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Interviste

Imprenditoria sul web: intervista a Mik Cosentino

Bruno Bellini

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Quando si parla di imprenditoria sul web è impossibile non pensare a Mik Cosentino.

Ex nuotatore professionista con un passato tra la nazionale italiana e i giochi olimpici sfiorati, oggi divenuto milionario proprio grazie alla sua capacità di guadagnare tramite la rete. 

Si deve a lui il neologismo di “infoimprenditore”: una figura capace di sfruttare al massimo i meccanismi dell’Internet marketing per digitalizzare e automatizzare un business online fino al 90%, perseguendo lo scopo di garantirsi un profitto ricorrente in maniera automatico, diminuendo al contempo in maniera sensibile le ore di lavoro attivo. 

Mik è un imprenditore della Rete, in libreria con un nuovo libro edito da Mondadori in cui spiega tutte le potenzialità dell’«infobusiness».

Sei tra i fautori del lavoro legato al web: come nasce la tua storia?

La mia storia nasce in seguito ad un infortunio, che ha posto la parola fine alla mia carriera da nuotatore professionista.

L’attività agonistica mi ha dato soddisfazioni impagabili, penso alle vittorie nei campionati italiani, le presenze in nazionale e una qualificazione alle Olimpiadi sfumata per un solo decimo di secondo, ma soprattutto mi ha reso ciò che sono oggi: combattivo e competitivo fino al midollo, determinato ad essere la miglior versione possibile di me stesso un giorno dopo l’altro.

Le spese di tutti i giorni mi hanno costretto a reinventarmi, così ho studiato giorno e notte, intravedendo alla fine di quel percorso la possibilità concreta di guadagnare attraverso internet.

Ho sviscerato in maniera maniacale l’infobusiness, cioè l’individuazione di un problema e la creazione della sua soluzione attraverso strategie digitali.

Esistono degli step ben precisi per sfruttare la propria competenza o talento per trasformarla in una fonte automatica di guadagno, e sono quelli che spiego dettagliatamente all’interno dei miei corsi.

Questo mi ha portato alla creazione di Infomarketing X, un innovativo progetto di formazione sul quale sto investendo centinaia di migliaia di euro; voglio poter seguire i miei clienti in maniera esclusiva, mettendo a loro disposizione tutti gli strumenti che hanno aiutato me a rendere le mie passioni un lavoro molto redditizio.    

Dalla mia esperienza è nato anche un libro, oggi best-seller, che è “La bibbia dell’infobusiness”, edito da Mondadori.

La strada del web non è sempre scorrevole ma è anche ricca di insidie e imprevisti. Ti sono mai capitati e come li hai risolti nel caso?

Studiando e investendo.

Mi sono ispirato a chi aveva già affrontato e risolto quegli stessi problemi prima di me e ho investito i soldi che ho generato acquistando informazioni di valore fondamentali per superare le avversità incontrate.

Associare il guadagno online ad un percorso semplice è una banalizzazione assoluta e molto rischiosa, perché lontana dalla realtà.

Il vero paradosso è che realizzare sul web l’equivalente di uno stipendio medio italiano, mettiamo 2000 euro al mese, è veramente facile; ma prima che lo diventi bisogna acquisire maestria e competenze consapevoli.

Il lavoro sul web è senza dubbio tra i più ambiti ma, di certo, non per tutti. C’è un segreto per poter arrivare al successo?

Se il lavoro sul web non è per tutti, e sulla carta lo sarebbe, dipende da una sola ragione: quante persone sono disposte ad avere un’attitudine orientata al sacrificio e al miglioramento costante di sé stessi?

Alla base del successo, sia online che a offline, c’è la volontà ferrea di evolversi in positivo sul piano fisico, mentale, di competenze.

Guadagnare con internet non è da tutti perché queste caratteristiche non sono da tutti.

Nel prendere coscienza di come sia necessario migliorarsi, ogni singolo giorno, si dimostra a mio avviso la più alta forma di intelligenza possibile.

Cosa pensi dei giovani che ambiscono a fare gli influencer?

Penso che sia un’ambizione sbagliata e in fondo anche un po’ superficiale, se interpretiamo il termine “influencer” come colui che esibisce sui social network contenuti il più delle volte mediocri e poveri di sostanza.

Gli aspiranti influencer di oggi sono emuli di Chiara Ferragni e Mariano Di Vaio, due modelli assolutamente non replicabili e che costituiscono l’eccezione, mai la norma.

Tutti quelli che seguono, anche quando hanno numeri importanti, sono la scrematura elitaria di decine di milioni di persone che ci provano.

La percentuale di successo è infinitesimale.

Se per influencer intendiamo invece categorie di persone che lavorano per una nicchia di persone, abbiamo trovato la chiave di volta.

A modo mio anch’io lo sono; non un influencer globale, di quelli del mass market per intenderci, ma piuttosto del mio settore.

Sono in grado cioè di persuadere e influenzare a fin di bene i processi decisionali del mio pubblico specifico.

Lo sono, però, perché ho un prodotto di valore da presentare.

La differenza è tutta qua.

Prima di poter anche solo aspirare ad influenzare chicchessia, dobbiamo essere sicuri di aver intrapreso un certo tipo di percorso fatto di miglioramenti costanti e duro lavoro che ci garantisca un valore aggiunto col quale poi agire sugli altri.

Web e blogging: può essere una strada fruttifera a livello economico?

Dipende, sicuramente non più come un tempo.

Un sito classico non è più spendibile sul mercato, perché i social network hanno rivoluzionato il panorama e mutato in profondità il modo in cui intendiamo la rete.

Fino a pochi anni fa il seo e la ricerca organica apparivano come strumenti futuristici, oggi vince chi riesce ad investire più soldi in maniera intelligente.

Non per fare brand awareness, dunque, ma per innescare un circolo virtuoso i cui beneficiari siamo tanto noi quanto il pubblico a cui ci rivolgiamo.

Fare blogging oggi è anacronistico oltre che complesso, a meno che non si riesca ad intercettare le esigenze di una nicchia ben precisa e dare un taglio diverso alle notizie.

E soprattutto bisogna fare i conti con la velocità che anima il web.

Per incuriosire il lettore si hanno 4 secondi, esattamente come per le trattative telefoniche: se nei primi istanti non riusciamo a catturare la sua attenzione, è quasi matematico che esca fuori dalla pagina e forse non ci farà più ritorno.

L’obiettivo dev’essere quello di usare il web e il blogging soltanto dopo aver pianificato in maniera chiara cosa vogliamo vendere e a quali clienti.

In caso contrario non c’è una singola chance che questo possa funzionare sul piano economico.

Hai fatto tanta strada e tanta gavetta: se ti guardassi indietro c’è qualcosa che rifaresti? O qualcosa che non hai fatto?

Rifarei tutto esattamente nella stessa maniera, sono fiero del mio cammino e dei bellissimi successi a cui mi ha condotto.

Il più grande rimpianto, in quanto a cose non fatte, rimane senza dubbio la partecipazione olimpica.

Un decimo di secondo mi ha impedito di accedervi, ma anche quest’esperienza ha contribuito a forgiare la personalità che oggi mi consente di ottenere certi risultati.

Cosa consiglieresti a Lifestyleblog.it per “crescere”?

Consiglierei di applicare tutto quanto detto finora.

Studiare, avere ben chiari gli obiettivi, migliorarsi, sperimentare, innovare con coraggio e adottare un metodo.

I risultati sono sempre la conseguenza di un lavoro quotidiano e che prima di tutto va applicato a sé stessi, così che il prodotto che offriamo sia il riflesso di ciò che siamo dentro.

Direttore Responsabile Lifestyleblog.it - Classe '81, da Monopoli (Bari). Fondatore e direttore della testata online Lifestyleblog.it, collabora anche per riviste nazionali e locali. Dal 2015 partecipa al Festival di Sanremo come giornalista accreditato e componente della Giuria Stampa. Vincitore del Premio Filottete 2015 che ogni anno premia le eccellenze italiane nell'ambito dello spettacolo e del giornalismo Web & Graphic Designer con la specializzazione in Grafica 3D conseguita a Verona.

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