo film e documentari. 

Hai una voce da trentenne, potente e immutata nel tempo: molti ti hanno paragonato ad Elvis Presley! Come hai fatto a mantenere la voce così allenata?

Cantando e allenando il “muscolo” voce praticamente tutti i giorni. Poi 30 anni di orchestra da ballo con oltre 200 serate all’anno sono stati la palestra per non perdere mai l’allenamento. 

Qual è stato un momento della tua carriera dove la musica ti ha colpito moltissimo? 

E’ capitato tanti anni fa: dopo uno spettacolo ero in autogrill con i miei musicisti, alle 4 di mattina. Prendevo il caffè e da una radiolina sentii per la prima volta Georgia on my mind di Ray Charles: ebbi un’estasi musicale. Sono passati tanti anni ma quell’emozione non l’ho mai dimenticata. 

Qual è stato invece il palco che ti ha emozionato di più? 

Sicuramente l’Ariston ma ancor di più l’Olympia di Parigi, il tempio della musica. 

E il luogo più lontano dove hai portato la tua musica? 

 Sicuramente il Giappone dove feci una tournée di un mese. 

Oggi che cosa fai? 

Continuo a fare le serate e gestisco il mio Bed&Breakfast “Se mi vuoi lasciare” a Carcare (Sv).  Passano gli anni ma le richieste di spettacoli sono sempre tante, quindi per ora non prevedo uno stop. Poi mia moglie è una spalla che mi da sempre energia e voglia di fare!

C’è mai stata una canzone che avresti voluto cantare?

Te lo leggo negli occhi ma ho commesso anche tanti errori! Pensa che rifiutai Cuore matto e Dio come ti amo! Furono due errori che commisi  perché non mi piacevano! 

C’è un programma TV che vorresti rifare? 

Mi è piaciuta molto l’esperienza che feci a Buona Domenica per 5 anni con Maurizio Costanzo. 

Si parla di mercato discografico in crisi, musica liquida, la scomparsa dell’album stesso: come vivi questa situazione? 

Purtroppo internet è un grande contenitore: da un lato è positivo perché rende la musica universale, ma genera anche confusione.

Forse prima il pubblico aveva possibilità di scegliere tra lavori selezionati.

Poi la scomparsa dei dischi, la pirateria e il rendere la musica un prodotto senza materia creano un ambiente dove  è sempre più difficile vivere di musica.

E’ un grande impoverimento globale: oggi un artista come De Andrè non potrebbe più emergere, a mio parere.

Fare le belle parole è un mestiere, dice Mogol, così come fare bella musica: richiede tempo, sacrifici e investimenti. 

Se non avessi fatto il cantante oggi dove saresti? 

Avrei concluso l’Istituto nautico e avrei navigato ma in fondo il mondo l’ho girato lo stesso!

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