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Cinema e Spettacolo

Intervista a Carlotta Rondana

Carlotta Rondana ha il fascino delle dive dei grandi tempi. 

E proprio a quelle si ispira costruendo la sua carriera che sembra proprio avere mille sfaccettature dal teatro al cinema.

La ricordiamo diretta da Sorrentino nel film Loro, ricco di riconoscimenti all’ultima edizione dei David di Donatello, in cui veste i panni di Rita Levi Montalcini.

Ma non solo, la Rondana ha una grande passione la scrittura.

Noi di Lifestyleblog.it l’abbiamo incontrata.

 

Da dove nasce la tua passione per la recitazione?

Una domanda per niente semplice, mi fa sentire come quando da bambina qualcuno mi chiedeva  “vuoi più bene a mamma o a papà?”.

Non so dirti precisamente da dove nasce questa passione, potrei raccontarti diversi episodi che sin da piccola erano considerabili come “sintomi”, l’amore per il cinema, le battute dei film preferiti a memoria, la passione per le storie, gia dall’eta di 8 anni non sarei mai potuta andare a dormire senza conoscere la fine di un racconto o di un film, ma onestamente il momento esatto non saprei identificarla, però posso dirti che quando faccio il mio lavoro mi sento felice.

 

Quando hai realmente capito che diveniva lavoro e che obiettivi ti sei posta?

Ci insegnano che il lavoro è qualche cosa che serve per il sostentamento della realtà materiale, e chi fa un lavoro come il mio può avere il privilegio di fare del suo più grande impegno per sostenere la sua vita materiale.

Anche il suo più grande impegno per soddisfare e nutrire aspetti molto più intimi dell’animo, che nello svolgere altri lavori non trovano molto spazio.

Non ho mai  riflettuto identificando un momento in cui definire quello che faccio per vivere un lavoro, indiscutibilmente lo, sotto molti aspetti diversi.

Obiettivi, tanti, uno tra gli altri ridere più che posso, ed è un obiettivo pretenzioso, altro è riuscire a scegliere strade che facciano di ogni esperienza professionale un motivo di realizzazione e divertimento e poi, il mio obiettivo è quello di diventare una Diva, tanto, ma non solo perché voglio essere un’  attrice teatrale e cinematografica che abbia raggiunto grande notorietà, voglio avere la possibilità di rappresentare immagini belle e poterle far ascoltare e riconoscere, sia attraverso un personaggio che attraverso le mie parole.

La tappa senza cui forse non avrei avuto l’occasione di cominciarlo, è sicuramente l’incontro con una coach dell’ actors studio che quando avevo quindici anni, mi chiese se potessi essere interessata a frequentare un workshop con lei.

Dire sì a quell’incontro, è stata un’intuizione felice, un primo passo ma senza il quale non avrei provato l’emozione di stare sul palco del teatro Goldoni di Venezia, del Carcano di Milano e poi Roma, Palermo, Torino ed i loro grandi teatri.

Indimenticabili anche la prima tournée iniziata da Campobasso “dove peraltro si mangia benissimo”. Ho fatto tante esperienze bellissime grazie  al mio lavoro, mi sono trovata a vivere per un po’ nella realtà della commedia musicale e del musical, ho imparato a tirare di scherma e altre cose, ciascuna di queste mi sento di dire, è stata importante, perché mi ha dato un passo in più per avere il coraggio di osare e migliorandomi, senza far mancare una giusta dose di incoscienza, dire sì ad occasioni importanti.

Non voglio e non posso far mancare tra le esperienze professionali importanti per me, la collaborazione con Fabrizio Nardi e Nico di Renzo, del duo comico Pablo e Pedro che mi hanno scelta per essere con loro protagonista in uno spettacolo vivo tra cabaret e commedia.

 

Essere donna, attrice donna pone più limiti o apre a più scenari?

Essere donna, wow , attrice donna. Credo che essere donna di per se, sia già una meravigliosa opportunità, se non altro perché non si ha l’onere di essere maschi. Essere uomini credo sia difficile, si nasce e già si viene caricati di responsabilità e doveri, solo per natura di genere, e chiaramente non si è pronti, insomma nessuno nasce pronto.

Forse noi donne non veniamo investite dello stesso peso dalla realtà sociale, ma è importante , nel percorso, farci carico di responsabilità, una tra tutte, quella di essere femmine ed  intelligenti prima ancora di qualunque altra cosa. Perdona questa lunga premessa per cercare di rispondere alla tua domanda, ma è un quesito che mi sono posta tante volte e credo che una delle cose più belle che mi sia capitata nelle vita, sia proprio quella di essere femmina. Non credo di vivere in un mondo di uomini, tutto al maschile, per cui il fatto di non esserlo possa configurarsi come un valore o un difetto, credo però di muovermi  in una realtà in cui gli uomini hanno proposto delle norme che sono state accettate anche dalle donne. Credo che noi donne, proponendo un’immagine femminile sempre più consapevole, non cercando di essere uomini, potremmo non doverci più domandare se l’essere donna in una qualunque professione, come ad esempio l’attrice, possa o debba essere un limite o uno strumento d’accesso prioritario.

 

Sei stata nel cast di Loro di Sorrentino, cosa ricordi di quell’esperienza?

Trovarmi sul set con un regista come Paolo Sorrentino è stata un’esperienza affascinante, a priori per la possibilità di un confronto con una realtà professionale di alto livello, a posteriori perché osservare Sorrentino sul set è stato divertente ed interessante.

Scrutarlo lavorare con altri attori, dirigere e studiare le scene, guardarlo cercare diversi punti di vista spostandosi per il set  era un vero spettacolo.

É risultato ad i miei occhi un artista di grande simpatia ed ironia oltre che indiscusso talento (ma non serve che lo dica io).

Lavorando ad una scena in particolare, uno degli ultimi giorni di riprese, sarà che vestivo giocosamente i panni di Rita Levi Montalcini, o che il testo che dovevo recitare presentava eccessi divertenti, ma l’esperienza di quei giorni mi è apparsa sorridente, emozionante ed intensa. Con me porto un bel confronto umano e professionale.

 

I rumors ci anticipano l’uscita di un tuo romanzo, puoi condividere di più con noi di Lifestyleblog.it?

Sono molto felice di condividere con voi qualche cosa di questa nuova esperienza da scrittrice.

Mi viene da sorridere, ho chiamato il libro “Fogli su cui ho scritto cose” ed in seguito “manoscritto” per lunghissimo tempo e quando qualcuno della casa editrice si rivolgeva a me come “ L’autrice” mi giravo  pensando ci fosse dietro di me qualcuno, nel caso specifico un’autrice.

Diciamo che ci ho messo un po’ ad acquisire familiarità con questa bella realizzazione. Non so parlare del mio libro, Quando mi hanno chiesto in che categoria lo metterei il mio libro, ho pensato che potrebbe definirsi un romanzo di formazione per adulti, scritto da qualcuno che ha solo da imparare.

Molo23 il mio libro, racconta un universo di solitudini che si sfiorano incoscienti al molo 23, un qualunque molo di una qualunque città sul mare . Alcune vite  raccontano anche nelle loro miserie una storia che vede tutti protagonisti e sfondo, dove l’eroe è l’occhio che osserva. Parla di gente, di quanto la realtà umana di ciascuno sia evidente dai suoi piccoli gesti.

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Redazione
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