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Internet e le riviste cartacee

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Come è cambiato il modo di fare notizia

C’è stato un tempo in cui le notizie di ogni genere, dalla politica al gossip viaggiavano esclusivamente sulla carta stampata e giornali e riviste erano gli unici depositari della richiesta di informazioni quotidiane del pubblico.

L’avvento della televisione non ha modificato più di tanto gli equilibri anche perché se da un lato i telegiornali entravano nelle case della gente con più facilità, dall’altro l’unica maniera per poter avere un minimo di controllo sul quando informarsi era quella di fare affidamento sulla carta stampata.

Il vero punto di svolta è avvenuto con l’esplosione di internet: l’era degli smartphone ha messo a disposizione di tutti, in qualsiasi momento della giornata, qualsiasi genere di notizie e approfondimenti (comprese le pericolose fake news).

A questo punto, si può dire che ha ancora senso la carta stampata?

Modi diversi per fare notizia

Internet ha avuto il grande pregio di aprire le porte della conoscenza a tutti, consentendo a chiunque avesse una connessione sulla rete di accedere ad ogni genere di contenuto creato (e ancora da creare, aggiungerei).

Di contro, ha dato la possibilità anche alle persone meno accreditate di portare la corona d’alloro.

Non che solo gli scrittori e i poeti siano gli unici in grado di parlare su internet e sulla carta stampata, ma un giornalista che fa bene il suo lavoro riesce a filtrare le informazioni che gli arrivano sicuramente meglio di una persona che ha un’occupazione diversa nella vita. 

Albert Einstein diceva: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a sentirsi stupido”.

Ora, in questo caso nessuno giudica nessuno, ma ovviamente non ci si può inventare giornalista dall’oggi al domani senza abbassare in molti casi la qualità del prodotto offerto (ma lo stesso discorso vale anche per medici, avvocati, artigiani, operai etc.).

Questo è quello che per qualche tempo è avvenuto nel mondo dell’informazione democratica dell’era digital, con una grande confusione da parte della stampa tradizionale.

Per qualche tempo, infatti, i giornali e le riviste non hanno saputo come comportarsi con i nuovi mezzi di comunicazione, tenendo in molti casi un comportamento opposto: alcuni visionari hanno intuito subito che bisognava integrare queste piattaforme comunicative (dai siti internet ai social media) nella strategia editoriale tradizionale,  andando all’occasione anche ad adattare lingua e contenuti; altri invece hanno faticato a tenere il passo con la rivoluzione digital. 

La virtù sta nel mezzo

La massima della filosofia scolastica medievale “In medio stat virtus” (che potremmo tradurre come “la virtù sta nel mezzo”, ma anche “nella moderazione”) spiega alla perfezione quello che è successo in questi anni: da una situazione di conflitto si è giunti a una specie di armistizio. Il trucco? Dividersi il mercato per non prestarsi reciprocamente i piedi.

Ecco allora che dopo anni in cui la carta stampata è stata vista dal grande pubblico come un reperto d’altri tempi ormai desueto, ci si è accorti nuovamente del valore di un pezzo scritto bene.

Ecco allora che, se i quotidiani si tengono aperte entrambe le possibilità (magari con differenze nei contenuti e nelle tirature più limitate delle versioni cartacee), le riviste si specializzano nel loro settore: non gli si chiede più di rivaleggiare con la veloce schiettezza di internet, ma di presentare argomenti e articoli completi, curati e che diano un’informazione più complessa. 

Le riviste settimanali più famose diventano il luogo degli approfondimenti sfruttando la potenza del network come vetrina per giungere alla versione stampata: ogni pezzo pubblicato vive tanto inserito all’interno dell’edizione fisica quanto su internet. 

Proprio questa duplice natura è la grande conquista dell’editoria moderna: se sulla rete ci mettiamo in passerella come se fossimo alle grandi sfilate di New York, Parigi o Milano, è solo con l’acquisto del volume cartaceo che abbiamo effettivamente fidelizzato il lettore. 

Vi chiedete se sia meglio la versione cartacea o digitale?

Vi rispondo con un’ultima considerazione personale: comprare una rivista in formato elettronico va bene se siete sempre di corsa, presi dalla frenetica vita di questi tempi e non volete caricarvi oltre di pesi in più, ma sfogliare le pagine stampate di un periodico vi permette di avere un prodotto tangibile frutto del lavoro e dell’impegno di scrittori, grafici, pubblicitari, editori, tipografi etc. 

A questo punto vi lascio io con un quesito: avete mai provato quel leggero, a volte impalpabile moto di stizza notando un qualche refuso o sbavatura mentre sfogliavate il vostro magazine preferito, quando siete stati totalmente indifferenti ai peggiori orrori di italiano su internet?

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egidio
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